lunedì 21 settembre 2020

Nuove verità scientifiche sui disturbi dell’apprendimento

 


Nel 2014 dopo anni di esperienza con i bambini come pedagogista e insegnante, cominciai a scrivere di come a mio avviso i disturbi specifici dell’apprendimento (dislessia, discalculia eccetera) non fossero tutti su base organica geneticamente determinati espressioni di disfunzione cerebrale, ma piuttosto mettevo l’accento sulla carenza di pedagogia, ovvero di educazione e di didattica adeguata*.

I miei studi di psicologia sulla teoria di Massimo Fagioli a supporto del mio lavoro, mi avevano portata alla conclusione che determinati comportamenti, parole e modalità di interazione degli adulti causavano specifiche risposte negative o positive nell’apprendimento dei bambini.

Allora non sapevo che la scienziata di psicologia evolutiva Daniela Lucangeli (Presidente dell’Accademia Mondiale delle Scienze Learning Disabilities) stava dimostrando a livello neurologico ciò che io andavo dicendo; oltre che spiegare perché dire disturbo ‘evolutivo’ non significasse che nasce in età evolutiva, ma che si evolve, che matura, motivo per cui io potei affermare, senza neanche saperlo, che i bambini con difficoltà di apprendimento nella lingua scritta e/o parlata e/o nella matematica, con una specifica relazione pedagogica e capacità didattica, recuperavano.


Oggi la Lucangeli dimostra neurologicamente quello che la teoria psichiatrica di M. Fagioli mi aveva già fatto comprendere, affermando lei stessa che i disturbi dell’apprendimento sono il più delle volte conseguenze di docenti impreparati a modellare la propria didattica sulle caratteristiche mentali del bambino e a ripetere l’argomento affinché lo studente non lo abbia assimilato (Ripetita iuvant, ovvero “Le cose ripetute aiutano”). La Lucangeli ha più volte spiegato come un approccio pedagogico sbagliato che incute paura, angoscia e ansia negli studenti, provochi a livello neurologico un blocco nello sviluppo delle connessioni sinaptiche e pertanto delle competenze che il bambino dovrebbe acquisire, causando poi tutte le certificazioni di cui il mondo della scuola ne è pieno ingiustificatamente.


Bene. Per anni sul web mi hanno aggredita e insultata perché come pedagogista mettevo in discussione le certificazioni dei medici, seppur ne indicavo le criticità. Mi chiedevo come potessero arrivare a tali conclusioni, ovvero a dichiarare che il bambino era affetto da qualche disturbo dell’apprendimento, se nessuno di loro metteva mai in discussione la competenza dell’insegnante e l’ambiente che circondava il piccolo, facendo ricadere interamente sul bambino tutta la responsabilità della sua difficoltà di apprendimento, come se lo stesso vivesse in autonomia senza relazioni e senza provare alcuna emozione. Così facendo ovviamente si sottolineava che il disturbo fosse geneticamente determinato, anche se nessuno ancora oggi lo ha mai potuto realmente dimostrare.


In questi giorni ci aspettiamo, dopo tutta l’attività scolastica che i bambini hanno perso e/o svolto in maniera superficiale a causa del Covid-19, che ci siano un’altra valanga di certificazioni a motivare i vuoti e le carenze che i bambini inevitabilmente avranno accumulato.

Dato che ho spiegato altre volte nei miei articoli quanto pesi sull’autostima dei bambini la certificazione e pertanto sul loro rendimento scolastico (la Lucangeli direbbe sul loro sviluppo della potenzialità connettomica), invito le famiglie a pensare a un recupero delle carenze piuttosto che all’ipotesi che il proprio bambino sia affetto da deficit evolutivi per cui poi necessiterebbe di cure che non porterebbero a risultati, in quanto privati della didattica e pedagogia adeguata di cui invece avrebbero bisogno. 


Dato che purtroppo ci sono molti insegnanti poco competenti sulla nuova didattica, sulle conoscenze psichiche dei bambini, meno che mai su gli ultimi sviluppi della neurobiologia, dato che molti di loro non si sono resi conto dell’evoluzione dei tempi e delle implicazioni che ne consegue a livello didattico e relazionale, e soprattutto dato che sono pronti a scaricare su professionisti della cura il problema dell’istruzione per quanto concerne gli studenti più lenti o che sono rimasti indietro, invito i genitori a mantenere la calma quando gli verranno suggerite ipoteticamente dagli insegnanti certe disfunzioni evolutive e affidarsi prima di qualunque altra ipotesi a un bravo docente che possa far recuperare serenamente ciò che non si è compreso; prima ancora di permettere a qualcuno poco competente di dire che il vostro bambino ha qualche deficit inesistente.


Dr.ssa Tiziana Cristofari

© Tutti i diritti riservati


NB: L’immagine dell’articolo è ovviamente una provocazione.


*T. Cristofari, Cos’è l’educazione e come si educa. Perché si ammalano i bambini. La pedagogia prima della patologia, in corso di stampa.


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