lunedì 23 ottobre 2017

Bambini trattati come automi: lettera aperta alla Ministra dell'Istruzione Valeria Fedeli

Gentile Ministra Valeria Fedeli, mi chiamo Tiziana Cristofari e sono una pedagogista-insegnante. Non so se Lei ha mai avuto modo di leggere i libri dei pedagogisti Aldo Visalberghi, Francesco De Bartolomeis o Giovanni Genovesi o, andando più indietro nel tempo, di Maria Montessori. O se trovando il momento per approfondire altre letture ha avuto modo di conoscere autori meravigliosi come John Dewey o Edgar Morin, tutti impegnanti in una ricerca scientifica pedagogica sul miglioramento delle qualità fisiche-intellettuali-morali-comunicative dell’essere umano. Uomini e donne che hanno tentato con i loro studi di rendere sempre migliore la realtà individuale di ogni studente nella relazione con il docente, nonché nell’ambiente di apprendimento attraverso lo studio del metodo, della didattica e quindi della cultura scientifica per eccellenza denominata appunto Pedagogia.
Suppongo Signora Ministra che tutto ciò Lei lo conosca bene, dato il ruolo di primaria importanza che ricopre nel settore educativo. Se così è, comprenderà l’importanza in ambito scolastico della pedagogia, ovvero della teoria e prassi che l’insegnante dovrebbe conoscere e usare per la formazione non solo nozionistica dei bambini, delle bambine e degli adolescenti, ma anche perché possano viversi degnamente la propria umanità e la propria personale unicità nella formazione. 
Ma ahimè tutti sappiamo bene quanto la conoscenza e l’uso della pedagogia sia carente nel programma del percorso accademico dei docenti prima e nella prassi poi (dove purtroppo anche la nuova legge sulla Buona scuola e i suoi successivi decreti, non ne compensano minimamente la carenza), e soprattutto quanto inaccettabile sia il fatto che nelle scuole, la figura per eccellenza ovvero quella del professionista in Pedagogia, sia completamente assente e quella di educatore ancora troppo facilmente bypassata.

domenica 24 settembre 2017

Cosa sono i centri DSA? Posti da valutare attentamente

Mi capita spesso che arrivano da me genitori scappati dai “centri DSA e BES” che gli hanno fatto spendere tanti soldi senza alcun risultato oggettivo per l’andamento scolastico del proprio figlio.
Certo, il fenomeno “disturbo dell’apprendimento” diventato un’epidemia ha creato i “centri DSA”, ovvero studi polifunzionali con psicologo, neuropsichiatra, logopedisti, pronti a certificare e “curare” ciò che non esiste.

È semplice, se si tenta di far passare un mal di stomaco da stress facendo endoscopie che non riveleranno nulla e dando semplicemente farmaci per la gastrite, come si sospende il farmaco il mal di stomaco ritorna, a meno che nel frattempo non si sia superato lo stress causa del mal di stomaco. Questo però oramai lo sanno un po’ tutti ed è accettato dalla collettività. C’è chi sostiene addirittura che lo stomaco, come l’intestino sia una seconda mente perché su di esso si canalizzano le tensioni della vita di tutti i giorni portando la stitichezza da stress o appunto, il mal di stomaco. Così anche per la stitichezza hanno inventato tanti bei lassativi, ma non sono riusciti a creare la pillola della “vita senza stress” che avrebbe risolto il problema una volta per tutte. Stress, farmaci, e poi ancora farmaci e altrettanto stress. Tanto che, vista la bella fetta di mercato sull’adulto che in ambito farmacologico porta a enormi guadagni, perché non puntare un po’ all’altra fascia d’età, quella della prima infanzia e dell’adolescenza? Poi ci mettiamo anche il fatto che siccome il “disturbo” dell’apprendimento non si cura, per anni possiamo fare psicoterapia, logopedia, ora va di moda psicomotricità e via cantando…

