sabato 24 settembre 2022

Quanto fa male ai bambini la falsità su Babbo Natale


Lo so, il titolo infastidisce. La parola falsità manda in bestia il lettore. Un racconto così bello di colui che porta doni ai bambini buoni (e anche ai cattivi) su una slitta magica che vola tra le stelle portando Babbo Natale che poi si cala dentro un camino (per chi il camino non ce l'ha forse Babbo Natale attraversa le pareti) per lasciare i doni ai piccoli,  ma anche ai grandi della famiglia —perché i grandi sono sempre buoni e meritevoli di regali, quindi a loro Babbo Natale porta i doni per default—, non può non essere raccontato. 

Falsità! Non sono forse falsità?

Falsità che i bambini pagano: chi a sei anni, chi a sette, chi a otto, ma prima o poi si pagano.

Facciamo di tutto per proteggere i nostri figli da violenze di ogni tipo e poi però questa violenza psichica la costruiamo noi a tavolino e la portiamo avanti per anni. Fino a quando, scoperta, crea nel bambino una frattura che va poi sanata.

Siamo forse un po' sadici con i nostri figli?

giovedì 25 agosto 2022

In politica come a scuola: povertà, BES e DSA vanno assistiti

La politica volente o nolente si insinua ovunque, anche nella scuola e contagia i comportamenti delle persone e persino dell’insegnamento. 

La Sinistra ha una grande responsabilità: essersi messa su un piedistallo culturale e aver cominciato ad accusare il popolo, quello a suo dire senza cultura, di non comprendere la loro politica liberale. Hanno perso il contatto con la gente, si dice a ragione. Lo hanno perso perché non scendono più in piazza si dice, forse a torto. Dove per piazza si intende nel luogo della non cultura. 

Ma, la verità è che, il contatto con la gente comune, piazza o non piazza, si può avere solo nell'umiltà di pensare che l’intelligenza della persona non ha nulla a che vedere con la cultura.

domenica 31 luglio 2022

Maestrina: ecco perché ti insulto

Maestrina: ecco perché ti insulto

Continuano a dirmi che parlo troppo, che spavento e che creo risentimento. Bene, allora funziona.

Non sento di avere niente da perdere, né da rimproverarmi. Il valore nella mia attività è sempre lo stesso, la mia capacità anche, i bambini che recuperano ne sono la dimostrazione.

Ma con questo articolo voglio ritornare alla cultura pedagogica, perché sono io a essermi stufata di certi argomenti, più di chi legge.


Questa volta voglio stare dalla parte degli insegnanti. Anche se vi pare strano. Ma non nella dicotomia insegnanti-allievi, ma nella loro (nostra) professione.


Mi è capitato spesso di essere insultata per il lavoro che svolgo come docente, ovvero di essere etichettata come “maestrina” in senso dispregiativo. Un insulto sottile, subdolo, meschino, da ignorante ovviamente. Può sembrare strano, ho lavorato come docente in tutte le fasce di età: bambini, adolescenti, adulti. Ma quando dico sono una docente in modo generico, dall'altra parte capiscono, non so come, che sono una maestra, anche quando insegnavo al liceo o nella formazione ai docenti. È come se dal mio viso trapeli la mia sensibilità verso i bambini, per cui, anche se non dico di essere una maestra, sono scambiata per tale. Ma non mi dispiace!

venerdì 29 luglio 2022

L’odio e la rabbia che non permettono di vivere


Tutti sognano nella vita per avere qualcosa che non si ha! Si lavora duramente, si spera di migliorare, di avere fortuna, qualunque essa sia. Sogni di tutti: una bella casa, una vita dignitosa e degna di essere vissuta; una sana alimentazione, sport, divertimento. Sogni semplici, che le circostanze della vita possono portarti via o non darti mai (come accaduto con la pandemia per tantissimi Italiani, e non solo). E poi ancora la Guerra, l'inflazione, la siccità, il caro bollette, la mancanza di posti di lavoro, la politica sbagliata, ingiusta… e quei sogni si frantumano… per sempre? Per molto tempo? Ci si arrabbia, si impreca, si trovano i colpevoli o presunti tali, ma la vita è lì implacabile e noi siamo tra i milioni di “ultimi e penultimi” a cui tocca continuare a sognare.

domenica 24 luglio 2022

Vuoi fare carriera? Comincia con il silenzio…

Vuoi fare carriera? Comincia con il silenzio…

Quando otto anni fa aprii questo blog lo feci con l'intenzione di parlare dei bambini-ragazzi e far passare il messaggio (oltre che dimostrare con la mia attività) che sono tutti “figli meravigliosi”: non come modo di dire ma per un fatto oggettivo.

