giovedì 10 agosto 2023

Genitori: fate attenzione alle prime richieste dei docenti

 


Vi ricordate i vostri primi giorni di scuola? L’emozione e la paura di andare incontro a nuove amicizie, l’incognita delle insegnanti; la cartella (oggi lo zaino) con il nuovo astuccio, il diario, i quaderni con i personaggi dei cartoni animati… La fotografia con il grembiule prima di uscire di casa; oggi le fotografie si fanno in ogni contesto, ma poco cambia.

Personalmente ricordo tutto questo. Immagino che, molte mamme, oltre a ricordare il proprio primo giorno di scuola, ricordano i primi giorni di scuola dei propri figli e molte ricorderanno i primi giorni di quest’anno. E speriamo che il ricordo possa essere positivo!

Ogni memoria dei primi giorni di scuola vorremmo che non fosse mai dimenticata perché positiva, ma purtroppo non è così per molti genitori e ovviamente per molti bambini. I primi giorni di scuola, diciamo i primi due mesi, anche tre, possono diventare un vero inferno.

Questo perché negli ultimi decenni un interesse politico ed economico ha messo radici profonde nelle aule scolastiche dando una formazione universitaria ai nuovi docenti molto fragile nelle materie umanistiche (pedagogia, psicologia, antropologia, storia, sociologia ecc.), mentre per l’aggiornamento ha creato una formazione opportunistica e fuorviante della loro professione.

Vari corsi per l’aggiornamento regolarmente riconosciuti dalle Regioni e di cui le insegnanti si glorificano di averne preso parte, hanno opportunamente costruito nella mente degli insegnanti una serie di indicazioni poco attendibili, affinché i bambini meno prestanti possano essere attenzionati creando una condizione ad hoc che li porti a risultati finali positivi. Ma tutto questo non perché si fa leva su una pedagogia basata sull'equità, ovvero nel rispetto delle caratteristiche individuali familiari e sociali oltre che culturali dei bambini, ovvero sulle caratteristiche educative/antropologiche, ma piuttosto con indicazioni frammentarie e fuorvianti sulle potenzialità cognitive dei bambini, che servono solo a deresponsabilizzare il personale docente e concedere alle scuole la possibilità di alzare arbitrariamente la qualità della loro istruzione al momento delle prove Invalsi con l’esonero o il giustificativo per chi è certificato, oltre che, per chi organizza i corsi, vendere il più possibile libri, corsi, certificazioni, terapie ecc.

Tutti gli anni oramai da diversi anni verso novembre ho una richiesta esponenziale di consulenze pedagogiche/didattiche per i bambini delle scuole primarie. Perché proprio a novembre? Semplice, perché in due mesi, insegnanti con nessuna preparazione su cosa sia la capacità di apprendimento e su come si sviluppi la capacità di apprendimento, su cosa sia la pedagogia, su cosa sia l'educazione didattica e come si muovono verso tutti i bambini, si arrogano il diritto di fare diagnosi, o meglio, di invitare sollecitamente e frequentemente la famiglia a far fare ai propri figli una valutazione cognitiva per qualunque realtà individuale che non rientra nella “loro” norma.

Pertanto si richiedono valutazioni se nei primi due mesi di scuola il bambino non sa stare seduto, non capisce tutto quello che gli si richiede, utilizza un solo colore delle matite nell'astuccio, non riesce a seguire la linea del rigo sul quaderno, è lento, non sa ritagliare, chiacchiera troppo, guarda continuamente fuori dalla finestra, non capisce l’italiano (perché proveniente da un altro Paese), non ascolta l’insegnante, disegna tombe, gioca ancora con i giocattoli che si porta da casa, risponde male, chiede continuamente di andare in bagno, non ricorda l’alfabeto, non riesce a contare fino a cinque o non ricorda i numeri fino a dieci e tantissime altre motivazioni inaccettabili da parte delle insegnanti che affliggono costantemente i genitori o i nonni che vengono a riprenderli dopo l'orario scolastico.

Questo martellamento che i genitori subiscono ogni giorno anche davanti agli altri genitori, sono una delle cause più frequenti che rovinano l'ingresso a scuola dei bambini nella primaria e a volte anche il rapporto genitori-figli che fino a quel momento riponevano in loro grandi aspettative. Atteggiamenti ingiustificati degli insegnanti che non sanno aspettare il primo giorno stabilito dalla scuola per il colloquio e per parlare privatamente, ma soprattutto che non sanno attendere che il bambino o la bambina possano ambientarsi nel nuovo contesto scolastico che influisce enormemente sulle potenzialità cognitive.

