venerdì 16 luglio 2021

Ho bisogno del pedagogista, non del tutor!

Questo è quello che direbbero i bambini con difficoltà di apprendimento ai propri genitori se ne avessero la possibilità.

Mi capita spesso che genitori, ma anche professionisti esperti, mi chiedano se io faccio da tutor per i bambini con i disturbi dell’apprendimento. Questo capita perché ancora c’è molta confusione sulle competenze del pedagogista.

Provo nuovamente a fare chiarezza anche sulla definizione di tutor e del perché non è una parola che si può accostare al lavoro del pedagogista.

giovedì 8 luglio 2021

Perché dovrei chiedere una consulenza alla pedagogista?

Qualche giorno fa un’amica mi raccontava di aver parlato con una mamma preoccupata per l’andamento scolastico e il comportamento del suo bambino, ma nel momento in cui le ha proposto di fare una consulenza con una pedagogista, lei le ha chiesto perché avrebbe dovuto farlo. La mia amica mi ha guardato e ha concluso che, nonostante mi conoscesse bene, non era sicura fosse stata capace di spiegarle il perché. Allora le ho proposto un esempio che avrebbe potuto riportare in futuro a chi glielo avesse chiesto.

domenica 4 luglio 2021

Non voglio certificare mio figlio

Non voglio certificare mio figlio

“Non voglio certificare mio figlio” mi dicono i genitori che spesso vengono da me. Domando loro perché non vogliono anche se può sembrare una provocazione, e spesso restano senza parole, ci pensano un po’ su e poi, quasi credendo di dire un’assurdità mi rispondono: “perché non penso che mio figlio sia stupido o malato o problematico… o usano altri corretti aggettivi… per descrivere il loro bambino.

giovedì 24 giugno 2021

Non possiamo chiamarci tutti Edison solo perché sappiamo come si accende una lampadina

Non possiamo chiamarci tutti Edison solo perché sappiamo come si accende una lampadina
Siamo ormai tutti (o quasi) diplomati. Questo significa che a scuola ci hanno insegnato a leggere anche se poi non siamo diventati filosofi o a contare, anche se poi non siamo dei matematici.

Ci hanno insegnato la teoria della relatività anche se non siamo A. Einstein o a calcolare il teorema di Pitagora anche se non lo incarniamo. Ci hanno insegnato il corpo umano: quante ossa abbiamo e dove sono collocate, come funziona la circolazione sanguigna, ma non siamo medici. Allora cos'è che fa un filosofo, un matematico, uno scienziato, un medico se non un percorso specifico di studi che lo qualifica come tale? Sono sicura però che il filosofo conosce anche la matematica o viceversa, che uno scienziato in fisica sa scrivere poesie o un avvocato potrebbe fare il romanziere come Steve Berry.

sabato 19 giugno 2021

Nocciolina, la cagnolina che ride

Ho da 6 anni una cagnolina presa al canile quando aveva già 4 anni. L’inizio è stato difficile: non veniva a guinzaglio e se si sentiva minimamente tirare si sdraiava per terra fino a farsi trascinare, mi faceva i dispetti, se riusciva scappava. Aveva preso bastonate e calci fino a spezzarle i denti… 7 kg di peso… uno scricciolo, che però non è servito a evitarle la violenza. Quando l’ho presa era terrorizzata da tutto: dagli uomini, dagli altri cani, dalla fogliolina che cadeva dall’albero. Oggi è una nonnina di una dolcezza infinita, non ha più paura degli uomini, ma è rimasta diffidente. Mi viene dietro senza guinzaglio e ogni nostro sguardo è una vera intesa. 

sabato 12 giugno 2021

La scuola futura: un eccellente inaspettato presidio ospedaliero

La pandemia ci ha lasciati quasi tutti stanchi e un po’ confusi. Ci ha fatto arrivare all’estate con poca voglia di viaggiare, forse anche di uscire. Certo, non per tutti è così. Ci sono quelli che a parte un po’ di restrizioni hanno vissuto questo periodo come un’anomalia tutto sommato accettabile. Non è stata accettabile invece per chi è rimasto senza soldi, per chi ha perso il lavoro, per chi ha subito un lutto, per chi è stato male e non ha potuto avere i suoi familiari accanto e per chissà quanti altri gravi motivi. Ma che importa, in fondo sono sempre una minoranza (anche se dipende dal punto di vista).

Tutti dicevano che le cose sarebbero cambiate; ci si riempiva la bocca e i manifesti di “andrà tutto bene”; si diceva che la sanità sarebbe migliorata, che l’ultimo, non sarebbe forse stato più tanto ultimo. 

