martedì 25 luglio 2017

La pedagogia rende visibile l'invisibile


Mi chiamo Veronica Venafra e sono una pedagogista.

Vorrei soffermare l’attenzione di tutti i lettori su una questione fondamentale: il diritto di “Imparare a pensare”. 
Questo diritto viene negato alle nuove generazioni non da oggi, ma fin da quando agli studenti venivano trasmessi solo determinati saperi a seconda delle esigenze economiche e politiche del paese, ovvero da sempre. Tuttavia gli insegnanti hanno un compito molto complesso, ossia quello di guidare gli alunni verso un pensare qualitativo, in grado di far emergere le proprie attitudini e competenze. 
Noi possiamo insegnare solo se permettiamo all’altro di essere libero di fare, di diventare, di esprimersi. Questa è pedagogia! Insieme a centinaia di metodi didattici per trasmettere il sapere, affinché il bambino lo faccia proprio e non resti una conoscenza passiva. Gli insegnanti invece, spesso si preoccupano troppo di concludere il programma didattico restando indifferenti alle richieste e alle esigenze degli alunni.

lunedì 26 giugno 2017

Don Milani disprezzava il divertimento.

Ultimamente Papa Francesco ha riabilitato Don Milani come “uno dei pochi e veri uomini che hanno saputo servire i poveri, il Vangelo e la Chiesa”. Lo riabilita in nome di una scuola sempre evidentemente più cattolica e privata, a scapito di quella laica e pubblica odiata da Don Milani come è ampiamente evidente nel suo famoso libro Lettera a una professoressa*. Ma questo libro non è l’unico suo scritto sulla scuola, ce ne sono altri che non hanno avuto lo stesso impatto ideologico di Lettera a una professoressa, ma che raccontano il suo, a mio giudizio, assurdo, coercitivo, caritatevole pensiero educativo che oggi molti pedagogisti ancora enfatizzano fino a negare la propria identità in nome di un personaggio che fa più discriminazioni pedagogiche di quante sostiene di condannare.

Da un estratto di Ore di straordinaria follia di Tiziana Cristofari*:

Adesso lo ritroviamo in un altro suo scritto Una lezione alla scuola di Barbina. Però, come vi accennavo, lo ritroviamo sì, ma con una sensazione di rammarico per quel sottile atteggiamento repressivo sull’attività ludica. Cosa successe?
In ‘Una lezione’ conversando con le studentesse, in riferimento alla necessità o meno, alla voglia o meno, alla motivazione o meno, del piacere di recarsi presso una sala da ballo, don Milani asserì che a ballare ci vanno coloro che non sanno cosa farne del tempo a disposizione e che, proprio coloro che non riescono a trovare altra occupazione più ‘intelligente’, sono da considerarsi addirittura delle persone ‘anormali’. Sentite un po' cosa riesce a dire:
Il divertimento serve soltanto a quelli che non riescono a riempire decentemente le ventiquattro ore della giornata. […] Anche a me pare molto giusto che un povero anormale, cui la vita pare troppo, che non ha ideali sufficienti per riempire le ore della sua giornata, alzi e abbassi dei cartoncini o i piedi sul pavimento, per divertirsi. Ma io il divertimento non l’ho mai cercato e non lo cerco. Mi vergognerei di ‘divertire’ la mia bella vita. Se una bambina alla vostra età non ha ancora deciso di riempire la propria vita rendendosi utile al prossimo, poverina!!! Ballonzoli allora in attesa che le venga da qualche parte l’ispirazione.

giovedì 22 giugno 2017

A scuola: pedagogia o psicologia?

A scuola: pedagogia o psicologia? Ecco perché le due discipline sono profondamente diverse, ma anche perché la pedagogia non può ignorare la psicologia.

Torno sull’argomento nel tentativo di chiarire ancora una volta le posizioni delle due discipline scientifiche quali la pedagogia e la psicologia.
La confusione nello svolgimento delle mansioni tra pedagogisti e psicologi fa sì che l’un l’altro si accusino di usurparsi il lavoro: il pedagogista dichiarando che lo psicologo vuole entrare a scuola e medicalizzare tutti i bambini, forse con ragione; lo psicologo dichiarando che il pedagogista si vuole occupare della mente dei bambini, mentre sarebbe un loro compito. In parte è vero, ma non del tutto. Vediamo perché.

mercoledì 14 giugno 2017

Docenti e genitori: una disputa continua. Quando la famiglia deve rimanere fuori dall’aula scolastica.