È chiaro che per vedere il “meraviglioso” che sta dietro ogni bambino o adolescente devo prima di tutto saper vedere l'essere umano, non ciò che rappresenta: ceto sociale, capacità e potenzialità intellettiva, nazionalità, appartenenza religiosa, politica ecc. 

Tutti noi facciamo una cernita di chi ci sta intorno, e scegliamo tra chi diventerà un nostro amico o il nostro fruttivendolo. Ma se si vuole apprezzare veramente una persona lo si può fare solo nella valutazione della sua umanità; e per i più giovani nel rispetto di quell'umanità che può esprimersi liberamente se non indottrinati e/o privati fin da piccoli della loro capacità di sentire. 

venerdì 15 luglio 2022

Lettera aperta al Presidente Mario Draghi

 



Presidente Draghi, l'orgoglio non aiuta l’Italia. Immagino che per un uomo che ha avuto e ha prestigio e potere come il Suo sia difficile accettare la violenza di chi allo stesso modo guarda al Suo orgoglio non dando importanza agli Italiani: Giuseppe Conte e tutto il restante Movimento 5 Stelle.

Ma forse è proprio adesso che Lei deve veramente dimostrare di essere un “nonno al servizio delle Istituzioni”, e mi verrebbe da dire che più che al servizio delle Istituzioni potrebbe provare a essere per la prima volta al “servizio di quegli Italiani che oggi sono gli ultimi”. Nel passato recente non ci sono politici né a destra né a sinistra che abbiano veramente e concretamente pensato agli ultimi. Mai. E forse mai ci saranno. Agli ultimi sono arrivate sempre e solo le briciole, il contentino. Intendiamoci Presidente, a me Lei non è mai piaciuto. È evidente e sotto gli occhi di tutti quelli che vogliono vedere, di come Lei abbia sempre servito gli interessi dei più forti, altro che ultimi! E come il Suo orgoglio l’ha portata alle dimissioni, devo ammettere che non avrei mai pensato che io, nel mio essere infinitamente piccola e nessuno, mi sarei “abbassata” a chiederLe di rimanere al Suo posto fino a fine legislatura.


Eppure oggi il futuro senza di Lei, almeno per i prossimi mesi, mi terrorizza: impulso forte che mi spinge a scriverLe. Pertanto Le chiedo di scendere dal suo piedistallo d'oro, di mettere da parte l'orgoglio della Sua posizione e per la prima volta di dimostrare agli ultimi del Popolo italiano che Lei li sa ancora vedere.


La situazione nazionale e internazionale è terribile, ma Lei la conosce meglio di me, non sono io che gliela devo raccontare. Pertanto La invito a fare uno sforzo per immaginare sulla Sua pelle la situazione degli Italiani che restano più indietro, perché la coscienza razionale senza la sensibilità umana non serve a niente. Come più volte la politica ha ampiamente dimostrato.


Se avrà il coraggio di restare al Suo posto “di comando” Presidente Draghi, Lei avrà molto di più di ciò che può avere dal rispetto del Suo orgoglio, avrà la dignità di essere stato, forse tra i pochissimi nella storia politica italiana, un uomo con la sensibilità e l’onestà dell’essere umano; perché per essere esseri umani bisogna saper pensare e sentire l’umanità. 

Cordiali saluti 


Tiziana Cristofari



venerdì 8 luglio 2022

Tutti i bambini nascono liberi dal pregiudizio e non lo sviluppano finché non viene loro instillato. Parte X

 


Lezione 10 – 17 GENNAIO 2022

Nell'ultima lezione del mio corso di pedagogia è stato trattato un argomento importante, che purtroppo - anche se può sembrare vecchio e scontato in modo imbarazzante - resta tristemente attuale: quello delle differenze di genere, di etnia e di cultura.

Non amo particolarmente parlarne, perché è un tema che si rischia facilmente di banalizzare.