domenica 17 settembre 2017

Ecco le cause per cui i vostri figli vanno male a scuola

Vi ricordate quando gli insegnanti dicevano:
  • è intelligente ma non si applica; 
  • potrebbe fare di più ma è spesso distratto;
  • non ascolta quello che dico e quindi poi non sa cosa deve fare;
  • fa molti errori di grammatica, dovrebbe esercitarsi di più;
  • non legge ancora bene, dovrebbe leggere di più;
  • non ha voglia di studiare;
  • scrive male, dovrebbe fare più esercizio con le righe giuste e nei quadretti grandi;
  • deve studiare di più le tabelline perché ancora non le conosce bene;
  • non ragiona è sempre con la testa fra le nuvole altrimenti sarebbe bravissimo;
Oggi dicono:
  • non si applica, potrebbe avere qualche difficoltà cognitiva;
  • si distrae continuamente e non presta attenzione a ciò che dico, potrebbe avere l’ADHD;
  • fa molti errori di grammatica, potrebbe essere disortografica;
  • scrive male, potrebbe essere disgrafico;
  • non sa le tabelline potrebbe essere discalculico;
  • legge stentatamente, potrebbe essere dislessica.

martedì 12 settembre 2017

Ecco come ho risolto un problema di dislessia

I bambini si sa, credono molto in ciò che gli adulti dicono, soprattutto se sono i propri genitori.
Quello che non si sa è che un bambino, a volte, riesce a costruire il suo bisogno di affettività e attenzioni su una problematica scolastica (DSA) a lui conosciuta e su cui il mondo adulto rivolge l’attenzione. E il piccolo, scoprendo il piacere delle attenzioni si autoconvince che quella difficoltà momentanea nell’apprendimento, superabile, deve essere esattamente come gli adulti dicono che è. È chiaro che per lui il ragionamento non è cosciente, è una spinta, un impulso a costruire il suo pensiero in un certo modo perché gli fa più comodo, ma confermando così quanto vanno dicendo della sua capacità di apprendimento.

Mi spiego meglio.

Vi ricordate le letterine scambiate nella lettura o nella scrittura (D con T, S con F, A con E e via cantando?), fatte passare dalla comunità scientifica come problemi di dislessia? Bene vi racconto un fatto  uno dei tanti che mi sono capitati  di questo “disturbo dell’apprendimento” che uomini di scienza, medici neuropsichiatri, biologi genetisti, logopedisti e docenti poco formati ululano alla genetica e a qualche malformazione neurologica. Senza ovviamente avere alcun confronto con chi conosce formazione e didattica in modo ottimale.

Rosita (il nome è di fantasia) era una bambina che frequentava la seconda classe della primaria… oggi fa la quarta, ma non viene più al mio studio; le bastarono 4 mesi, e per “magia” i neuroni capricciosi e il gene depresso hanno deciso di andare a far visita a un altro malcapitato.

sabato 9 settembre 2017

Insegnanti: professione o vocazione? L'errore del nostro pensiero…

Sembra proprio, in questo inizio di anno scolastico 2017/18, che vada di moda una certa competizione tra chi dichiara che per fare l’insegnante bisogna avere una “vocazione” e chi invece sostiene essere una “professione”.
La Ministra Valeria Fedeli sostiene che la vocazione non serve e che si parla di professioni. Dirigenti scolastici sostengono che la vocazione è tutto, perché bisogna fare questo lavoro con passione e sentimento, dato che si ha a che fare con esseri umani piccoli.

Allora mi domando.

E i grandi non hanno diritto a usufruire di professionisti capaci di svolgere il loro mestiere con passione e sentimento?

giovedì 31 agosto 2017

Per fare un buon inserimento al nido...

