lunedì 11 maggio 2020

Perché al pedagogista non serve la certificazione di DSA. Chi è e cosa fa il pedagogista.


Cominciamo col fare chiarezza. Il pedagogista non svolge alcun tipo di prestazione medica o paramedica, non c'entra nulla con la clinica seppur esiste un corso post universitario, riconosciuto dal MIUR denominato “Pedagogista clinico”. Non esiste il “pedagogista clinico” nella misura in cui per clinico si intende (come si vorrebbe far intendere) con un indirizzo o cultura specifica per i malati. Questo perché non esiste corso universitario che abilita il pedagogista “semplice” differenziandolo dal pedagogista “clinico” o viceversa. Il pedagogista viene abilitato dall’Università uscendo da un’unica facoltà, ovvero quella di Scienze dell’Educazione e abilitandolo a un unico indirizzo in Scienze Pedagogiche, ovvero quale esperto in educazione, istruzione e crescita; pertanto il pedagogista per svolgere la professione pedagogica non ha bisogno di competenze mediche seppur conosce molto bene la psicologia, che utilizza unicamente come strumento per relazionarsi agli altri nel migliore dei modi. Il pedagogista nello svolgimento delle sue mansioni, ha bisogno solo di strumenti e teorie pedagogiche.

Il problema però si pone quando nella formazione pedagogica universitaria (culturalmente un po’ arretrata e priva di un coerente tirocinio), il professionista che ne esce abilitato, non ha compreso il suo ruolo fino in fondo, andando a cercarsi nelle professioni altrui altre competenze che lo definiscano meglio, che sono più delineate, socialmente più riconosciute e comprese, e illudendosi così di saperne di più e di aver compreso quali siano le sue mansioni e i suoi interventi. Ma non è così. Ha solo fatto molta più confusione. O meglio, gli hanno fatto fare solo molta più confusione, oltre ad aver speso un sacco di soldi!


Cerchiamo di fare ulteriore chiarezza.

giovedì 23 aprile 2020

Lettera aperta al Comandante della Stazione dei Carabinieri di Villa Bonelli a Roma

Al Comandante
Stazione dei Carabinieri di Villa Bonelli di Roma
carabinieri@pec.carabinieri.it

e p.c. 

AMA 

11° Municipio Comune di Roma 

Sindaca Virginia Raggi
protocollo.gabinettosindaco@pec.comune.roma.it 

Gentile Comandante della Stazione dei Carabinieri di Villa Bonnelli, mi chiamo Tiziana Cristofari e vivo nel quartiere; nello specifico nel palazzo che si trova davanti alla Sua Caserma.
Da quando Lei è arrivato (se non ricordo male circa 2/3 anni fa) ha chiesto e ottenuto una manutenzione del pezzettino di strada di Via della Magliana Nuova dove si trova appunto la Stazione dei Carabinieri di Villa Bonelli, che per anni non è mai stato risistemato: potatura degli alberi (i cittadini di via della Magliana hanno ottenuto la potatura solo un mese fa dopo almeno un decennio), il semaforo davanti alla Caserma con rifacimento delle strisce pedonali (dopo anni che sopportavamo gli incidenti stradali), oltre allo spostamento dei cassonetti dell’immondizia (utili solo alla Caserma) che sono stati situati davanti al mio palazzo e sotto le mie finestre; perché a Lei, Gentile Comandante, nonostante gli stessi fossero ubicati dalla parte opposta alla Sua dimora, sicuramente Le disturbavano la vista.
Le faccio notare che lo spostamento dei cassonetti ha causato una discarica a cielo aperto che prima non esisteva, in quanto erano posizionati in modo tale da non permettere che l’immondizia fosse accatastata anche per terra. Oggi invece, oltre a togliere dei parcheggi essenziali al quartiere —Lei sicuramente viene portato fin dentro la Caserma e la Sua auto ha sempre il posto assicurato—, ha permesso una discarica a cielo aperto in quanto resta un enorme spazio tra il marciapiede e i cassonetti, per cui gli incivili si sentono autorizzati a farne un immondezzaio.
Ma perché le dico tutto questo dopo anni dal Suo insediamento? Certo avrei potuto protestare prima per i miasmi che mi arrivano in casa (stando al primo piano) della Sua spazzatura Comandante, e di cui Lei se ne disinteressa in quanto Le è sufficiente che non disturbino la Sua vista quando dall’ultimo piano della Caserma si affaccia per onorare il Suo quartiere. Per non parlare poi del Suo disinteressamento anche per quegli automobilisti disonesti che, dato lo spostamento dei cassonetti lontano dalle telecamere, si fermato tutti i giorni, più volte al giorno, provenienti da quartieri diversi, per scaricare chissà quali materiali e chissà da dove provenienti, sotto gli occhi di tutti, ma forse non sotto i Suoi. Questo tipo di illecito non è forse di Sua pertinenza(?).
Quindi dicevo, Comandante, perché oggi questa lettera. Forse perché sfruttando il Suo potere, l’altro ieri 21 aprile alle 7,30 circa della mattina, Lei è riuscito anche a farsi pulire in modo impeccabile, come mai si vede nel quartiere, il famoso pezzettino di strada davanti alla Sua dimora. Lei è fortunato. Rientrando a casa e notando la sporcizia che la circonda ha potuto “ordinare” all’AMA la pulizia del tratto di strada che Le interessa, questo perché naturalmente, tutta la pattumiera che è rimasta lungo via della Magliana Nuova, non è certo affar Suo. 
Vede Comandante, da quando siamo rinchiusi in casa, io personalmente con il “vantaggio” di una cagnolina, fino a un mese e mezzo fa la prendevo e me ne andavo a passeggiare in un quartiere che aveva più dignità in termini di pulizia. Oggi invece, non solo mi sento una carcerata in casa come tutti gli italiani, ma anche prigioniera di un quartiere che sprofonda nell’immondizia e nei topi. Come da Decreto Covid-19 è da quasi due mesi che faccio con la mia cagnolina il giro intorno al mio palazzo e davanti al Suo affinché possa espletare i suoi bisogni, di cui poi, da cittadina con senso civico e rispetto per gli altri, raccolgo le feci e le butto nel cassonetto, anche se continuo a camminare letteralmente sopra la Sua spazzatura e a quella degli incivili. 