Ma l' aspetto che mi ha più emozionata di questo modulo (e che non trovo affatto banale) è l'idea della scuola come luogo nevralgico per la costruzione di una multiculturalità. Una scuola dunque che non si accontenta di fornire nozioni, ma educa all'affettività e all'emotività, ossia a tutte quelle competenze che regolano e orientano - fra le altre cose - il comportamento verso la diversità.

sabato 25 giugno 2022

Ecco come la scuola primaria lentamente muore


La vita a volte ti costringe a prendere decisioni e cambiare percorso. La pandemia, con me, ha fatto questo.

Più di 10 anni fa aprii uno Studio di consulenza pedagogica pensando che avrei potuto aiutare di più quelle famiglie e quei bambini ingiustamente etichettati come DSA. La pandemia ha reso precaria la mia attività, il “famoso” lavoro a Partita IVA, di cui lo Stato ha ampiamente ignorato l’esistenza costringendomi(ci) a rimettermi in discussione. 

All’età di cinquant’anni, la paura di non sapere come arrivare a fine mese, mi ha costretta, anche se devo ammettere “piacevolmente costretta”, a tornare a scuola. Non ho lasciato la precedente attività, ho semplicemente modificato il mio impegno con orari diversi e, ovviamente, dimezzando e forse anche più che dimezzando, la possibilità di seguire individualmente bambini e famiglie.


giovedì 2 giugno 2022

Trattati tutti come unici e diversi dal resto, si sentivano finalmente tutti uguali. Parte IX


LEZIONE 9 – 14 GENNAIO 2022 

Nella precedente lezione avevamo parlato di didattica individualizzata, ossia una didattica che propone percorsi di apprendimento che sono diversificati per ogni studente, poiché costruiti sulla base delle abilità già possedute e delle modalità e dei ritmi di apprendimento di ciascuno, ma che conducono a un traguardo comune a tutta la classe. 

Ricordo che al termine della lezione mi ero allontanata dal pc fantasticando di bambini intenti a percorrere ognuno la propria strada e a farlo con entusiasmo, curiosità, interesse e voglia di proseguire. Li avevo immaginati procedere ognuno con il proprio passo, a volte più spedito, altre più incerto. Li avevo visti guardarsi intorno curiosi, cadere, rialzarsi, fermarsi a riflettere, a volte tornare indietro di qualche passo. Alcuni esitavano preoccupati davanti a una salita che sembrava loro troppo ripida, altri si lanciavano giù per i pendii più scoscesi o si avventuravano in boschi fittissimi senza la minima esitazione. 

mercoledì 25 maggio 2022

Un anno scolastico meraviglioso!


Partito male con la scomparsa di mia madre a ottobre, a novembre mi chiedono di seguire un corso per operatori OEPAC (Operatore Educativo per l’Autonomia e la Comunicazione).

Accetto con una pesantezza nel cuore che si può avere solo per la scomparsa di una madre. 

Mi trovo davanti a diciotto donne di tutte le età e culture diverse: lavoratrici, madri, casalinghe, studentesse… Una classe veramente eterogenea.

Il cuore pesa, ma la mente, per il piacere di insegnare, alleggerisce il peso. E tutte loro rispondono meravigliosamente. Ci sono momenti di lezione bellissimi, altri mi commuovono, altri ci fanno sorridere. Aspetto impaziente le ore di lezione perché so che con loro mi posso rilassare: sono recettive, vitali, sensibili. Sono interessate alle mie parole, alla pedagogia e alla didattica, ad approcciarsi bene con i bambini; sono la mia rinascita, la mia speranza. Sono una classe bellissima.

La fine del corso a gennaio del nuovo anno mi spegne un po’. Mi propongono un altro corso, ma da pochi giorni ho già accettato un diverso incarico: una classe prima della scuola primaria. Loro sono meravigliosi come tutti i bambini, ma l'insegnante dei primi mesi di scuola aveva lavorato poco ed erano molto indietro. Chiedo ai piccoli moltissimo. Inizialmente c’è qualche malumore. E le famiglie che non mi conoscono si spaventano della mia richiesta di vedere i loro figli crescere. Lo so, sembra un paradosso, ma per i bambini i cambiamenti sono traumatici e i genitori spesso non comprendono ciò che i loro figli vivono e riportano. Una riunione di presentazione alla fine del primo mese, mette a tacere la paura. 

Con il mio insegnamento mostro loro che amare i bambini significa chiedergli di crescere, significa avere interesse per i loro figli e il mio interesse principale è che loro imparino anche recuperando ciò che fino a quel momento non è stato fatto.

