giovedì 2 settembre 2021

Ci resta solo di farci una risata… amara naturalmente!

Ci resta solo di farci una risata… amara naturalmente!
La politica ancora una volta è riuscita a mettere tutti contro tutti. Anzi, questa volta ha fatto anche di più, perché non esiste più un’identità di Governo. E allora si presenta alla vista del cittadino un’accozzaglia di personaggi uniti solo dal desiderio di non mollare le poltrone e/o di conquistarne altre. Ed è così evidentemente visibile, che non mi stupirebbe se alle prossime elezioni andasse a votare solo il 40% della popolazione. Probabilmente per la prima volta dopo 31 anni, in quel 40% io non ci sarò.

Quello che succede di orribile in questi giorni nel nostro Paese è disarmante: politici della stessa maggioranza di Governo che si insultano come buffoni, una scienza senza credibilità, violenza a non finire su tutti e tutto per chi vuole tutelare la vita degli stessi cittadini. Se non fossi italiana non ci crederei!

Sei a favore dei vaccini? Aspettati nei tuoi confronti atti di violenza, ingiurie, minacce. È meglio non parlare, non esprimersi, non schierarsi. Quando ti chiedono se sei a favore dei vaccini, rispondi: e tu? Così puoi capire da che parte stare e poi, stacci. Questo è fondamentale.

Perché se non fai così, ti devi guardare le spalle, devi sperare che qualcuno non ti sputi in faccia (come atto supremo di aggressione della Covid) gridandoti: così vediamo se ti ammali! 

lunedì 30 agosto 2021

Passione e desiderio… e poi sì, la mia scuola è meravigliosa come i miei bambini!

Passione e desiderio
Qualche giorno fa nel tentativo di mettere ordine in un armadio mi sono ritrovata a sfogliare l’album delle fotografie di quando ero piccola e andavo a scuola: grembiule, cartella e un ricordo lontano di emozioni positive per i primi giorni di scuola in quelle che allora si chiamavano elementari. Ricordo quegli oggetti nuovi, i quaderni, l’astuccio con le matite colorate, ricordo il batticuore. Tutte sensazioni legate ai primi incontri in classe con la maestra e i compagni; poi durante l’anno subentrava la paura e quelle emozioni svanivano per ripresentarsi però l’anno successivo al nuovo inizio. Chissà forse la paura vissuta si dimentica, o forse si spera che il nuovo anno possa essere diverso, o forse siamo diversi noi perché cresciute. Tant’è che qualunque sia la motivazione, ricordo quei primi giorni di scuola felicemente emozionata, a dispetto di quello che poi durante l’anno avrei sopportato come studentessa poco accettata dalla docente perché affatto brillante.

lunedì 16 agosto 2021

La paura che nasce a scuola e i disturbi dell’apprendimento

La paura che nasce a scuola
Sempre più scienziati, sempre più insegnanti, sempre più pedagogisti, ma anche sempre più bambini parlano di paura che mette radici a scuola. lo fanno gli scienziati come Daniela Lucangeli che relaziona molto bene come la paura interferisca con lo sviluppo neurologico del bambino, o gli insegnanti come Daniel Pennac, che racconta di come lui stesso da studente ha avuto molta paura dei suoi insegnanti riportando pessimi risultati per tutto il percorso di studi e di come, una volta diventato professore (grazie a un docente meraviglioso), per aiutare i suoi studenti più somari (come li definisce lui) abbia dovuto lavorare come insegnante proprio sulla loro paura*.


Anche io nel mio lavoro di pedagogista affronto tutti i giorni questo sentire distruttivo che nasce a scuola con docenti incapaci di relazionarsi agli studenti. Lo affronto restituendo ai bambini un’immagine diversa di insegnante che gli permette di recuperare l’autostima, di credere in se stessi, e pertanto di non avere più paura dell’altro (che sia docente o compagno di scuola), o la paura di non farcela, per cui un compito diventa un inferno, una relazione diventa impossibile e una propria fragilità un problema insormontabile. E non è normale che ciò accada, non è normale che un bambino provi paura andando a scuola. Si può provare tensione per un compito in classe, per una interrogazione, ma la paura no, quella distrugge, inibisce la connessione sinaptica, la formazione di nuovi neuroni, rovina la propria immagine di sé; in breve: la paura ostacola l’apprendimento del bambino.