È una vecchia storia. 
Da anni oramai i docenti hanno perso il loro ruolo e i genitori hanno acquistato una certa prepotenza nei loro confronti. Ma non è neanche tutto vero. Con questa storia dei disturbi dell’apprendimento, i docenti spesso si sentono “preparati” a fare diagnosi e con piglio quasi autoritario pretendono che i genitori sottopongano i propri figli ad accertamenti diagnostici spesso deleteri per il rendimento scolastico di questi bambini. Insomma: insegnanti che non insegnano, genitori che non educano, queste sono i rinfacci che i primi rivolgono ai secondi e i secondi ai primi, come in un circolo vizioso da cui difficilmente se ne esce. Ma di chi è la colpa: dei primi o dei secondi?

lunedì 12 giugno 2017

CORSO: Figli, Studenti e DSA

Finalmente il corso tanto atteso da genitori e insegnanti per capire di più i Disturbi Specifici dell'Apprendimento! 
E non un corso per sapere come "valutare i bambini", ma per sapere come aiutarli a prevenire dislessia, disortografia, discalculia, ADHD ecc. ed eventualmente superarli 
con la consapevolezza e la conoscenza di come nascono
Noi adulti (genitori e insegnanti) siamo ciò che permetterà o meno a figli e studenti di avere un futuro sereno a scuola, ma solo se siamo consapevoli di ciò che facciamo e di come lo facciamo.


Non è più possibile ignorare la nuova frontiera psicologica con la conoscenza della teoria e prassi dello straordinario psichiatra Massimo Fagioli, né con la conoscenza e la prassi della 
Pedagogia Dinamica della Dr.ssa Tiziana Cristofari 
(teorie e prassi entrambe ampiamente discusse nel corso).
Un corso che affronterà con motivazioni scientifiche perché il DSA non è di origini genetiche, né neurobiologiche. 
Un corso per chi vuole capirne veramente di più: genitori, insegnanti, pedagogisti, educatori, psicologi, logopedisti ecc.
A tutti i partecipanti sarà dato in omaggio il libro della Dr.ssa Tiziana Cristofari Bambini senza DSA: una realtà possibile! e un attestato di partecipazione dello Studio di Consulenza Pedagogica Figli Meravigliosi 

Affrettati a prenotarti perché solo per il primo corso del nuovo anno accademico 2017/2018 c'è uno sconto del 30%

Per saperne di più sul corso clicca qui

mercoledì 7 giugno 2017

Cosa manca ai nostri studenti

Mi chiamo Tiziana Cristofari e sono una pedagogista e insegnante.
A soli 6 anni già dicevo di voler fare l’insegnante, a circa venticinque anni, durante il percorso universitario, capii che per fare l’insegnante avrei dovuto realizzare un’identità professionale adeguata, perché conosce la materia da impartire non mi sarebbe bastato, dovevo diventare un’esperta dei processi formativi, perché a un bambino/ragazzo in formazione non gli serve solo la conoscenza di specifiche materie, ma gli serve soprattutto imparare a pensare.

Perché riempire la testa di nozioni dei nostri studenti è facile: basta conoscere la materia di insegnamento e trasferire un certo quantitativo di saperi. Ma questo non è insegnare! Io posso insegnare solo se permetto all’altro di imparare con la propria testa, la propria capacità, il proprio modo di fare, il proprio modo di apprendere… e questa è pedagogia. Pertanto, insegnare senza conoscere la pedagogia, non è insegnare, è solo trasferire un sapere come fanno le guide turistiche, come fanno gli allenatori sportivi, come fanno i datori di lavoro quando passano i concetti e i contenuti al nuovo lavoratore dell’azienda. Ma la scuola non è questo! Non è un’azienda! La scuola deve far crescere persone capaci di pensare, non riproduttori di concetti e cose come fossero su una catena di montaggio. Ma tant’è che la società questo fa! La scuola questo impartisce! Non insegna a crescere, perché insegnare a crescere è qualcosa di più, molto di più.

venerdì 26 maggio 2017

Mamma... maestra, permettetemi di sbagliare


Più volte la Montessori ha scritto nelle sue relazioni sulla pedagogia che i bambini chiedono “permettimi di fare da solo”. Il metodo Montessori è incentrato su questo riconoscimento delle potenzialità del bambino non solo perché può, ma anche per crescere indipendente.
Nonostante questo proposito sia, a mio avviso, un imperativo del riconoscimento delle capacità insite nel bambino e che andrebbe attuato sempre, nelle scuole e nella realtà familiare non viene quasi mai applicato, anzi si imbocca il bambino anche quando ha già imparato a mangiare da solo. Anche quando sa e può fare, spesso genitori e insegnanti lo trattano come un impedito, come un “essere” che non può, non sa, non è.
E invece il bambino è, può e sa fare tutto quello che è tipico della sua età, basterebbe che gli permettessimo di dimostrarcelo! Ma mi spiego meglio.