Famiglie intelligentissime mi seguono, come i loro bambini. I risultati sono evidenti a volte addirittura sorprendenti. Nel momento in cui scrivo tutti i bambini di prima riempiono più di due pagine di dettato. Ora, studenti e famiglie sanno di poter contare su di me.

L'anno scolastico 2021/2022 è stato per me meraviglioso esattamente come lo sono i miei studenti: grandi e piccoli, li ringrazio tutti, famiglie comprese, per aver lasciato lo spazio di farmi entrare nella loro vita e accettandomi anche quando dentro di me quel fardello enorme, spesso a loro sconosciuto, si faceva intravedere.


Dr.ssa Tiziana Cristofari


 

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domenica 22 maggio 2022

A scuola è d'obbligo la relazione positiva e la didattica differenziata. Parte VIII

A scuola è d'obbligo la relazione positiva e la didattica differenziata

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EZIONE 8 – 13 GENNAIO 2022 

L’ottava lezione del mio corso di pedagogia mi è piaciuta moltissimo: contrariamente alla precedente, che aveva risvegliato in me sentimenti di delusione, rabbia e impotenza, questa mi ha permesso di immaginare una strada. Che certamente non conduce alla trasformazione del sistema, ma che indica come si raggiunge un rapporto costruttivo e piacevole con lo studente e, più in generale, con l’intero gruppo classe, offrendo una chiave per stare dentro quel sistema in modo utile agli altri e gratificante per se stessi. 

venerdì 13 maggio 2022

Quando all'insegnante arrivano i capelli bianchi

Quando all'insegnante arrivano i capelli bianchi

Ho un gruppo su Facebook chiamato “Io sto con gli studenti” perché in effetti io sto sempre dalla parte degli studenti. Quando un discente va male a scuola, la causa è dell'adulto genitore o insegnante che sia. È però vero, che chi non insegna, non può immaginare e comprendere un certo sentire dei docenti che a volte possono passare, guarda un po’, anche per vittime. 

Una dirigente scolastica un giorno mi disse che come insegnante quello che più l'ha fatta soffrire è stato subire insulti da parte degli studenti, soprattutto a fine carriera. “Sei una babbiona”, è l'insulto più frequente quando si arriva ad avere qualche capello bianco. Ma gli insulti iniziano molto prima dell'arrivo dei capelli bianchi. Schernire l'insegnante è pratica, e a volte prassi frequente, fin dalle prime classi delle scuole primarie. Non fare ciò che l’insegnante dice deridendola, è anche questa cosa abbastanza frequente. E non c'è bisogno di essere avanti con l’età, basta essere. E questo più o meno tutti i giorni. Questo perché qualche famiglia non crede nell'amore dei propri figli e nel rispetto che si può avere solo se i ragazzi, i bambini, sono abituati ad averlo, a vederlo e a sentirlo come proprio. 

Perciò sì, sono ancora dalla parte degli studenti, ma consapevole che ci sono molte brutte famiglie e che i docenti, fortunatamente, sanno quali sono. 


Dr.ssa Tiziana Cristofari

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lunedì 25 aprile 2022

Facilitatori e barriere a scuola: come ostacoliamo i nostri bambini. Parte VII

 


LEZIONE 7 – 10 GENNAIO 2022 

La settima lezione del mio corso di pedagogia proseguiva il discorso sul PEI iniziato nella lezione precedente, affrontando l'argomento dei facilitatori e delle barriere. 

Per facilitatori e barriere si intendono, in ambito scolastico, tutti quegli elementi capaci di favorire o inibire l’apprendimento, la partecipazione e il benessere dello studente. Di ogni studente, sia esso portatore di un qualsiasi handicap o con funzionamento normale. 

Ci è stato illustrato come, in presenza di facilitatori adeguati, un bambino con deficit importanti possa raggiungere una performance soddisfacente. E come, al contrario, l'intervento di barriere, innescando atteggiamenti di rifiuto, evitamento e blocco emotivo, possa risolversi in una performance deficitaria anche in condizioni di assoluta normalità di funzionamento.

sabato 9 aprile 2022

Il diritto di sbagliare, il bisogno di riparare


La classe è una prima. L'ho presa al secondo quadrimestre e già avevano il terrore dell’errore. Sto lavorando affinché i bambini si possano concedere di sbagliare, ma ti guardano sempre perplessi quando dici loro che sull'errore si può fare una riga sopra.

