venerdì 13 maggio 2022

Quando all'insegnante arrivano i capelli bianchi

Quando all'insegnante arrivano i capelli bianchi

Ho un gruppo su Facebook chiamato “Io sto con gli studenti” perché in effetti io sto sempre dalla parte degli studenti. Quando un discente va male a scuola, la causa è dell'adulto genitore o insegnante che sia. È però vero, che chi non insegna, non può immaginare e comprendere un certo sentire dei docenti che a volte possono passare, guarda un po’, anche per vittime. 

Una dirigente scolastica un giorno mi disse che come insegnante quello che più l'ha fatta soffrire è stato subire insulti da parte degli studenti, soprattutto a fine carriera. “Sei una babbiona”, è l'insulto più frequente quando si arriva ad avere qualche capello bianco. Ma gli insulti iniziano molto prima dell'arrivo dei capelli bianchi. Schernire l'insegnante è pratica, e a volte prassi frequente, fin dalle prime classi delle scuole primarie. Non fare ciò che l’insegnante dice deridendola, è anche questa cosa abbastanza frequente. E non c'è bisogno di essere avanti con l’età, basta essere. E questo più o meno tutti i giorni. Questo perché qualche famiglia non crede nell'amore dei propri figli e nel rispetto che si può avere solo se i ragazzi, i bambini, sono abituati ad averlo, a vederlo e a sentirlo come proprio. 

Perciò sì, sono ancora dalla parte degli studenti, ma consapevole che ci sono molte brutte famiglie e che i docenti, fortunatamente, sanno quali sono. 


Dr.ssa Tiziana Cristofari

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lunedì 25 aprile 2022

Facilitatori e barriere a scuola: come ostacoliamo i nostri bambini. Parte VII

 


LEZIONE 7 – 10 GENNAIO 2022 

La settima lezione del mio corso di pedagogia proseguiva il discorso sul PEI iniziato nella lezione precedente, affrontando l'argomento dei facilitatori e delle barriere. 

Per facilitatori e barriere si intendono, in ambito scolastico, tutti quegli elementi capaci di favorire o inibire l’apprendimento, la partecipazione e il benessere dello studente. Di ogni studente, sia esso portatore di un qualsiasi handicap o con funzionamento normale. 

Ci è stato illustrato come, in presenza di facilitatori adeguati, un bambino con deficit importanti possa raggiungere una performance soddisfacente. E come, al contrario, l'intervento di barriere, innescando atteggiamenti di rifiuto, evitamento e blocco emotivo, possa risolversi in una performance deficitaria anche in condizioni di assoluta normalità di funzionamento.

sabato 9 aprile 2022

Il diritto di sbagliare, il bisogno di riparare


La classe è una prima. L'ho presa al secondo quadrimestre e già avevano il terrore dell’errore. Sto lavorando affinché i bambini si possano concedere di sbagliare, ma ti guardano sempre perplessi quando dici loro che sull'errore si può fare una riga sopra.

Ti rispondono che si può cancellare e che, se non si può, lo si può eliminare facendo uno scarabocchio, oscurando completamente l'errore affinché non si comprenda più cosa si è sbagliato. Deve sparire, non deve essere visibile. Non deve esistere.

Mamma me lo fa rifare fino a quando non è perfetto.

A Mamma non piacciono le cancellature. 

A Mamma non piacciono i pasticci sul quaderno, mi strappa il foglio. 

La maestra che c’era prima non voleva pasticci.

La maestra che c’era prima me lo faceva cancellare.

E tu resti senza parole per questi bambini che non possono sbagliare, che devono essere perfetti fin da piccolissimi, che devono sapere tutto prima che la maestra lo proponga in classe. Eccoli lì i bambini insicuri o i capricciosi o gli aggressivi o i presuntuosi che tutto sanno perché niente sbagliano o niente possono sbagliare. Eccoli lì i piccoli adultizzati, incapaci di essere bambini, ma convinti di essere perfetti.


Chi sa fa, chi non sa insegna. E guarda un po’, la maggior parte degli adulti vuole insegnare…


Dr.ssa Tiziana Cristofari

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domenica 27 marzo 2022

ICF, PEI, inclusione... e quello che non fa la scuola! Parte VI

 


LEZIONE 6 – 23 DICEMBRE 2021 

La mia docente aveva introdotto le lezioni sul PEI avvisandoci che l'argomento sarebbe stato più noioso del solito. Io però non sono riuscita ad annoiarmi, anzi ho trovato il primo dei tre incontri previsti eccezionalmente interessante, perché mi è sembrato un punto di raccordo di molti degli argomenti trattati finora, e perché mi ha fornito illuminanti spiegazioni a tante avventure-disavventure scolastiche mie e dei miei figli. Ho capito ad esempio da dove viene la risposta delle insegnanti del mio ragazzo che, quando Filippo frequentava la prima elementare, mi dissero convinte che la scuola doveva omologare i bambini: direttamente dal secolo scorso! Da quel modello medico-individuale che considera l'organismo alla stregua di una macchina che, se presenta anomalie, va riparata, e l'intervento educativo come uno strumento teso a normalizzare il bambino con disabilità, correggendone i difetti. Al fine di raggiungere questo nobile scopo, i bambini all'epoca venivano segregati in istituti a loro dedicati, allontanati dagli affetti e dalle famiglie, identificati totalmente con la loro disabilità, come se - oltre all'errore da correggere - non avessero altre peculiarità e bisogni, come se addirittura non fossero persone, ma solo portatori di un handicap. 

mercoledì 23 marzo 2022

Non più capaci di pensare

Bambini che sanno parlare perfettamente, che capiscono benissimo ciò che gli viene detto, ma che al momento di ascoltare una storiella, non sanno più raccontare cosa hanno ascoltato.