domenica 8 agosto 2021

Quando a scuola il bambino ha paura

«Quando non ero l'ultimo della classe, ero il penultimo. (Evviva!) Refrattario dapprima all’aritmetica, poi alla matematica, profondamente disortografico, poco incline alla memorizzazione delle date e alla localizzazione dei luoghi geografici, inadatto all'apprendimento delle lingue straniere, ritenuto pigro (lezioni non studiate, compiti non fatti), portavo a casa risultati pessimi che non erano riscattati né dalla musica, né dallo sport, né peraltro da alcune attività parascolastiche. […]

Da dove veniva la mia somaraggine. Figlio della borghesia di Stato, cresciuto in una famiglia affettuosa, senza conflitti, circondato da adulti responsabili che mi aiutavano a fare i compiti… Padre laureato al politecnico, madre casalinga, nessun divorzio, nessun alcolizzato, nessun caratteriale, nessuna tara ereditaria, tre fratelli con il diploma di maturità (scientifica, ben presto due ingegneri e un ufficiale), ritmi regolari, alimentazione sana, biblioteca di famiglia, orizzonte culturale conforme all'ambiente all’epoca […] Conversazioni a tavola tranquille, allegre e colte. Eppure, un somaro.

Paura dell'iniezione, ecco una metafora eloquente: tutti i miei anni di scuola passati a fuggire professori visti come dei dottoroni armati di siringhe gigantesche e incaricati di inocularmi quel bruciore denso, la penicillina degli anni 50, una specie di piombo fuso che iniettavano nel corpo di un bambino.

In ogni caso, sì, la paura fu proprio la costante di tutta la mia carriera scolastica: il suo chiavistello. E quando divenni insegnante la mia priorità fu alleviare la paura dei miei allievi peggiori per far saltare quel chiavistello, affinché il sapere avesse una possibilità di passare.»*

Ora, far passare quella paura, è anche il mio obiettivo: una paura che blocca, impedisce, inibisce l’apprendimento di bambini assolutamente normali… Le certificazioni tengono conto della paura dei bambini?


Dr.ssa Tiziana Cristofari



*Daniel Pennac, Diario di scuola.


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venerdì 16 luglio 2021

Ho bisogno del pedagogista, non del tutor!

Questo è quello che direbbero i bambini con difficoltà di apprendimento ai propri genitori se ne avessero la possibilità.

Mi capita spesso che genitori, ma anche professionisti esperti, mi chiedano se io faccio da tutor per i bambini con i disturbi dell’apprendimento. Questo capita perché ancora c’è molta confusione sulle competenze del pedagogista.

Provo nuovamente a fare chiarezza anche sulla definizione di tutor e del perché non è una parola che si può accostare al lavoro del pedagogista.

giovedì 8 luglio 2021

Perché dovrei chiedere una consulenza alla pedagogista?

Qualche giorno fa un’amica mi raccontava di aver parlato con una mamma preoccupata per l’andamento scolastico e il comportamento del suo bambino, ma nel momento in cui le ha proposto di fare una consulenza con una pedagogista, lei le ha chiesto perché avrebbe dovuto farlo. La mia amica mi ha guardato e ha concluso che, nonostante mi conoscesse bene, non era sicura fosse stata capace di spiegarle il perché. Allora le ho proposto un esempio che avrebbe potuto riportare in futuro a chi glielo avesse chiesto.

domenica 4 luglio 2021

Non voglio certificare mio figlio

Non voglio certificare mio figlio

“Non voglio certificare mio figlio” mi dicono i genitori che spesso vengono da me. Domando loro perché non vogliono anche se può sembrare una provocazione, e spesso restano senza parole, ci pensano un po’ su e poi, quasi credendo di dire un’assurdità mi rispondono: “perché non penso che mio figlio sia stupido o malato o problematico… o usano altri corretti aggettivi… per descrivere il loro bambino.

giovedì 24 giugno 2021

Non possiamo chiamarci tutti Edison solo perché sappiamo come si accende una lampadina

Non possiamo chiamarci tutti Edison solo perché sappiamo come si accende una lampadina
Siamo ormai tutti (o quasi) diplomati. Questo significa che a scuola ci hanno insegnato a leggere anche se poi non siamo diventati filosofi o a contare, anche se poi non siamo dei matematici.

