domenica 1 luglio 2018

Giù le mani da mio figlio! Per lui decido io!


Succede sempre più spesso che i docenti o gli psicologi della scuola, non accettino le relazioni dei pedagogisti quali esperti di crescita, formazione e didattica (ruolo oramai ampiamente riconosciuto dalla legge 105/2017, ma di cui probabilmente molti ne sono ancora all’oscuro). 
Per la valutazione del rendimento scolastico dei bambini, sempre più spesso i docenti si appellano alla consultazione medica, anziché come sarebbe ovvio a quella pedagogica. Propongono questa richiesta puntando sulla poca informazione dei genitori e sulla poca informazione che riguarda la nostra professione (pedagogica) per ottenere ciò che oramai si pretende: un certificato medico che attesti ciò che loro vogliono che sia (Effetto Pigmalione) per sollevarsi dalle responsabilità; in questo modo non si sentono imputati o messi minimamente in discussione sul lavoro da loro svolto nei confronti dei bambini. Inoltre è quasi impossibile (perché chi deve non lo fa) procedere a un giudizio sul lavoro eseguito da un docente e pertanto valutarlo quale il frutto del risultato sullo studente. Ciò significa che per la collettività, quando uno studente va male a scuola, non è possibile imputarlo all’insegnante. 

lunedì 25 giugno 2018

Ci sono giorni difficili in cui la mia mente...



Ci sono giorni difficili in cui la mia mente mi fa sognare di vivere situazioni che penso per me utopiche:
  • sogno di riuscire a insonorizzate tutta casa per difendermi dal vicino rumoroso;
  • sogno di vivere in un attico all’ultimo piano per sfuggire allo smog del furgone che scarica le merci a motore acceso sotto casa;
  • sogno di avere una scuola tutta mia che parte dal nido e arrivi fino alle superiori;
  • sogno di poter scegliere i migliori medici per curare i miei problemi;
  • sogno di poter andare ancora una volta in America;
  • sogno di poter avere una figlia meravigliosa da crescere;
  • sogno di potermi comprare quel computers di ultima generazione;
  • sogno di potermi comprare tutti i libri che desidero.
Sogno. Sogno come fanno tutti, ognuno con il suo piccolo grande desiderio da realizzare.
Poi all’improvviso apro gli occhi. Guardo quello che sono e quello che ho. E capisco di avere tanto, più di quanto si possa a volte sperare:
  • ho una casa tutta per me da poter curare e che mi dà il conforto quando fuori fa freddo o quando fa caldo;
  • ho la possibilità di chiudere le finestre quando il furgone scarica a motore acceso;
  • ho già un lavoro che adoro;
  • ho un ospedale a cui rivolgermi sempre disponibile;
  • ho un passaporto pronto per la prima occasione;
  • ho tanti bambini che aiuto ogni giorno a diventare grandi;
  • ho il mio computer che mi permette di fare qualunque cosa mi serva;
  • non potrei comprare più libri di quelli che compro, non riuscirei a leggerli.
Poi mi fermo ancora a pensare e rimango con il fiato in gola quando capisco che quelle donne africane che scappano da guerra e miseria forse non avranno mai tutto quello che io ho.

Tiziana Cristofari






giovedì 14 giugno 2018

Il deficit di attenzione e il buon sviluppo cognitivo: ecco la relazione.


Spesso quando dico ai genitori che devono parlare con i propri figli, che ci devono giocare, che devono stare nella relazione con il pensiero e non solo fisicamente, mi guardano come per dire: mi sembra ovvio che lo faccio! Danno per scontato però qualcosa che scontato non è. Ma non solo: pensano di fare tutte queste cose, ma in realtà non le fanno o le fanno molto raramente.
Ora. È chiaro che io non vivo con le famiglie e pertanto non posso dire ciò che loro fanno o non fanno. Quello che so è che la pedagogia ha una teoria valida di approccio al bambino che contribuisce al suo migliore sviluppo cognitivo e l'ho sperimentata personalmente. Pertanto, se con me il bambino ottiene certi risultati e si muove in un certo modo che tutti i genitori auspicano, perché ciò non dovrebbe avvenire anche in famiglia?
Facciamo un passo indietro e un piccolo esempio per spiegare meglio ciò che intendo. 

lunedì 11 giugno 2018

Chi è il genitore bullo che aggredisce l’insegnante? Ecco la verità che tutti negano.


Ultimamente è facile sentire televisioni, radio, giornali parlare di insegnanti bullizzati o che hanno perso ruolo e faccia davanti alle famiglie e davanti agli studenti.
Si giustifica questo atteggiamento parlando di stipendi bassi, di una scuola sempre meno considerata politicamente e socialmente e che pertanto ha portato a genitori aggressivi nei loro confronti e privi di fiducia nella categoria docente.
Prima la scuola aveva ruolo e valore educativo, ora tutto questo non c’è più. Così dicono…
Mi diverte ascoltare le fantasiose spiegazioni che docenti, psicologi, genitori, gente comune dà a questa perdita di ruolo degli insegnanti, che, certo, possono sicuramente contribuire ad essere un motivo per questo atteggiamento, ma non sicuramente la causa principale che viene sistematicamente ignorata e soprattutto negata.

mercoledì 6 giugno 2018

Cosa serve per “imparare” ad amare


A dolcezza corrisponde dolcezza, ad aggressività corrisponde altrettanto.
Vi siete mai trovati in un ufficio pubblico arrabbiati per aver subito un torto? Avete mai aggredito a parole l’impiegato che vi stava davanti? Le risposte ad una aggressione verbale sono due: o vi risponde con altrettanta aggressività e scoppia la guerra. Oppure vi risponde con dolcezza e voi stranamente, nonostante l’arrabbiatura, vi calmate.
Sapete cosa significa questo?

Hai paura che tu@ figli@ possa avere un DSA? Ovvero un Disturbo Specifico dell'Apprendimento? Leggi questo!

Vuoi sapere come nascono i DSA (Disturbi Specifici dell'Apprendimento)?
Vuoi sapere come si superano?
Vuoi sapere come prevenirli?
Adesso è il momento giusto per informarti!
Non perdere tempo, perché l'inizio del nuovo anno scolastico arriverà prestissimo!
Sono la dr.ssa Tiziana Cristofari e sono una pedagogista. 
Vorrei parlarti dei Disturbi Specifici dell'Apprendimento, di come nascono, di come si prevengono e di come si superano. Ma soprattutto vorrei spiegarti perché questi disturbi non sono genetici, né neuropsichiatrici, ma di origine pedagogica.
Non rimanere con il dubbio per le notizie spesso infondate sulla dislessia, la discalculia, la disortografia o altro. Approfondisci l'argomento, ti costerà il tempo della lettura di qualche articolo e di un libro. Per tu@ figli@ penso che questo tempo sia veramente poco! E ne varrà della sua felicità.

giovedì 31 maggio 2018

Quando il docente proprio non vuol capire



Ci sono due situazioni apparentemente distantissime tra loro, ma che mi rendono estremamente sensibile e facilmente irritabile: la prima è quando un bambino non fa nulla a casa, né a scuola, fa un sacco di assenze, prende note tutti giorni e trova ogni volta una scusa per non farle leggere ai genitori, ma il docente continua a mettere note e a rimproverarlo. L’altra è quando nasce un fratellino o sorellina allo scolaro, il rendimento del bambino cala perché le attenzioni in famiglia cambiano, insieme alle abitudini che richiedono venga ristabilito un equilibrio, ma le insegnanti ignorano tutto questo e opprimono la famiglia con presunti problemi cognitivi.