lunedì 13 aprile 2020

Lo spauracchio delle lezioni scolastiche perse

Molti dei bambini che venivano al mio studio, oggi che è arrivato il Covid-19, sono rimasti insieme a me con un collegamento internet. Inizialmente avevo pensato che avrei perso un po’ dei risultati ottenuti con loro, perché, mi dicevo “la relazione in presenza è il cardine di tutto”. E invece ho dovuto ricredermi. Hanno saputo mantenere il ricordo di quella relazione che gli ha permesso di avere una costante e determinata volontà per andare avanti, dandomi grandi soddisfazioni di riuscita e di cambiamento, anche se il lavoro si è svolto solo attraverso uno schermo. Questo atteggiamento che hanno saputo coltivare e tenere vivo anche a distanza si chiama speranza. Una realtà interna dei bambini che non dovremmo mai permettere venga alterata, distrutta, annientata, come spesso purtroppo accade…

Chi invece sta in qualche modo perdendo la calma, sono proprio i genitori. Mi ripetono spesso che sono delusi dalla situazione perché pensano che i loro figli perderanno parte del programma scolastico e che forse non lo recupereranno più, che rimarranno indietro. 
Questo perché molti di loro percepiscono la scuola come una fucina di soli saperi sterili e/o una competizione ai voti, anziché come una fonte di costruzione di relazioni, un modo per comprendere, attraverso quei saperi imparati o ancora da imparare, il senso delle vicende umane, o affinché le stesse possano essere una modalità per dare risposte alla loro crescita.

sabato 11 aprile 2020

Il Covid-19 ha fatto emergere l’umanità

Angeli in camice bianco. I nostri eroi. Il popolo italiano mostra la sua grande solidarietà. Lettere d’amore private tra chi amandosi, non può incontrarsi. La spesa sospesa. Situazioni di resistenza e umanità che giornalmente compaiono alla televisione e sui giornali ci stanno inondando le esistenze. 
Gli striscioni “andrà tutto bene” sono appesi ovunque sui balconi, per le strade, oggi ne hanno fatto anche una canzone.
Ho pianto più volte (e chissà quanti come me) e mi sono emozionata sul racconto dei gesti altruistici di gente comune. Di persone povere che si sono e si stanno prendendo cura di altri poveri. Di popoli stranieri poveri pronti a soccorrere con le loro donne e i loro uomini il popolo italiano rendendomi estremamente felice; tutto ciò mi ha colpito il cuore, ed è sempre stato così: chi meno ha, più dà.
Sì, è vero c’è bisogno di tirare su il morale alle persone; c’è bisogno di alimentare il sentimento di solidarietà; c’è bisogno di sentirci vicini nonostante la lontananza. C’è bisogno di respirare un’aria nuova a fronte di quella viziata degli appartamenti diventati claustrofobici per tutti, anche per chi ne ha uno abbastanza grande da poter destinare una stanza per ogni attività e per ogni componente della famiglia.
E allora accendiamo più del solito la televisione e permettiamo a tutte le trasmissioni di parlarci del grande amore che ha riscoperto il popolo italiano verso il popolo italiano e non solo, della solidarietà che tutti dimostrano verso tutti. Ogni trasmissione parla di come il Covid-19 ci stia cambiando, di come ci permetta di riscoprire i valori umani, di riappropriarci della nostra vita familiare, di riscoprire il dialogo e la relazione. In ogni trasmissione c’è un vissuto ideale di come tutti noi sogniamo che possa diventare l’umanità dopo il Coronavirus. Quello che ci fanno vedere però, non è la realtà.