Ci hanno insegnato la teoria della relatività anche se non siamo A. Einstein o a calcolare il teorema di Pitagora anche se non lo incarniamo. Ci hanno insegnato il corpo umano: quante ossa abbiamo e dove sono collocate, come funziona la circolazione sanguigna, ma non siamo medici. Allora cos'è che fa un filosofo, un matematico, uno scienziato, un medico se non un percorso specifico di studi che lo qualifica come tale? Sono sicura però che il filosofo conosce anche la matematica o viceversa, che uno scienziato in fisica sa scrivere poesie o un avvocato potrebbe fare il romanziere come Steve Berry.

sabato 19 giugno 2021

Nocciolina, la cagnolina che ride

Ho da 6 anni una cagnolina presa al canile quando aveva già 4 anni. L’inizio è stato difficile: non veniva a guinzaglio e se si sentiva minimamente tirare si sdraiava per terra fino a farsi trascinare, mi faceva i dispetti, se riusciva scappava. Aveva preso bastonate e calci fino a spezzarle i denti… 7 kg di peso… uno scricciolo, che però non è servito a evitarle la violenza. Quando l’ho presa era terrorizzata da tutto: dagli uomini, dagli altri cani, dalla fogliolina che cadeva dall’albero. Oggi è una nonnina di una dolcezza infinita, non ha più paura degli uomini, ma è rimasta diffidente. Mi viene dietro senza guinzaglio e ogni nostro sguardo è una vera intesa. 

sabato 12 giugno 2021

La scuola futura: un eccellente inaspettato presidio ospedaliero

La pandemia ci ha lasciati quasi tutti stanchi e un po’ confusi. Ci ha fatto arrivare all’estate con poca voglia di viaggiare, forse anche di uscire. Certo, non per tutti è così. Ci sono quelli che a parte un po’ di restrizioni hanno vissuto questo periodo come un’anomalia tutto sommato accettabile. Non è stata accettabile invece per chi è rimasto senza soldi, per chi ha perso il lavoro, per chi ha subito un lutto, per chi è stato male e non ha potuto avere i suoi familiari accanto e per chissà quanti altri gravi motivi. Ma che importa, in fondo sono sempre una minoranza (anche se dipende dal punto di vista).

Tutti dicevano che le cose sarebbero cambiate; ci si riempiva la bocca e i manifesti di “andrà tutto bene”; si diceva che la sanità sarebbe migliorata, che l’ultimo, non sarebbe forse stato più tanto ultimo. 

Ora il Paese sta riaprendo, e a parte chi non ha voglia di viaggiare per i motivi detti e non detti, molti sembrano che si comportino come se nulla fosse mai successo, e ce lo dovevamo aspettare. Nella paura si dicono tante cose belle e scaramantiche, nei fatti poi se ne fanno tutt’altre. Ad esempio è sotto gli occhi di tutti (almeno di quelli che ne hanno avuto bisogno) come la sanità sia peggiorata, come

martedì 4 maggio 2021

Cosa non è educazione

«Cominciamo con il dire cosa non è educazione.

L’educazione non è organizzare una gita ecologica ed ‘educare’ alla salvaguardia della natura, questa piuttosto è istruzione, conoscenza, sapienza di determinati argomenti fatta attraverso una gita scolastica nella natura.

L’educazione non è ‘educare’ alla giusta alimentazione. Di nuovo, piuttosto è istruire alla conoscenza degli alimenti e alla loro corretta assunzione per un benessere fisico.

L’educazione non è dire ai propri figli di non mettersi le dita nel naso, questo piuttosto è bon ton, è non creare disgusto negli altri.

L’educazione non è dire ai propri bambini di non prendere o peggio, rubare, gli oggetti degli altri, questo è piuttosto rispettare le regole del vivere civile e in comunità.