Ora il Paese sta riaprendo, e a parte chi non ha voglia di viaggiare per i motivi detti e non detti, molti sembrano che si comportino come se nulla fosse mai successo, e ce lo dovevamo aspettare. Nella paura si dicono tante cose belle e scaramantiche, nei fatti poi se ne fanno tutt’altre. Ad esempio è sotto gli occhi di tutti (almeno di quelli che ne hanno avuto bisogno) come la sanità sia peggiorata, come

martedì 4 maggio 2021

Cosa non è educazione

«Cominciamo con il dire cosa non è educazione.

L’educazione non è organizzare una gita ecologica ed ‘educare’ alla salvaguardia della natura, questa piuttosto è istruzione, conoscenza, sapienza di determinati argomenti fatta attraverso una gita scolastica nella natura.

L’educazione non è ‘educare’ alla giusta alimentazione. Di nuovo, piuttosto è istruire alla conoscenza degli alimenti e alla loro corretta assunzione per un benessere fisico.

L’educazione non è dire ai propri figli di non mettersi le dita nel naso, questo piuttosto è bon ton, è non creare disgusto negli altri.

L’educazione non è dire ai propri bambini di non prendere o peggio, rubare, gli oggetti degli altri, questo è piuttosto rispettare le regole del vivere civile e in comunità.

L’educazione non è dire ai propri figli di usare un linguaggio senza parolacce, che non sia sguaiato; questo piuttosto è galateo, buon gusto, raffinatezza, cultura elitaria o comunque raffinata… vogliamo chiamarla civile?

Anche se nel sentire collettivo tutto questo è considerato ‘educazione’ e difatti quando uno dice parolacce o risponde sgarbatamente si pensa sia un ‘maleducato’ ovvero un educato male, oppure quando mangia troppi grassi si dice che non ha educazione alimentare, ecc., in realtà tutto ciò appartiene alla cultura della persona, non alla sua ‘educazione’». 

martedì 6 aprile 2021

Come ostacoliamo l’apprendimento dei nostri bambini

Come ostacoliamo l'apprendimento dei nostri bambini

Il mio lavoro si sa è poco conosciuto. Si sa cosa fanno gli insegnanti e cosa fanno gli psicologi, ma i pedagogisti? Dicono che non siamo insegnanti, ma nemmeno psicologi e allora cosa facciamo? Che fossimo una via di mezzo tra l’uno e l’altro? Il primo insegna e il secondo cura e noi? Anche se non si vuole ammettere (soprattutto nella categoria degli insegnanti e degli psicologi) noi, in quanto esperti dell’educazione, siamo degli insegnanti di primo livello con conoscenze della psiche del bambino che ci permette di oltrepassare le impasse che spesso si trovano nel cammino dei nostri studenti e di cui purtroppo gli insegnanti non hanno competenze. Quelle impasse sono gli ostacoli al loro apprendimento. Il nostro sguardo a 360 gradi sulla famiglia, la comunità, la scuola, l’ambiente in cui è inserito lo studente, sulle potenzialità e pertanto le sue capacità di apprendimento, ci permettono di superare quegli ostacoli e consentire al bambino di recuperare le eventuali carenze scolastiche.

mercoledì 10 marzo 2021

Scrivi un pensiero sulla tua scuola e dagli un titolo: La mia scuola è meravigliosa!

Scrivi un pensiero sulla tua scuola e dagli un titolo: La mia scuola è meravigliosa!

 Sì, lo so, sono fortunato, la mia mamma me lo dice spesso. Vado in una scuola dove la maestra mi guarda negli occhi e capisce se sono in difficoltà, così mi aiuta anche se io non le chiedo niente. E poi mi dice anche che sono stato bravo. Il mio amico Antonio va in un’altra scuola, lui torna spesso arrabbiato, la maestra lo sgrida quando non capisce e con la mamma lo sentiamo piangere. A volte mi ha chiesto di aiutarlo nei compiti e quando li facciamo insieme lui è felice. Vorrei che fosse sempre così felice, mi piace quando ride. 

Ho chiesto alla mia maestra perché le altre maestre con lui sono cattive e lei mi ha risposto che purtroppo non a tutte piace fare l’insegnante. Non ho capito allora perché fanno le maestre, forse non lo capirò mai, ma Antonio intanto soffre.

