domenica 25 novembre 2018

Cambio aspetto


Gentili mamme, papà, insegnanti, zii e nonni e tutti voi che mi seguite con interesse, vi informo che presto sarà online il mio nuovo sito www.tizianacristofari.it e andrà a sostituire sia il sito www.pedagogista.info che il blog www.figlimeravigliosi.it, i quali comunque, se richiamati, vi invieranno ancora per un bel po’ di tempo automaticamente al nuovo sito. 
Il blog non esisterà più e troverete le pubblicazioni dei miei articoli direttamente nel nuovo sito. Sarà così più facile reperire gli argomenti sui disturbi dell’apprendimento, ma anche sulle pubblicazioni dei miei libri e sulla possibilità di richiedere consulenze con me sia in presenza che via Skype.
Pertanto tra qualche giorno potrete visitare il sito www.tizianacristofari.it
Potrete inoltre utilizzare:
info@tizianacristofari.it per contattarmi e avere informazioni;
acquisti@tizianacristofari.it per gli acquisti sul sito;
consulenzaonline@tizianacristofari.it se necessitate di una consulenza on-line.

Grazie a tutti per l’attenzione

Tiziana Cristofari


mercoledì 14 novembre 2018

La pedagogia negata. Lettera aperta al settimanale Left


Il modo di essere è un atto educativo. 
Forse ai lettori di Left o a Left stesso questa affermazione non piace perché mi sembra di aver capito che pensate all’educazione solo in termini di coercizione, come forse è quasi sempre stata. Ma è bene ricordare che anche la psichiatria è sempre stata e lo è per molti ancora oggi, un fatto quasi esclusivamente organico, che solo la nuova ricerca scientifica di Massimo Fagioli ha rivoluzionato.
Parlando di atti educativi tra educatore (pedagogista, insegnante, genitore, nonni, zii ecc.) ed educando (figlio, nipote, studente), possiamo oggi sicuramente affermare che un modo di essere aggressivo, coercitivo, punitivo, anaffettivo lo è, per malattia mentale; e allo stesso tempo, un atto educativo calmo, affettivo, delicato, intuitivo, creativo lo è, per sanità. 
Questo discorso però non è sufficiente per poter parlare di educazione: educativo è anche l’ambiente in cui si vive l’atto educativo; la circostanza che lo caratterizza; le ragioni che caratterizzano l’atto educativo; gli stimoli che si hanno, le persone che si frequentano, i contenuti e i mezzi che sostanziano il rapporto tra educatore ed educando; i contesti sociali di appartenenza dell’uno e dell’altro. Tutto questo (insieme alla salute o alla malattia mentale) diventa il modo di essere dell’essere umano, che verrà trasmesso alle generazioni successive come atto educativo.


Parto da queste poche parole per esprimere come mi sento quando leggo su Left il termine “educazione” utilizzato a prescindere con disapprovazione, a volte con disprezzo. E per me che sono una pedagogista che studia l’educazione, ovvero il modo migliore per permettere ai bambini e ai ragazzi di crescere al meglio, leggere certe parole mi offende, nonostante io sia una lettrice assidua e appassionata della Vostra rivista.
Piero Bertolini (1931-2006), pedagogista e filosofo, ha spiegato molto bene cosa sia la pedagogia e soprattutto la “relazione educativa”, che sostiene essere alla base di una buona “educazione”. Nel suo libro L’esistere pedagogico (1988) le sue affermazioni si avvicinano moltissimo al pensiero di Massimo Fagioli affermando che la relazione ha due canali di comunicazione, uno cosciente e l’altro irrazionale. Le persone false sono quelle che razionalmente adottano un certo tipo di comportamento. Le persone vere sono quelle che irrazionalmente adottano un certo tipo di comportamento. Fulcro del suo pensiero pedagogico è stato il concetto di pedagogia scientifica ispirata alla fenomenologia husserliana.
Ma forse Bertolini è poco conosciuto; il nome risonante per eccellenza della figura pedagogica è Maria Montessori (psichiatra) la quale centovent’anni fa al Congresso pedagogico di Torino del 1898 sosteneva: “…io però a differenza dei miei colleghi ebbi l’intuizione che la questione dei deficienti fosse prevalentemente pedagogica, anziché prevalentemente medica”.


La figura del pedagogista è stata bloccata per decenni dopo la Montessori, la quale, dichiarata scomoda in età fascista, lo è rimasta disastrosamente fino ai giorni nostri, a vantaggio soprattutto negli ultimi trent’anni, di una medicalizzazione senza precedenti per ogni atteggiamento assunto dai bambini. Medicalizzazione che ha tantissimi risvolti opportunistici: da quelli economici, a quelli di casta, a quelli sociali per un abbattimento delle capacità cognitive dell’essere umano e la conseguente gestione delle masse da parte della politica. Esattamente per lo stesso motivo per cui la Montessori fu respinta dal potere fascista, perché insegnava ai suoi bambini a pensare.


Non è giustificato ignorare la pedagogia e considerarla come se l’unica realtà fosse ancora e solo quella coercitiva e violenta, come spesso purtroppo leggo su Left. La pedagogia, quindi l’educazione come la intendete e dichiarate Voi — per quanto io possa comprendere il Vostro punto di vista medico-filosofico o se preferite antropologico —, non è corretta. La scienza pedagogica a partire da Maria Montessori ha fatto passi da gigante: i veri formatori (pedagogisti, educatori, insegnanti) non parlano più da molto tempo di “bambino tabula rasa” o “coercizione fisica o psicologica”. E questo lo devono alla Scienza Pedagogica, ovvero la Scienza che studia l’Educazione. È vero che ci sono tantissimi docenti o pedagogisti o educatori che sono ancora lontani anni luce dal capire che il bambino è un essere umano che cresce nelle relazioni e in quelle trova al sua salute mentale o la sua malattia. Ma senza quei Pedagogisti che hanno studiato e dimostrato di essere capaci di muoversi anche senza la Teoria della nascita — esattamente come alcuni psichiatri che grazie alla Teoria della nascita sanno come l’uomo si ammala —, non ci sarebbe stata una cultura educativa (seppur ancora molto piccola) pronta a capire e cambiare lo stato delle cose, come in molte realtà già avviene. È vero che siamo pochi, esattamente come pochi sono gli psichiatri che conoscono la Teoria della nascita; ma ci siamo. 