C'è una grossissima problematica in tal senso. È sotto gli occhi di tutti di come i bambini ascoltino poco gli adulti. Ci lamentiamo del loro comportamento, del fatto che i genitori dicono loro di fare qualcosa, di essere in un certo modo, ma di vedere poi però i propri figli fare tutt’altro. La domanda è, perché? Perché non sono stati educati? Perché vivono un disagio? Perché hanno difficoltà cognitive? O piuttosto perché il loro pensiero non è abituato a concentrarsi sulla cosa che si sta facendo, dicendo, guardando, imparando…

domenica 6 marzo 2022

Ogni volta che mi arrabbiavo e alzavo appena la voce o ogni volta che piangevo disperata, correva a chiudere la finestra… Gioie, dolori, paure, rabbia e frustrazioni di genitori, insegnanti e operatori OEPAC. Parte V

Ogni volta che mi arrabbiavo e alzavo appena la voce o ogni volta che piangevo disperata, correva a chiudere la finestra…

LEZIONE 5 – 20 DICEMBRE 2021 

La quinta lezione del mio corso di pedagogia è stata come un colpo di vento che ha disseminato per tutta la stanza fogli e fogli di emozioni, certezze, schemi comportamentali e ricordi lontani faticosamente ordinati negli anni. Vederli volare via dalla scrivania è stato angosciante, e tuttora nella mia stanza c’è un caos che impone di fare ordine daccapo. Ma sono contenta di aver aperto la finestra a quel vento nuovo e avergli permesso di creare scompiglio in un assetto rigoroso e invariato da tempo, più per pigrizia che per soddisfacimento. 

A colpirmi particolarmente è stata la parte dedicata alle emozioni e al loro ruolo nello sviluppo del bambino e della percezione che ha di sé, che in un attimo mi ha riportata a quando ero bambina. 

Quanta tenerezza nel rendermi conto che tutti quei “che sarà mai?, non è niente, non fare così, non devi pensare certe cose” erano in realtà rifiuti severi al mio mondo interiore, segni rossi sui miei tentativi di sentire l’altro, di comprenderlo e di mettermi in relazione con lui! 

domenica 20 febbraio 2022

Cosa succede quando la dislessia, la disgrafia, la discalculia e la disortografia non ci sono? Gioie, dolori, paure, rabbia e frustrazioni di genitori, insegnanti e operatori OEPAC. Parte IV


LEZIONE 4 – 17 DICEMBRE 2021 

Nella quarta lezione del mio corso di pedagogia abbiamo parlato di strumenti compensativi, cioè quegli strumenti che dovrebbero aiutare gli alunni con deficit a migliorare la prestazione specifica nella quale mostrano una difficoltà. 

In passato, una dottoressa me ne parlò come di un paio di occhiali. E, giocando con questo parallelismo, fece un discorso apparentemente molto bello secondo il quale, tanto lo studente interessato quanto i suoi compagni, vanno aiutati a capire che lo strumento è usato per compensare una carenza reale. Che non facilita dunque in alcun modo lo studente che ne fa uso rispetto agli altri e che per questo non deve essere motivo né di imbarazzo da un lato, né di risentimento dall’altro. 

In questa ottica, lo strumento compensativo, esattamente come un paio di occhiali, permetterebbe allo studente con un deficit di lavorare nelle stesse condizioni degli altri, attuando splendidamente quel concetto di equità al quale mi sono tanto affezionata qualche ora di lezioni fa. 

Dico, molto onestamente, che a me il discorso aveva convinto. E senza generare alcun tipo di dubbio. 

Ma, dal mio confronto con quella dottoressa ad oggi, sono trascorse quattro lezioni di pedagogia che hanno stravolto il mio modo di vedere le cose, rendendomi molto più critica. 

venerdì 18 febbraio 2022

Perché mio figlio non ascolta





Una delle situazioni comuni che più mi inquietano nelle classi della scuola primaria è vedere che i bambini non sanno ascoltare le storie. 