Riccardo (9 anni)



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sabato 6 marzo 2021

Bambini felici a scuola. Ecco come

 

Bambini felici a scuola. Ecco come
Una delle situazioni che reputo fondamentale quando insegno (ai bambini o agli adulti), è sapere che loro stanno bene in quelle ore che passano con me. È importante questo per diversi motivi: perché stanno più attenti, apprendono meglio e tornano alle loro case e ai loro affetti, felici. Quindi stare bene è una prerogativa per rendere felici i bambini di andare a scuola e se questa è una prerogativa, va perseguita a tutti i costi.

Vi dico subito che far star bene gli studenti dipende unicamente da noi docenti. Qualcuno obietterà che a volte gli studenti arrivano a scuola già arrabbiati o pensierosi o di cattivo umore. Vero. Ma lo stato d’animo maldisposto, si maldispone nella relazione. Pertanto come una relazione può rendere di cattivo umore uno studente, allo stesso modo un’altra relazione glielo può far cambiare. Facciamo un esempio che a tutti è capitato almeno una volta (se non spesso) nella propria vita. Ho litigato con mia sorella/fratello o con mia madre/padre e sono furiosa. Ho bisogno di sfogarmi e vado da un’amica che mi ascolta. Piano piano quella sensazione di rabbia si allenta nel raccontare l’accaduto e con l’amica riesco addirittura a ridere di qualche cosa. 

martedì 2 febbraio 2021

Insegnanti curati o formati?

Insegnanti curati o formati?

Mi arrivano continuamente lamentele da parte di genitori e di insegnanti che si accusano a vicenda di una mancanza di educazione dei bambini e pertanto della carenza di una cultura pedagogica a scuola. Ma sì, tutti sono consapevoli che l’educazione e quindi la pedagogia nelle istituzioni scolastiche e anche in famiglia è assente: ne parlano insegnanti, docenti, medici, giornalisti che nei loro talk show ne mettono continuamente l’accento; ne parlano tutti ma senza avere la minima consapevolezza di cosa sia la pedagogia*. E rare volte si interpellano i pedagogisti. Ma allora di che ci lamentiamo?

La Ministra Lucia Azzolina nelle scuole ha aperto le porte solo agli psicologi: per lei gli alunni vanno curati! Però la pedagogia non c’è, e se ci fosse non corrisponderebbe, per fortuna, alla cura, ma rappresenterebbe il massimo livello formativo per la crescita e l’educazione dei nostri studenti. Ma c’è molta confusione tra chi pensa che i problemi scolastici siano imputabili a “difetti” psichici, per i quali ci vuole lo psicologo, e chi invece sostiene che gli studenti non hanno necessità di essere curati, ma solo educati! Ma chi è che educa se non genitori e insegnanti? Voi dite che gli insegnanti non educano? Sbagliato, perché ogni atteggiamento, comportamento, insegnamento, anche didattico, da parte dell’adulto nei confronti di uno studente è un atto educativo. Che però manca, perché la maggioranza degli insegnanti, compresi quelli di scienze della formazione primaria (sigh!), sono quasi completamente privi di conoscenza pedagogica e quindi di capacità educativa. 

lunedì 25 gennaio 2021

La pedagogista e il diario di scuola


I compiti ce li ha mamma, mi dicono spesso i bambini.

Ho finito di stupirmi, sono anni che mi sento dire questa frase.

Che la scuola abbia sempre di più tradito il suo ruolo educativo è un fatto conclamato da tempo e non certo, come spesso vogliono far credere, per colpa della famiglia. 

Il diario è diventato un optional che serve solo ad appesantire lo zaino, visto che i compiti vengo scritti sul registro elettronico ed è diventato un’incombenza della famiglia dire ai propri figli cosa ha assegnato l’insegnante o gli insegnanti, per la volta successiva.

Tutto ciò è allarmante e disarmante.

venerdì 22 gennaio 2021

Ecco perché i medici sostengono la pedagogia nei disturbi dell'apprendimento


Nel 2014 dopo anni di esperienza con i bambini come pedagogista e insegnante, cominciai a scrivere di come a mio avviso i disturbi specifici dell’apprendimento (dislessia, discalculia eccetera) non fossero tutti su base organica geneticamente determinati espressioni di disfunzione cerebrale, ma piuttosto mettevo l’accento sulla carenza di pedagogia, ovvero di educazione e di didattica adeguata*.

I miei studi di psicologia sulla teoria di Massimo Fagioli a supporto del mio lavoro, mi avevano portata alla conclusione che determinati comportamenti, parole e modalità di interazione degli adulti causavano specifiche risposte negative o positive nell’apprendimento dei bambini.