È come se le insegnanti facessero una gara a chi per prima trova nei nuovi bambini un disturbo specifico dell'apprendimento e se ne possa poi gratificare con le colleghe. Questo anche per mettere subito avanti le mani e cominciare a dire ai genitori che se i loro figli non sono al pari degli altri non è certo per colpa loro ma perché lo studente ha un problema.

Da questo momento in avanti, cari genitori, la vostra vita diventa un’odissea.

Tenete presente che la scuola, se non l'insegnante stessa, saprà adeguatamente indicarvi il giusto centro per la diagnosi o la giusta psicologa o la giusta logopedista. Mai che propongano invece un rinforzo con una insegnante o al più una pedagogista. Eppure nel passato si faceva di mandare il proprio figlio da un’insegnante nel pomeriggio! Perché oggi non si fa più?

Lasciate che vi dia qualche suggerimento.

La risposta alla domanda precedente sta nella paura dell'insegnante di un miglioramento del bambino, se il bambino migliora si potrebbe pensare (giustamente) che il problema è lei, la docente; se il bambino migliora è palese che non ha alcun disturbo dell’apprendimento. Quanti insegnanti sono pronti a mettersi in discussione?

Sicuramente dovete dubitare ampiamente di ciò che vi stanno dicendo se lo fanno dopo due mesi di scuola.

Dubitate ampiamente di ciò che vi stanno dicendo se hanno il numero di telefono della psicologa, della logopedista, del centro per la diagnosi, nel loro cellulare o nella loro agenda.

Se dopo due/tre mesi di scuola l’insegnante solleva obiezioni sulle capacità cognitive/comportamentali di vostro figlio, dubitate voi delle capacità dell’insegnante, perché un’insegnante intelligente e preparata, sa benissimo che il primo anno di scuola elementare o primaria (come preferite), è un anno difficilissimo per i bambini perché non sono scolarizzati, ovvero non hanno tutte quelle caratteristiche tipiche che servono per imparare a leggere e a scrivere: star seduti, concentrati, saper ascoltare e saper tenere una penna in mano, ma anche soprattutto avere la costanza di farlo per tante ore. Oltre al fatto che il bambino deve abituarsi all'insegnante stessa, e che non è detto che questa insegnante sappia farsi accettare dai bambini, motivo per cui molti fanno ancora più fatica di altri nell’apprendimento. La relazione è alla base della potenzialità di apprendimento dei bambini. Se la relazione fallisce è molto probabile che insorga una difficoltà di apprendimento.

Maria Montessori più di cent'anni fa considerava l'età giusta per affrontare il primo anno delle scuole elementari quella dei sette anni, perché sosteneva che molti bambini a sei anni non avessero uno sviluppo neuronale sufficiente per affrontare il primo anno di scuola. Vi posso garantire che non solo aveva ragione la Montessori, perché posso confermare che alcuni bambini fanno più difficoltà il primo anno, ma nel secondo recuperano tutto lo scarto con gli altri compagni della classe in quanto i sette anni significano una capacità cognitiva più ricca, ovvero più recettiva ad affrontare i contenuti di studio.

Vorrei poi portarvi all'attenzione del fatto che, ad esempio, l'ospedale Bambino Gesù di Roma non fa test di prestazioni cognitive a bambini che ancora non frequentano il terzo anno di scuola. Questo vorrà pur dire qualcosa no?

Concludo dicendo che è importante non fare esperimenti sui vostri bambini, nel senso che se vi fanno sorgere il dubbio che vostro figlio ha dei problemi cognitivi, e se cominciate a fargli fare iter di screening per le diagnosi sulle loro prestazioni scolastiche, siccome i bambini non sono stupidi, cominceranno a pensare di non essere come gli altri e ci sarà il cosiddetto Effetto Pigmalione*, ovvero la profezia che si autoadempie. Questo significa che i vostri figli cominceranno realmente ad andare male a scuola perché convinti di non poter far bene, di non essere come gli altri, di essere stupidi, pensiero questo, che li convincerà a non fare, a non provarci neppure e confermeranno involontariamente quanto erroneamente e irresponsabilmente i docenti andavano sbandierando.


Dr.ssa Tiziana Cristofari

© Tutti i diritti riservati


*Pigmalione in classe, Robert RosenthalLenore Jacobson, Franco Angeli, 1999


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