di Annalisa Falcone
Settembre è il capodanno scolastico: un periodo di inizi per piccoli e grandi.
Per questo vi presento piccole ma importanti strategie per gestire serenamente l’inserimento dei vostri pargoli, frutto dei miei anni di lavoro negli asili nido.
Spero vivamente possano esservi utili e che tutti voi possiate trasformare questo distacco in una splendida opportunità di crescita personale e genitoriale.
Buon inserimento!
  1. Parlate con le educatrici. Chiedete alla struttura di poter avere un colloquio preliminare con le insegnanti durante il quale vi informerete sugli orari, i ritmi, le attività e chiedete informazioni sull’educatrice che vi accompagnerà durante l’inserimento, per riportare al/alla bambino/a informazioni certe. Raccontate alle educatrici del vostro piccolino, le sue caratteristiche, le sue abitudini e cosa gli piace.
  2. Raccontagli/le che andrà al nido. È importante raccontare al/alla bambino/a, anche se ha solo 5-6 mesi, la grande novità che lo aspetta. Può esser fatto sotto forma di racconto, anticipando le esperienze che farà. Si può portare il bambino davanti al nido e spiegargli che quella è la sua seconda casetta dove andrà fra poco. Queste azioni predispongono la mente del piccolo ad affrontare la nuova esperienza e inoltre aiuta genitori e figlio/a a integrare il cambiamento.
  3. Controlla le tue emozioni. I bambini hanno una capacità davvero elevata di comprendere gli stati emotivi dei propri genitori. Per questo è fondamentale raccontare della nuova esperienza in modo positivo, senza trasmettere ansie e possibili timori. L’ingresso all’asilo nido rappresenta il primo distacco e questo carica notevolmente a livello emotivo questo tipo di evento. Non è facile ma è necessario trasmettergli fiducia verso questo piccola grande avventura.
  4. Esplora lo spazio con il bambino durante le giornate di compresenza con le educatrici al nido. Fategli conoscere ogni angolo della struttura, mostrando entusiasmo e contentezza per i giochi presenti e la presenza di altri bambini.
  5. Costruisci un rituale speciale che gli anticipi l’esperienza e lo rassicuri allo stesso tempo. Come ad esempio preparare insieme lo zainetto con tutto il necessario, mettendoci anche il suo oggetto preferito che gli infondi sicurezza. Insomma, un piccolo rito da ripetere tutte le mattine prima di andare in asilo che gli offra rassicurazione e senso di cura.
  6. Dai un richiamo temporale preciso, spiegargli/le in modo preciso ciò che sta accadendo, ad esempio una affermazione come “La mamma deve andare via, ma torna a prenderti dopo la merenda.”, contribuisce a rassicurarli. È importante legare il tempo a una situazione nota al bimbo. “Il papà deve andare a lavorare ma ti vengo a prendere prima della nanna”. Il concetto “prima” e “dopo” è astratto e davvero complesso per i bambini, per questo bisogna dare dei riferimenti temporali a loro conosciuti. Questo anche con i più piccini: sapere che esiste un limite entro il quale accettare la separazione è per loro rassicurante. Dite loro che tornerete sempre a prenderlo:il richiamo al ritorno è essenziale, non stancatevi mai di ripeterlo. Inoltre, anche se difficile, è necessario salutare senza mostrarsi dubbiosi e Se percepirà l’insicurezza dei propri genitori, per il/la bambino/a sarà naturale non fidarsi delle sue educatrici e faticherà molto ad accettare la separazione.
  7. Crea una rete sociale. Un nuovo contesto apre numerose opportunità, fra cui conoscere e ampliare le vostre conoscenze. Entra in contatto con altri genitori, per condividere le esperienze positive e possibili ansie e paure. Parlate con loro di possibili cambiamenti importanti nel comportamento del/della vostro/a bambino/a. Espandere il vostro orizzonte sociale vi permetterà di condividere momenti importanti e delicati con qualcuno che sta passando la vostra stessa fase. Inoltre, sarà un’opportunità per mostrare ai vostri piccoli quanto aprirsi agli altri sia piacevole e utile.
  8. Rispetta i ritmi del/della tuo/a bimbo/a. Ogni persona ha tempistiche diverse e l’inserimento è un esperienza da fare gradualmente. Non ci sono schemi prestabiliti che decidono delle tempistiche corrette per tutti. Bisogna rispettare i tempi per permettere al/alla bambino/a di conoscere il nuovo ambiente, acquisire sicurezza, fidarsi delle sue educatrici ed entrare in sintonia con le sue nuove abitudini.
di Annalisa Falcone
Fonte: Diario di un'educatrice a Londra

Il 13 e il 14 ottobre 2017 a Roma si terrà il corso della Dr. Tiziana Cristofari, che ti spiegherà come nascono, si prevengono e si superano i Disturbi Specifici dell'Apprendimento (DSA)
Affrettati a prenotarti perché solo per il primo corso del nuovo anno accademico 2017/2018 c'è uno sconto del 30%


Il libro è reperibile 
attraverso il web tramite il nostro sito con PAYPAL  
o tramite AMAZON 