L’educazione non è dire ai propri figli di usare un linguaggio senza parolacce, che non sia sguaiato; questo piuttosto è galateo, buon gusto, raffinatezza, cultura elitaria o comunque raffinata… vogliamo chiamarla civile?

Anche se nel sentire collettivo tutto questo è considerato ‘educazione’ e difatti quando uno dice parolacce o risponde sgarbatamente si pensa sia un ‘maleducato’ ovvero un educato male, oppure quando mangia troppi grassi si dice che non ha educazione alimentare, ecc., in realtà tutto ciò appartiene alla cultura della persona, non alla sua ‘educazione’». 

martedì 6 aprile 2021

Come ostacoliamo l’apprendimento dei nostri bambini

Come ostacoliamo l'apprendimento dei nostri bambini

Il mio lavoro si sa è poco conosciuto. Si sa cosa fanno gli insegnanti e cosa fanno gli psicologi, ma i pedagogisti? Dicono che non siamo insegnanti, ma nemmeno psicologi e allora cosa facciamo? Che fossimo una via di mezzo tra l’uno e l’altro? Il primo insegna e il secondo cura e noi? Anche se non si vuole ammettere (soprattutto nella categoria degli insegnanti e degli psicologi) noi, in quanto esperti dell’educazione, siamo degli insegnanti di primo livello con conoscenze della psiche del bambino che ci permette di oltrepassare le impasse che spesso si trovano nel cammino dei nostri studenti e di cui purtroppo gli insegnanti non hanno competenze. Quelle impasse sono gli ostacoli al loro apprendimento. Il nostro sguardo a 360 gradi sulla famiglia, la comunità, la scuola, l’ambiente in cui è inserito lo studente, sulle potenzialità e pertanto le sue capacità di apprendimento, ci permettono di superare quegli ostacoli e consentire al bambino di recuperare le eventuali carenze scolastiche.

mercoledì 10 marzo 2021

Scrivi un pensiero sulla tua scuola e dagli un titolo: La mia scuola è meravigliosa!

Scrivi un pensiero sulla tua scuola e dagli un titolo: La mia scuola è meravigliosa!

 Sì, lo so, sono fortunato, la mia mamma me lo dice spesso. Vado in una scuola dove la maestra mi guarda negli occhi e capisce se sono in difficoltà, così mi aiuta anche se io non le chiedo niente. E poi mi dice anche che sono stato bravo. Il mio amico Antonio va in un’altra scuola, lui torna spesso arrabbiato, la maestra lo sgrida quando non capisce e con la mamma lo sentiamo piangere. A volte mi ha chiesto di aiutarlo nei compiti e quando li facciamo insieme lui è felice. Vorrei che fosse sempre così felice, mi piace quando ride. 

Ho chiesto alla mia maestra perché le altre maestre con lui sono cattive e lei mi ha risposto che purtroppo non a tutte piace fare l’insegnante. Non ho capito allora perché fanno le maestre, forse non lo capirò mai, ma Antonio intanto soffre.

Riccardo (9 anni)



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sabato 6 marzo 2021

Bambini felici a scuola. Ecco come

 

Bambini felici a scuola. Ecco come
Una delle situazioni che reputo fondamentale quando insegno (ai bambini o agli adulti), è sapere che loro stanno bene in quelle ore che passano con me. È importante questo per diversi motivi: perché stanno più attenti, apprendono meglio e tornano alle loro case e ai loro affetti, felici. Quindi stare bene è una prerogativa per rendere felici i bambini di andare a scuola e se questa è una prerogativa, va perseguita a tutti i costi.

Vi dico subito che far star bene gli studenti dipende unicamente da noi docenti. Qualcuno obietterà che a volte gli studenti arrivano a scuola già arrabbiati o pensierosi o di cattivo umore. Vero. Ma lo stato d’animo maldisposto, si maldispone nella relazione. Pertanto come una relazione può rendere di cattivo umore uno studente, allo stesso modo un’altra relazione glielo può far cambiare. Facciamo un esempio che a tutti è capitato almeno una volta (se non spesso) nella propria vita. Ho litigato con mia sorella/fratello o con mia madre/padre e sono furiosa. Ho bisogno di sfogarmi e vado da un’amica che mi ascolta. Piano piano quella sensazione di rabbia si allenta nel raccontare l’accaduto e con l’amica riesco addirittura a ridere di qualche cosa. 

martedì 2 febbraio 2021

Insegnanti curati o formati?

