No all’insegnante di sostegno in classe per bambini con DSA e no al bambino stabilmente l’unico vicino alla cattedra: l’ineguaglianza senza equità si paga con una carenza cognitiva.
È finito un altro anno scolastico. Un altro anno a riprova e riconferma di quanto da anni vado dicendo. Ovvero che lasciando liberi i bambini e dandogli fiducia, apprezzandoli e stimandoli per ciò che riescono a fare, proponendo equità, anziché uguaglianza e sostegno individuale, ci sono buoni risultati anche per chi dimostra avere più difficoltà degli altri.
Nonostante questo, nonostante l'evidenza di una capacità di riuscita di questi bambini, se hai la formazione mentale di chi pensa che gli studenti vadano plasmati, indottrinati, curati perché malati, si riscontra una totale incapacità dell’adulto di ammettere il progresso e lo sviluppo cognitivo di questi alunni.
Allora succede anche, che se voglio mettere un voto realistico a un mio bambino diagnosticato, ma che ha raggiunto risultati non sperati e pensati impossibili, mi si rimproveri che con un PDP avrei potuto alzargli il voto in pagella. Mi domando: ma non è forse meglio un voto più basso ma meritato, che uno più alto ma dato solo per un pezzo di carta?