Spesso sono stata dalla parte dei genitori. La percezione che molti insegnanti non amino il proprio mestiere mi ha sempre fatta arrabbiare: etichettare senza motivo, non trovare i giusti canali di comunicazione per far sì che l'apprendimento risulti possibile per tutti. Ma c'è anche l'altra metà del cielo. C'è spesso il genitore che interferisce nel lavoro del docente fino ad avere a volte atteggiamenti nazisti.
Lo so, è un'affermazione forte, ma quando senti dire per futili motivi da un genitore o più,"non mi è piaciuto ciò che ha detto quella docente, quindi mandiamola via" è un pensiero nazista profondissimo e violentissimo. Ma mi spiego meglio.
Siamo arrivati al punto di pensare che qualunque cosa non ci piaccia nella scuola, non corrisponde al proprio sentire, può essere facilmente eliminato.
Lo vediamo tutti i giorni sui social quanto sia facile diffamare, denigrare, insultare e avere un seguito di insulti, denigrazioni, un seguito di imbecilli. Lo stesso seguito che ha avuto Hitler o Mussolini, in riferimento allo sterminio di ebrei, omosessuali e tutte le diversità non gradite al regime. Ricordate Anna Harent con "La banalità del male”? Le persone ordinarie, mediocri, che smettono di pensare e si limitano a obbedire, che si conformano e rinunciano alla responsabilità morale personale. Questo è quello che diceva Anna per spiegare perché tanta gente ha seguito Hitler. Ecco, queste persone sono anche quelle che stanno sui social, quelle che hanno sempre in mano WhatsApp, quelle che seguono gli imbecilli. Durante il fascismo si eliminava l'altro con la pistola, con le carcerazioni improprie, con le leggi razziali, oggi si fa con la diffamazione sui social, ripeto, soprattutto WhatsApp, perché è diretto, non ti fa attendere e dà immediata soddisfazione.
Il pensiero profondo quindi non è cambiato. La legge del più forte, del più ricco e del più stupido direi, è sempre in prima fila.
È vero, nella scuola, come in tutte le professioni c'è chi è più o meno bravo, chi più o meno capace, ma inorridiscono a questo continuo pensiero profondo che per cambiare le cose basti un clic. Che nella scuola diventa, al primo ostacolo, un coro di "mandiamola via”.
Se ognuno guardasse ai propri errori professionali e genitoriali con una certa capacità autocritica, una certa onestà intellettuale, potrebbe anche intravedere che esiste una possibilità democratica e intelligente per affrontare le questioni. E invece, si preferisce la legge del più forte, di chi sente di avere il coltello dalla parte del manico per colpire le fragilità e sentirsi vivi, senza però rendersi conto che sono privi di dignità.
Ci chiediamo poi stupiti il motivo di tutta questa violenza giovanile, ma non ci domandiamo quanta aggressività nascosta sta in un pensiero genitoriale di eliminazione (come quello nazista), di un “mandiamola via” senza un confronto, senza un appello, senza un vissuto di tolleranza e rispetto per le idee e per la professione altrui. Ma con la semplice imposizione della forza (che sia economica, di ruolo, di supremazia ecc).
L’intolleranza nasce in famiglia, anche se poi si chiede alla scuola di riparare ai danni con progetti vari e si colpevolizza se non lo si fa. Ma, badate bene, se l’insegnante insegna il pensiero divergente, allora “mandiamola via”, perché non dice quello che ci fa comodo che vogliamo sentire: il nostro pensiero. Come se si potesse poi essere tutti uguali e conoscere il pensiero altrui!
Quello che in 25 anni di lavoro ho visto e sentito direttamente e indirettamente nel mondo della scuola, sia da parte di insegnanti che da parte delle famiglie è aberrante, prima o poi ne farò un libro e sono certa che in tanti ci si ritroverebbero.
Quello che oggi si chiama analfabetismo di ritorno (per non aver più letto un libro dopo il proprio percorso scolastico) è una delle cause di questo dietrofront democratico, dove l’evoluzione informatizzata che fa sentire tutti intelligenti, preparati e colti, da ignoranti, non ha portato cultura democratica che nasce dallo studio e l’alfabetizzazione data dai libri con la fatica e con la comprensione dei fatti e delle realtà scientifiche concrete, ma ha portato distanza tra le persone, odio e sopraffazione; ha portato lo svilimento di un sentire umano a favore di un tornaconto economico/personale disumanizzante basato sull’ignoranza e la prepotenza. E non vi è traccia di un miglioramento…
Le politiche scolastiche rimangono relegate a una vecchia impostazione didattico-pedagogica a dispetto delle linee guida dell’Unione Europea. La scuola italiana sta diventando la peggiore in Europa (se non lo è già), ma si fa finta di niente, si preferisce chiudere gli occhi e dar sfogo al proprio pensiero nazista, ignorante, coercitivo e prevaricatore del “mandiamola via”, in una Italia purtroppo di precariato, dove questa fragilità dell’insegnante diventa la forza coercitiva dei genitori.
Mi auguro solo che questi poveri bambini possano costruirsi anche autonomamente, in un futuro non troppo lontano, la capacità di pensare democraticamente e di imparare ad accogliere un pensiero divergente.
Lo auguro ai genitori e ai loro figli, che possano comprendere la "banalità del male" di un mondo spesso ambiguo e meschino, che trova facile imporre un unico punto di vista eliminando l’avversario fisicamente con un pensiero nazista come “mandiamola via”.
Dott.ssa Tiziana Cristofari
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