sabato 14 marzo 2020

Lezioni sul Sofà

Prova le lezioni sul sofà con la Dott.ssa Tiziana Cristofari

Imparare a leggere e scrivere o recuperare le carenze con un’insegnante specializzata anche a distanza, ora si può.

Dopo anni di esperienza nella comunicazione anche via Internet con i bambini, posso offrire un sevizio alle famiglie anche attraverso Internet.
Pertanto coloro che risiedono fuori Roma e per questo periodo di isolamento forzato, i bambini e preadolescenti possono approfittare di questo nuovo servizio stando tranquillamente a casa propria.
Non voglio illudere nessuno ed è bene essere realisti. L’attività didattica via Internet non è facile per tutte le materie ed è complessa, soprattutto per la relazione che è alla base della riuscita di un recupero. Ma per imparare a leggere, fare esercizio di comprensione ed esposizione lessicale, ho potuto constatare che si possono ottenere ottimi risultati dove la mediazione, anche per i più timidi, la fa proprio il testo e... l'esperienza di saper instaurare relazioni anche a distanza.
Per un buon lavoro con i bambini e gli adolescenti è necessario un collegamento internet e la possibilità di far svolgere la lezione in tranquillità, in una stanza dove il bambino può entrare in relazione con me senza interferenze di altre persone, senza pressioni di alcun genere e senza distrazioni, esattamente come avverrebbe al mio studio.
Con i bambini della primaria e secondaria di primo grado

lunedì 9 marzo 2020

Covid-19 e bambini: la pedagogia in aiuto


Questa estrema situazione di allarme per il nuovo Coronavirus, sta cambiando le abitudini delle famiglie. Tra queste abitudini molte torneranno a ripetersi come se mai fosse successo niente, altre diventeranno nuove e permanenti. Una che mi auguro possa diventare permanente è l’igiene personale: perché se io imparo a lavarmi spesso le mani e a rispettare delle accortezze quali starnutire in un fazzoletto o nell’incavo del mio gomito, forse mi tutelerò in futuro anche dalla semplice influenza, abbassando probabilmente in maniera decisa la diffusione invernale della già conosciuta e inevitabile influenza. E tutto questo sul piano della prevenzione medica.

Sul piano della realtà pedagogica, grazie (si fa per dire!) a questa situazione, potremmo imparare ad abituarci a una relazione più intensa con i nostri figli. Vediamo come.

giovedì 5 marzo 2020

Ecco come aiuto mi@ figli@ a leggere!

Una delle realtà che più motivano i bambini a leggere è vedere i propri genitori farlo.
E quale occasione migliore in questo periodo difficile a causa del Covid-19, che costringe mamma e/o papà a rimanere a casa con i propri figli e a cercare di occupare il tempo?

È cosa oramai risaputa che i bambini sono invogliati a fare ciò che fanno i genitori. E proprio una delle esperienze più belle è, per i piccoli, sedersi sul divano insieme a loro e imitarli nella lettura di un libro che a loro piace molto. 

Non solo, fare qualcosa insieme che è “scolastico” (come appunto imparare a leggere), ma farlo con interesse reciproco, ovvero la mamma con l’interesse per il suo libro e il bambino partecipe del suo, lo convincerà che imparare a leggere non è solo un “obbligo” scolastico, ma è anche un piacere relazionale e di vita.

Ecco come aiuto mi@ figli@ a leggere

lunedì 2 marzo 2020

La pedagogia scomoda. Ecco a chi e perché.

Può sembrare un’ironia, ma ogni volta che in ambito sociale e amichevole presento la mia professione, vedo i volti delle persone scurirsi… quasi fossi un’appestata. Non ne parliamo poi quando gli insegnanti sanno che sono una pedagogista e non una psicologa…
Inizialmente pensai che tutte queste persone avessero qualcosa contro la professione, poi ho compreso che in realtà ciò che fa paura è la scienza pedagogica, ovvero la pedagogia e non il pedagogista.
Vi spiego perché.

domenica 23 febbraio 2020

Competenze scolastiche? Anche no, grazie!