Ti rispondono che si può cancellare e che, se non si può, lo si può eliminare facendo uno scarabocchio, oscurando completamente l'errore affinché non si comprenda più cosa si è sbagliato. Deve sparire, non deve essere visibile. Non deve esistere.

Mamma me lo fa rifare fino a quando non è perfetto.

A Mamma non piacciono le cancellature. 

A Mamma non piacciono i pasticci sul quaderno, mi strappa il foglio. 

La maestra che c’era prima non voleva pasticci.

La maestra che c’era prima me lo faceva cancellare.

E tu resti senza parole per questi bambini che non possono sbagliare, che devono essere perfetti fin da piccolissimi, che devono sapere tutto prima che la maestra lo proponga in classe. Eccoli lì i bambini insicuri o i capricciosi o gli aggressivi o i presuntuosi che tutto sanno perché niente sbagliano o niente possono sbagliare. Eccoli lì i piccoli adultizzati, incapaci di essere bambini, ma convinti di essere perfetti.


Chi sa fa, chi non sa insegna. E guarda un po’, la maggior parte degli adulti vuole insegnare…


Dr.ssa Tiziana Cristofari

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domenica 27 marzo 2022

ICF, PEI, inclusione... e quello che non fa la scuola! Parte VI

 


LEZIONE 6 – 23 DICEMBRE 2021 

La mia docente aveva introdotto le lezioni sul PEI avvisandoci che l'argomento sarebbe stato più noioso del solito. Io però non sono riuscita ad annoiarmi, anzi ho trovato il primo dei tre incontri previsti eccezionalmente interessante, perché mi è sembrato un punto di raccordo di molti degli argomenti trattati finora, e perché mi ha fornito illuminanti spiegazioni a tante avventure-disavventure scolastiche mie e dei miei figli. Ho capito ad esempio da dove viene la risposta delle insegnanti del mio ragazzo che, quando Filippo frequentava la prima elementare, mi dissero convinte che la scuola doveva omologare i bambini: direttamente dal secolo scorso! Da quel modello medico-individuale che considera l'organismo alla stregua di una macchina che, se presenta anomalie, va riparata, e l'intervento educativo come uno strumento teso a normalizzare il bambino con disabilità, correggendone i difetti. Al fine di raggiungere questo nobile scopo, i bambini all'epoca venivano segregati in istituti a loro dedicati, allontanati dagli affetti e dalle famiglie, identificati totalmente con la loro disabilità, come se - oltre all'errore da correggere - non avessero altre peculiarità e bisogni, come se addirittura non fossero persone, ma solo portatori di un handicap. 

mercoledì 23 marzo 2022

Non più capaci di pensare

Bambini che sanno parlare perfettamente, che capiscono benissimo ciò che gli viene detto, ma che al momento di ascoltare una storiella, non sanno più raccontare cosa hanno ascoltato.

C'è una grossissima problematica in tal senso. È sotto gli occhi di tutti di come i bambini ascoltino poco gli adulti. Ci lamentiamo del loro comportamento, del fatto che i genitori dicono loro di fare qualcosa, di essere in un certo modo, ma di vedere poi però i propri figli fare tutt’altro. La domanda è, perché? Perché non sono stati educati? Perché vivono un disagio? Perché hanno difficoltà cognitive? O piuttosto perché il loro pensiero non è abituato a concentrarsi sulla cosa che si sta facendo, dicendo, guardando, imparando…

domenica 6 marzo 2022

Ogni volta che mi arrabbiavo e alzavo appena la voce o ogni volta che piangevo disperata, correva a chiudere la finestra… Gioie, dolori, paure, rabbia e frustrazioni di genitori, insegnanti e operatori OEPAC. Parte V

Ogni volta che mi arrabbiavo e alzavo appena la voce o ogni volta che piangevo disperata, correva a chiudere la finestra…

LEZIONE 5 – 20 DICEMBRE 2021 

La quinta lezione del mio corso di pedagogia è stata come un colpo di vento che ha disseminato per tutta la stanza fogli e fogli di emozioni, certezze, schemi comportamentali e ricordi lontani faticosamente ordinati negli anni. Vederli volare via dalla scrivania è stato angosciante, e tuttora nella mia stanza c’è un caos che impone di fare ordine daccapo. Ma sono contenta di aver aperto la finestra a quel vento nuovo e avergli permesso di creare scompiglio in un assetto rigoroso e invariato da tempo, più per pigrizia che per soddisfacimento. 