Un titolo e un contenuto sicuramente contro tendenza, dato che libri e manuali sull’argomento parlano solo di come riconoscere i disturbi dell'apprendimento e quali sono gli strumenti dispensativi e/o compensativi per sostenere una realtà che, secondo la maggioranza della comunità scientifica, non ha soluzione in quanto i disturbi sarebbero causati da fattori genetici o neurobiologici.
Nel mio libro affronto scientificamente tutti questi argomenti e li smonto uno per uno dimostrando come sia improbabile quanto viene affermato. Ma soprattutto spiegando perché la comunità scientifica non ha ancora compreso o voluto comprendere, che questi “disturbi” mettono radici lì dove la scuola e la famiglia crescono figli e studenti senza una pedagogia adeguata.

Descrizione del libro. È intelligentissimo, ma il maestro mi dice che non ascolta. Legge stentatamente e la maestra mi ha detto che potrebbe essere dislessica. Non ricorda le tabelline e mi hanno detto che potrebbe essere discalculico. Mi hanno consigliato il logopedista. Mi hanno detto che dovrei portare mia figlia a fare una visita dalla neuropsichiatra infantile. Poi ho letto un suo articolo... Poi cercando su internet il significato di queste parole mi sono imbattuta nel suo sito... È con le stesse parole che un papà arriva da una pedagogista che ha trovato la soluzione ai disturbi specifici dell’apprendimento. Inizialmente scettico, ma speranzoso - perché sua figlia, presunta dislessica, ha difficoltà relazionali con lui e un calo del rendimento scolastico -, s’imbatte in un’avventura scientifica, realistica e umana senza precedenti. Andrà alla scoperta del pensiero di medici e pedagogisti di fama mondiale che gli spiegheranno perché quello che comunemente si racconta sui disturbi dell’apprendimento non è realistico, trovandosi così involontariamente alla ricerca di una conoscenza genetica, neurobiologica, psicologica e soprattutto pedagogica di cui era profondamente allo scuro come del resto buona parte della comunità scientifica ed educativa. Riuscirà in questo modo a capire come nascono, come si prevengono e come si superano i disturbi dell’apprendimento. Ma soprattutto imparerà come è possibile evitarli con l’applicazione di una scienza che nel tempo è stata annullata dalla politica e negata nella formazione dei nuovi docenti: la scienza pedagogica.
Oggi il 25% dei bambini di una classe viene diagnosticato con un disturbo dell’apprendimento. Dicono che il problema è genetico o neurobiologico e per questo non si può far nulla se non dispensare e/o compensare. E se così non fosse?
La dottoressa Tiziana Cristofari pedagogista e docente, con l’aiuto tratto da teorie e prassi di eminenti e riconosciuti studiosi in pedagogia, psicologia e psichiatria - tra i quali Giovanni Genovesi, Shinichi Suzuki, Howard Gardner, Lev Semënovič Vygotskij, Massimo Fagioli -, ha dimostrato come sia ampiamente improbabile che i disturbi specifici dell’apprendimento abbiano origine genetica o neurobiologica e come invece siano il frutto dell’assenza totale di pedagogia scolastica e familiare. 
Codice ISBN: 9791220015424
Il libro è reperibile sul nostro sito scontato cliccando qui 



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martedì 25 luglio 2017

La pedagogia rende visibile l'invisibile


Mi chiamo Veronica Venafra e sono una pedagogista.

Vorrei soffermare l’attenzione di tutti i lettori su una questione fondamentale: il diritto di “Imparare a pensare”. 
Questo diritto viene negato alle nuove generazioni non da oggi, ma fin da quando agli studenti venivano trasmessi solo determinati saperi a seconda delle esigenze economiche e politiche del paese, ovvero da sempre. Tuttavia gli insegnanti hanno un compito molto complesso, ossia quello di guidare gli alunni verso un pensare qualitativo, in grado di far emergere le proprie attitudini e competenze. 
Noi possiamo insegnare solo se permettiamo all’altro di essere libero di fare, di diventare, di esprimersi. Questa è pedagogia! Insieme a centinaia di metodi didattici per trasmettere il sapere, affinché il bambino lo faccia proprio e non resti una conoscenza passiva. Gli insegnanti invece, spesso si preoccupano troppo di concludere il programma didattico restando indifferenti alle richieste e alle esigenze degli alunni.