L’acquisizione delle competenze scolastiche sono per tutti?
Partiamo dal termine “competenza”. Lo dico subito: non mi piace affatto. Ricorda e rimanda alla competenza che bisogna avere in abito lavorativo. E non è un caso che sia stato scelto e diffuso anche per la scuola, visto che è resa sempre più uno strumento finalizzato solo al lavoro e pertanto per le acquisizioni delle “competenze”, anziché per la crescita umana e la cultura, come dovrebbe essere. 

Detto questo, dato che in qualche modo dobbiamo adeguarci senza però mortificare i nostri figli e studenti, cerchiamo di adattare un certo tipo di linguaggio e di approccio alla scuola senza creare problemi alla crescita e alla futura cultura dei nostri bambini.

Per competenza dobbiamo considerare ogni attività didattica proposta in classe. Pertanto è una competenza la matematica, piuttosto che imparare a leggere e scrivere. Ma com'è possibile acquisire queste competenze senza creare difficoltà nel bambino, per cui si ricorre poi alla certificazione pensando che quel bambino non è in grado di raggiungerle?
Ci sono delle conoscenze che ogni insegnante non può assolutamente sottovalutare, ma che anzi dovrebbero essere cultura e patrimonio pedagogico del docente stesso. Vediamo quali sono.

lunedì 3 febbraio 2020

Angeli e Demoni non solo a Bibbiano


È un fatto gravissimo, è evidente, l’incubo più grande di ogni genitore è un’ipotesi anche remota che qualcuno possa portarti via i figli, con la calunnia per giunta!
Ma purtroppo non credo che sia finita lì, soprattutto ci sono tantissime varianti di quell’orrore, di quelle torture psicologiche a genitori e figli, che penso sia arrivato il momento di dire come stanno le cose, tutte, non solo quelle che finiscono in tribunale e sulle prime pagine dei giornali e dei TG.

Viviamo in un’era in cui si fa molta attenzione alla violenza psichica dei bambini, giustamente direi, ed è scandaloso quando questo non avviene. E seppure lo troviamo scandaloso, succede di continuo, sotto gli occhi di tutti, che però rimangono spesso indifferenti o omertosi.
Faccio un lavoro che mi vede in contatto continuo con le difficoltà genitoriali e scolastiche che riguardano i bambini in prima persona. Quando quest’ultimi arrivano da me, intorno a loro ci sono problemi di relazione più o meno importanti e il più delle volte sono con le insegnanti e/o con la scuola in genere.

giovedì 9 gennaio 2020

Cos’è la didattica compensativa



Negli ultimi anni si sente sempre più spesso parlare di didattica compensativa legata soprattutto a bambini con difficoltà scolastica, ovvero definiti con disturbo dell’apprendimento.
A prescindere dal PDP (ovvero Piano Didattico Personalizzato), che fa riferimento a strumenti dispensativi e compensativi specifici per un bambino, la didattica compensativa dovrebbe essere una metodologia utilizzata dal docente per integrare e agevolare tutti i bambini di una classe nel migliore dei modi. Quindi è una didattica utilizzata non per un singolo studente  con difficoltà ma per tutta la classe.

La didattica compensativa è un insegnamento che tiene conto delle difficoltà di ciascuno agevolando i diversi stili di apprendimento personali*. Pertanto è una didattica che non penalizza nessuno, tanto meno i più bravi, come spesso si sente dire impropriamente da persone non competenti.

La compilazione del diario
Uno dei primi passi da fare in classe per esprimere la didattica compensativa è partire dalla possibilità di assicurare il tempo necessario a tutti i bambini per una corretta compilazione del diario. La compilazione del diario non è una difficoltà esclusiva di bambini con disturbi dell’apprendimento, ma una difficoltà spesso di molti bambini senza alcun disturbo dell’apprendimento soprattutto nei primi due anni di scuola. Per assicurarsi che tutti scrivano i compiti correttamente, l'unica soluzione è anticipare l'inizio delle operazioni. Ovvero, invece di scrivere i compiti a fine lezione, l'insegnante dovrebbe assegnarli prima ancora di iniziare la lezione. In seguito l'insegnante dovrà assolutamente verificare la correttezza delle trascrizioni per i bambini più lenti. Tengo a precisare che la compilazione del diario è un atto educativo e formativo, che permette l'autonomia e l'indipendenza del bambino, e che pertanto deve essere un obiettivo fondamentale di ogni docente.