Insegnanti curati o formati?

Mi arrivano continuamente lamentele da parte di genitori e di insegnanti che si accusano a vicenda di una mancanza di educazione dei bambini e pertanto della carenza di una cultura pedagogica a scuola. Ma sì, tutti sono consapevoli che l’educazione e quindi la pedagogia nelle istituzioni scolastiche e anche in famiglia è assente: ne parlano insegnanti, docenti, medici, giornalisti che nei loro talk show ne mettono continuamente l’accento; ne parlano tutti ma senza avere la minima consapevolezza di cosa sia la pedagogia*. E rare volte si interpellano i pedagogisti. Ma allora di che ci lamentiamo?

I Ministri che si succedono alla direzione del MIUR, continuano a decidere (su pressione della casta degli psicologi), che nelle scuole debbano essere aperte le porte prevalentemente ai loro operatori: per tutti questi Ministri (impreparati su cosa sia la pedagogia), gli alunni vanno curati! Però la pedagogia non c’è, e se ci fosse non corrisponderebbe, per fortuna, alla cura, ma rappresenterebbe il massimo livello formativo per la crescita e l’educazione dei nostri studenti. Ma c’è molta confusione tra chi pensa che i problemi scolastici siano imputabili a “difetti” psichici, per i quali ci vuole lo psicologo, e chi invece sostiene che gli studenti non hanno necessità di essere curati, ma solo educati! Ma chi è che educa se non genitori e insegnanti? Voi dite che gli insegnanti non educano? Sbagliato, perché ogni atteggiamento, comportamento, insegnamento, anche didattico, da parte dell’adulto nei confronti di uno studente è un atto educativo. Che però manca, perché la maggioranza degli insegnanti, compresi quelli di scienze della formazione primaria (sigh!), sono quasi completamente privi di conoscenza pedagogica e quindi di capacità educativa. 

lunedì 25 gennaio 2021

La pedagogista e il diario di scuola


I compiti ce li ha mamma, mi dicono spesso i bambini.

Ho finito di stupirmi, sono anni che mi sento dire questa frase.

Che la scuola abbia sempre di più tradito il suo ruolo educativo è un fatto conclamato da tempo e non certo, come spesso vogliono far credere, per colpa della famiglia. 

Il diario è diventato un optional che serve solo ad appesantire lo zaino, visto che i compiti vengo scritti sul registro elettronico ed è diventato un’incombenza della famiglia dire ai propri figli cosa ha assegnato l’insegnante o gli insegnanti, per la volta successiva.

Tutto ciò è allarmante e disarmante.

venerdì 22 gennaio 2021

Ecco perché i medici sostengono la pedagogia nei disturbi dell'apprendimento


Nel 2014 dopo anni di esperienza con i bambini come pedagogista e insegnante, cominciai a scrivere di come a mio avviso i disturbi specifici dell’apprendimento (dislessia, discalculia eccetera) non fossero tutti su base organica geneticamente determinati espressioni di disfunzione cerebrale, ma piuttosto mettevo l’accento sulla carenza di pedagogia, ovvero di educazione e di didattica adeguata*.

I miei studi di psicologia sulla teoria di Massimo Fagioli a supporto del mio lavoro, mi avevano portata alla conclusione che determinati comportamenti, parole e modalità di interazione degli adulti causavano specifiche risposte negative o positive nell’apprendimento dei bambini.

giovedì 10 dicembre 2020

Quali sono i regali educativi?

 

Quali sono i regali educativi

Ieri a Radio Cusano, la giornalista Annalisa Colavito mi ha posto questa domanda alla quale ho dato una risposta che vorrei maggiormente specificare.

Per essere più chiari sul concetto di quali sono i regali educativi innanzitutto dobbiamo sapere cos’è l’educazione e se eventualmente esisterebbero dei regali educativi. 