Non imparare ad ascoltare le storie divertenti e adatte all’età dei bambini, porta a varie conseguenze: innanzitutto non capire ciò che dicono gli adulti quando spiegano qualcosa (ad esempio una lezione a scuola), non ascoltare i propri genitori quando parlano (ad esempio quando chiedono di eseguire un servizio), non ricordare ciò che gli viene detto, perché se non si ascolta difficilmente si possono ricordare le cose.

sabato 5 febbraio 2022

Sgridato e spaventato, convinto di non essere capace. Gioie, dolori, paure, rabbia e frustrazioni di genitori, insegnanti e operatori OEPAC. Parte III

Sgridato e spaventato, convinto di non essere capace

LEZIONE 16 DICEMBRE 2021 

La terza lezione di Pedagogia è stata veramente difficile per me, eppure avrei voluto non finisse così in fretta. 

La lezione precedente mi aveva restituito la sensazione triste che nelle scuole spesso non si applicano le conoscenze pedagogiche che possediamo e che si offrono agli studenti esperienze peggiori di quelle che si potrebbero offrire loro. 

Questa, nella sua prima parte, approfondisce un aspetto che era stato solo accennato: i tanti, troppi, sempre più numerosi casi di problemi di apprendimento sono in larga misura causati da errori degli insegnanti e della famiglia. 

Errori dovuti a un metodo di insegnamento -quello globale- sbagliato, scelto per seguire una moda, o perché meno faticoso da applicare, piuttosto che per i risultati ottenuti. Errori dovuti all’incapacità dei docenti di mettersi in discussione, di riconoscere lo sbaglio, di fare un passo indietro, di trovare l’umiltà e la voglia di continuare a formarsi. E dovuti, in maniera ancora più colpevole, a un atteggiamento verso l’alunno che non accoglie, non comunica stima, o peggio ancora spaventa. 

È stato così che quella mattina nella mia mente si è formata l’idea di un bambino che tuttora non so smettere di fissare. 

martedì 25 gennaio 2022

Gioie, dolori, paure, rabbia e frustrazioni di genitori, insegnanti e operatori OEPAC. Parte II

Gioie, dolori, paure rabbia OEPAC
LEZIONE 2 - 13 DICEMBRE 2021


“La DIDATTICA è una scienza che seleziona determinati contenuti per fare circolare le idee”.

Così iniziava la seconda lezione di pedagogia del mio corso per OEPAC.

E io, da mamma di un ragazzo in primo Liceo e di una bambina in prima elementare, mi sono chiesta che nome abbia allora quello che viene proposto nelle scuole.

Perché nelle classi, spesso, le uniche idee a circolare sono quelle dei docenti e gli studenti che si permettono di averne di proprie sono considerati ragazzi difficili da gestire.

Non piccoli esseri liberi e sagaci da aiutare a spiccare il volo; ma fastidiosi impedimenti a una lezione già precostituita, unidirezionale, che non ammette aggiustamenti.

martedì 18 gennaio 2022

Gioie, dolori, paure, rabbia e frustrazioni di genitori, insegnanti e operatori OEPAC. Parte I

Gioie, dolori, paure, rabbia e frustrazioni di genitori, insegnanti e operatori OEPAC. Parte I
Sono diversi anni che mi occupo della formazione pedagogica di genitori, educatori, docenti e personale OEPAC (Operatori Educativi per l’Autonomia e la Comunicazione). Quest’anno però ho avuto modo di conoscere in un corso OEPAC donne, ragazze, madri veramente speciali. La società che ha attivato il corso richiedeva delle verifiche contestuali a ogni modulo svolto: pertanto, allo stesso modo in cui affronto il discorso verifiche con i più piccoli, ho lasciato che le mie studentesse potessero esprimere al meglio la loro personalità, lasciandole libere di essere creative e uniche. — Parlo al femminile perché la classe era unicamente formata da donne—. 

Ho ricevuto lavori letterari e artistici bellissimi, mai sperati o immaginati. Quando le persone sono libere di essere, fanno cose eccezionali. Così ho avuto il desiderio di condividere con voi su questo blog il percorso fatto in aula (utile a ogni insegnante e genitore o chiunque si occupi di bambini), visto però attraverso gli occhi della studentessa Francesca Nazzicone che mi ha gentilmente concesso l’opportunità di regalarvi le sue emozioni, che sono diventale le mie e che non vi nego, mi hanno più volte commossa. Pertanto ciò che vi propongo, non è un riassunto delle lezioni piatto e noioso, ma un percorso di emozioni e sentimenti forti, di vissuti a volte personalissimi, trasportati dalla scienza pedagogica e dalla scienza della didattica che, è bene ricordare, sono quasi completamente assenti nelle scuole italiane.

Sono 10 relazioni, imperdibili. Sono 10 pezzetti di vita, unica. Sono 10 pagine di diario che emoziona e fa bene al cuore. Sono 10 pagine che ogni studente si trova o troverà ad attraversare, nella riuscita o nel fallimento del suo percorso. Sono 10 possibilità che ogni insegnante o genitore o OEPAC vivrà prima o poi con i suoi bambini o alunni. Sono 10 opportunità che Francesca ci ha regalato per provare a non sbagliare o a non farlo più.


Tiziana Cristofari


Questa che vi propongo è la prima. Le altre seguiranno a cadenza settimanale, ma saranno sempre ben visibili tutte su ogni pubblicazione.