mercoledì 5 agosto 2026

Quando le idee diventano una colpa

 


Da una ferita personale nasce una domanda collettiva: vogliamo continuare soltanto a guardare, oppure unirci per difendere la libertà, la dignità e il diritto di ciascuno a non essere costretto a conformarsi?

Lettera aperta alla politica e all’informazione per una rivoluzione gentile contro il conformismo

Ai rappresentanti delle istituzioni,
alle forze politiche,
alle redazioni giornalistiche,
a chiunque consideri ancora la libertà di pensiero un fondamento della democrazia.

Scrivo questa lettera dopo aver vissuto un’esperienza personale dolorosa, ma non desidero raccontarla per ottenere compassione né per regolare un conto privato. La racconto perché temo che ciò che mi è accaduto rappresenti il sintomo di un clima culturale sempre più diffuso: un clima nel quale avere determinate idee, manifestarle civilmente e non corrispondere al modello dominante può diventare un ostacolo persino nell’accesso al lavoro.

Una scuola che aveva deciso di assumermi ha cambiato idea dopo aver ricevuto informazioni scorrette sul mio conto. La mia preparazione, la mia esperienza e il lavoro concretamente svolto nel corso degli anni sono passati in secondo piano. A pesare sono state alcune convinzioni religiose e politiche che mi sono state attribuite, anche sulla base di una frase rintracciata sul mio profilo Facebook.

sabato 1 agosto 2026

La tirannia del merito entra in classe



Quando la scuola cresce vincitori e perdenti

Nel suo libro La tirannia del merito, Michael J. Sandel mette in discussione una delle convinzioni più radicate nelle società contemporanee: l’idea che ciascuno occupi il posto che merita e che il successo sia il risultato esclusivo del talento, dell’impegno e della volontà individuale.

A prima vista, il merito sembra un principio giusto. Premiare chi si impegna appare certamente preferibile rispetto a favorire qualcuno sulla base della nascita, della ricchezza o delle conoscenze familiari. Eppure Sandel mostra come la meritocrazia, quando diventa una visione complessiva della società, produca conseguenze profondamente ingiuste. Chi raggiunge il successo finisce per attribuirlo interamente a sé stesso; chi rimane indietro, invece, non sperimenta soltanto una sconfitta, ma viene portato a considerarsi responsabile e colpevole della propria condizione.

La società meritocratica non si limita dunque a distribuire in modo diseguale opportunità e riconoscimenti: attribuisce un diverso valore alle persone. Ai vincitori consegna l’orgoglio di sentirsi artefici del proprio destino; ai perdenti lascia l’umiliazione di pensare di non essere stati abbastanza capaci, abbastanza determinati o abbastanza meritevoli.

Questa stessa dinamica può entrare molto presto nella vita dei bambini. Può entrare proprio a scuola.

lunedì 27 luglio 2026

Ogni esame insegna. Anche all'università.


Ci sono esperienze che, pur nascendo da vicende personali, finiscono per diventare occasioni di riflessione più ampie.

Al termine della recente sessione estiva di esami del Corso di Laurea in Scienze della Formazione Primaria, mi sono trovata a interrogarmi non tanto sui voti ottenuti – tutti gli esami sono stati superati – quanto sul significato educativo delle esperienze vissute.

Queste riflessioni non nascono dal desiderio di contestare singoli docenti o di mettere in discussione valutazioni ormai concluse. Nascono, piuttosto, da una domanda che mi accompagna da molti anni, prima ancora di tornare all'università:

Che cosa significa davvero insegnare?

lunedì 20 luglio 2026

Manifesto della Pedagogia Preventiva


Educare prima che sia necessario riparare

Ogni società rivela ciò che è attraverso il modo in cui guarda i bambini, accoglie le fragilità e risponde alle difficoltà.

Troppo spesso interveniamo soltanto quando il disagio è ormai evidente: quando un bambino non riesce più ad apprendere, quando si sente escluso, quando la famiglia è stanca, quando la scuola non sa più come aiutarlo. La pedagogia preventiva nasce dalla convinzione che non sia sufficiente riparare ciò che si è spezzato. Occorre creare, fin dall’inizio, le condizioni perché ogni persona possa crescere, apprendere e sentirsi riconosciuta.

Prevenire non significa controllare il futuro. Significa osservare, ascoltare e assumersi la responsabilità di agire prima che una difficoltà diventi una condanna.

domenica 19 luglio 2026

La pistola lasciata a terra

 


Quando la politica dimentica che ogni scelta è anche un atto educativo

A terra c'era una pistola. Bastava raccoglierla. Bastava premere un grilletto. Nessuno, probabilmente, avrebbe condannato quella ragazza di tredici anni appena uscita da Auschwitz. Dopo tutto ciò che aveva visto, dopo tutto ciò che aveva subito, dopo avere perso quasi tutta la sua famiglia, chi avrebbe potuto dirle che non ne aveva il diritto?

domenica 15 febbraio 2026

La banalità del male dentro la scuola

 


Spesso sono stata dalla parte dei genitori. La percezione che molti insegnanti non amino il proprio mestiere mi ha sempre fatta arrabbiare: etichettare senza motivo, non trovare i giusti canali di comunicazione per far sì che l'apprendimento risulti possibile per tutti. Ma c'è anche l'altra metà del cielo. C'è spesso il genitore che interferisce nel lavoro del docente fino ad avere a volte atteggiamenti nazisti. 

Lo so, è un'affermazione forte, ma quando senti dire per futili motivi da un genitore o più,"non mi è piaciuto ciò che ha detto quella docente, quindi mandiamola via" è un pensiero nazista profondissimo e violentissimo. Ma mi spiego meglio.