Vi deluderò subito, non esistono regali (oggetti) educativi, al più esistono regali (oggetti) istruttivi. Facciamo degli esempi: il gioco del corpo umano, delle costellazioni, quelli che trattano della storia o della geografia ecc, sono regali istruttivi, ovvero insegnano dei contenuti nozionistici-culturali giocando. La bambola, la macchinina, il trenino o la Barbie, sono considerati giocattoli non istruttivi, anche se io non sono d’accordo nel pensare che non veicolino istruzione, perché ad esempio è possibile comprendere come è fatto il corpo umano (almeno esteriormente) semplicemente guardando una bambola, o capire come è fatta una macchinina aprendo gli sportelli o girando le ruote. Certo è che l’apprendimento di nuove conoscenze dipende anche dall’età del bambino: se a tre anni posso imparare le prime nozioni del corpo umano guardando una bambola, a 6/7 anni vorrò sapere di più e allora magari il libro con il gioco del corpo umano annesso è quello che mi aiuta a comprendere meglio, idem per la macchinina. 

Ma tutti i giochi fin qui citati non sono educativi*. Perché?

In pochissime parole, anche se il discorso è molto complesso, i giochi non sono educativi perché l’educazione è la capacità dell’adulto di creare una relazione con il mondo infantile che lascia un segno; l’educazione è l’essenza dell’adulto. È la relazione che educa, non il gioco.

Pertanto, educo nel momento in cui, con qualunque oggetto regalato al mio bambino o alla mia nipotina, ci gioco insieme. Fuori dal contesto relazionale non c’è educazione. Pertanto non esistono giocattoli educativi, ma esistono relazioni che educano attraverso il gioco.


Dr.ssa Tiziana Cristofari

© Tutti i diritti riservati


*T. Cristofari,  Come ostacoliamo l'apprendimento dei nostri bambini. Cos’è l’educazione e come si educa. La pedagogia una prevenzione primaria, disponibile da Aprile 2021.



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domenica 6 dicembre 2020

Mamma, i compiti li faccio da sola altrimenti non cresco!

 

Mamma, i compiti li faccio da sola altrimenti non cresco

Le mamme chiocce italiane sono sempre molto attente ai piccoli quando cominciano la scuola e una delle caratteristiche che le distingue è proprio la quasi “ossessione” nel seguire i propri figli nei compiti per casa. Per quanto possa sembrare una situazione positiva, di fatto non lo è. Ma andiamo per punti.

martedì 3 novembre 2020

I bambini non sono malati, i bambini vanno educati!*

I bambini non sono malati, i bambini vanno educati!

Trovo alquanto sconfortante quello che sta succedendo ai nostri bambini.

Come si può pensare di giustificare ogni loro atteggiamento, ogni difficoltà incontrata sul percorso di crescita con una patologia (anche se gli studiosi ipocritamente la definiscono “difficoltà” di apprendimento). Se fosse realmente considerata una difficoltà, ci dovrebbe essere l’adulto (genitore o insegnante che sia) a tendere una mano per superare quella salita in senso pedagogico. E invece no, ci vuole il medico, lo specialista che faccia la certificazione e poi sia quel che sia del futuro del bambino.

Siamo talmente soggiogati dalla medicina a tutti i costi, per deresponsabilizzarci dalle nostre competenze genitoriali ed educative, da non renderci conto di come la scuola sia diventata un ospedale: ci sono più insegnanti di sostegno e psicologi che docenti!

Come si può chiudere gli occhi davanti ai propri figli che arrancano dicendogli: “non preoccuparti, ora facciamo una bella visita dal neuropsichiatra infantile che ti darà la pillolina giusta per calmarti o il foglio di via per passare l’anno scolastico”. Ma quasi mai si sente dire dall’adulto, genitore o insegnante che sia, “forse sto sbagliando io; forse non ho capito cosa significa educare; forse devo aggiornarmi con la didattica; forse il mio atteggiamento nei confronti dei miei studenti o dei miei figli, non va bene. Forse dovrei conoscere meglio la pedagogia… l’educazione”.