A colpirmi particolarmente è stata la parte dedicata alle emozioni e al loro ruolo nello sviluppo del bambino e della percezione che ha di sé, che in un attimo mi ha riportata a quando ero bambina. 

Quanta tenerezza nel rendermi conto che tutti quei “che sarà mai?, non è niente, non fare così, non devi pensare certe cose” erano in realtà rifiuti severi al mio mondo interiore, segni rossi sui miei tentativi di sentire l’altro, di comprenderlo e di mettermi in relazione con lui! 

domenica 20 febbraio 2022

Cosa succede quando la dislessia, la disgrafia, la discalculia e la disortografia non ci sono? Gioie, dolori, paure, rabbia e frustrazioni di genitori, insegnanti e operatori OEPAC. Parte IV


LEZIONE 4 – 17 DICEMBRE 2021 

Nella quarta lezione del mio corso di pedagogia abbiamo parlato di strumenti compensativi, cioè quegli strumenti che dovrebbero aiutare gli alunni con deficit a migliorare la prestazione specifica nella quale mostrano una difficoltà. 

In passato, una dottoressa me ne parlò come di un paio di occhiali. E, giocando con questo parallelismo, fece un discorso apparentemente molto bello secondo il quale, tanto lo studente interessato quanto i suoi compagni, vanno aiutati a capire che lo strumento è usato per compensare una carenza reale. Che non facilita dunque in alcun modo lo studente che ne fa uso rispetto agli altri e che per questo non deve essere motivo né di imbarazzo da un lato, né di risentimento dall’altro. 

In questa ottica, lo strumento compensativo, esattamente come un paio di occhiali, permetterebbe allo studente con un deficit di lavorare nelle stesse condizioni degli altri, attuando splendidamente quel concetto di equità al quale mi sono tanto affezionata qualche ora di lezioni fa. 

Dico, molto onestamente, che a me il discorso aveva convinto. E senza generare alcun tipo di dubbio. 

Ma, dal mio confronto con quella dottoressa ad oggi, sono trascorse quattro lezioni di pedagogia che hanno stravolto il mio modo di vedere le cose, rendendomi molto più critica. 

venerdì 18 febbraio 2022

Perché mio figlio non ascolta





Una delle situazioni comuni che più mi inquietano nelle classi della scuola primaria è vedere che i bambini non sanno ascoltare le storie. 

Non imparare ad ascoltare le storie divertenti e adatte all’età dei bambini, porta a varie conseguenze: innanzitutto non capire ciò che dicono gli adulti quando spiegano qualcosa (ad esempio una lezione a scuola), non ascoltare i propri genitori quando parlano (ad esempio quando chiedono di eseguire un servizio), non ricordare ciò che gli viene detto, perché se non si ascolta difficilmente si possono ricordare le cose.

sabato 5 febbraio 2022

Sgridato e spaventato, convinto di non essere capace. Gioie, dolori, paure, rabbia e frustrazioni di genitori, insegnanti e operatori OEPAC. Parte III

Sgridato e spaventato, convinto di non essere capace

LEZIONE 16 DICEMBRE 2021 

La terza lezione di Pedagogia è stata veramente difficile per me, eppure avrei voluto non finisse così in fretta. 

La lezione precedente mi aveva restituito la sensazione triste che nelle scuole spesso non si applicano le conoscenze pedagogiche che possediamo e che si offrono agli studenti esperienze peggiori di quelle che si potrebbero offrire loro. 

Questa, nella sua prima parte, approfondisce un aspetto che era stato solo accennato: i tanti, troppi, sempre più numerosi casi di problemi di apprendimento sono in larga misura causati da errori degli insegnanti e della famiglia. 

Errori dovuti a un metodo di insegnamento -quello globale- sbagliato, scelto per seguire una moda, o perché meno faticoso da applicare, piuttosto che per i risultati ottenuti. Errori dovuti all’incapacità dei docenti di mettersi in discussione, di riconoscere lo sbaglio, di fare un passo indietro, di trovare l’umiltà e la voglia di continuare a formarsi. E dovuti, in maniera ancora più colpevole, a un atteggiamento verso l’alunno che non accoglie, non comunica stima, o peggio ancora spaventa. 

È stato così che quella mattina nella mia mente si è formata l’idea di un bambino che tuttora non so smettere di fissare.