Non è sicuramente pensabile che tutti i genitori vadano in psicoterapia o che lo facciano tutti gli insegnanti, ma è assolutamente pensabile rendere consapevole la società attraverso la nuova scienza pedagogica per i professionisti, i corsi di formazione e aggiornamento per genitori e insegnanti, su come si può e si deve aiutare a crescere i propri figli o studenti nel migliore dei modi: e questo è compito dei pedagogisti, ovvero di coloro che hanno studiato come far crescere al meglio l’essere umano a qualunque età. Perché saper insegnare, aiutare a crescere o a migliorare le potenzialità comunicative degli anziani, non è un’improvvisazione — come più volte nei convegni, anche recenti, è stato dimostrato con esperti del settore psichiatrico assolutamente incapaci di esprimere ciò che sanno parlando a una platea di adolescenti —, anche se poi tutti si sentono di poter insegnare. 
Ed è attraverso questa conoscenza pedagogica (sicuramente più razionale, ma che spiegata adeguatamente può fare intuire cosa c’è oltre la ragione), che possiamo poi sperare (se necessario) che quella persona faccia altri passi di ricerca più personali. 
Quindi tornando a ribadire la Vostra a volte giustificata posizione nei confronti della vecchia educazione, reputo falsa l’affermazione che “non si educa”, chiedendoVi di non denigrare tutta una categoria (che recentemente è stata anche riconosciuta dalla L. 205/2017) e che del proprio mestiere può e deve dare tanto in termini di rivoluzione e conoscenza educativa e quindi antropologica, grazie allo studio della pedagogia (relazione educativa, metodo, didattica) dedicata esclusivamente al “processo educativo” e di crescita dell’essere umano, inteso come spiegato in questa lettera.  

Cordiali saluti

Tiziana Cristofari





giovedì 1 novembre 2018

La separazione? Ecco quando ti arricchisce.


Qualche tempo fa un bambino di 8 anni al quale dicevo che il nostro percorso didattico era finito perché lui era diventato molto bravo mi ha risposto: “Io però posso continuare a venire qui!” Certamente, ho detto, tutte le volte che vuoi…
Ho mentito? Un po’ sì e un po’ no. Sì, perché so che lui non avrà più occasione di tornare da me se non per una esplicita volontà della famiglia che vuole mantenere un legame che va oltre quello professionale; no, perché penso che ogni bambino deve poter mantenere la “speranza” di rivedere colei (o colui) con la quale ha creato una relazione profonda che gli ha permesso di essere e di sentirsi capace come tutti gli altri.

sabato 15 settembre 2018

Donna, viva, appagata e cittadina del mondo


Qualche anno fa, quando si postava qualcosa contro il razzismo, la xenofobia, l'intolleranza, c'erano molte persone disposte a sostenere e gridare all'accoglienza, alla tolleranza, alla democrazia. Il fatto che oggi sia diventato un “rischio” per la propria immagine poter dire di non appartenere al Movimento 5 Stelle o alla Lega, lo trovo mostruoso e anche disgustoso. 
Salvini con la sua propaganda contro gli immigrati, è riuscito a catalizzare l’odio e la frustrazione che noi italiani abbiamo per politiche non riuscite, su persone che non hanno alcuna colpa. La cosa terribile è che non si comprende più (o meglio, non si vuole più comprendere) che la cattiva sanità, la cattiva scuola, la disoccupazione, la mancanza di posti di lavoro, lo spread che torna a salire minaccioso, non sono colpa degli immigrati. Eppure ci sentiamo orgogliosi del fatto che finalmente non facciamo entrare più uomini, donne e bambini in carne e ossa come noi, nel nostro paese. È possibile che questa lotta contro i poveracci, contro i più indifesi, i più deboli, ci faccia sentire grandi? È questa la nostra bravura e la nostra potenza?

martedì 11 settembre 2018

È meglio ascoltare o sperare di sentirsi dire ciò che desideriamo sentire? Quando una consulenza non funziona.


Credo che a tutti noi sia capitato di trovare un professionista che non ci piace o al contrario uno che ci piace tanto. A pelle, durante l’incontro, proviamo a sentire chi abbiamo davanti e il giudizio che facciamo di lui o di lei è il frutto di ciò che siamo, ciò che sappiamo e di come ci relazioniamo.
Ma quello che spesso non pensiamo e che a volte purtroppo succede, è che — a prescindere dal generico giudizio è bravo o non è bravo (dato in base alla sua fama sociale o ai risultati ottenuti con altri utenti) —, ci facciamo un’idea dell’altro in base a ciò che noi siamo e a ciò che desideriamo sentirci dire, più che ascoltare ciò che l’altro ha da dirci. Per chiarezza: non è sempre così. Ma quando ci capita di dover comunicare con un esperto nei settori spesso poco conosciuti, o che al contrario, pensiamo di conoscere bene, dovremmo essere capaci innanzitutto di ascoltare, senza prevenzione e senza costruzione mentale su ciò che vorremmo ci dicesse o meno.
Per fare un esempio legato alla mia professione ed esperienza come pedagogista,

domenica 9 settembre 2018

Chi è l'educatore: qual è la differenza tra la formazione di area medica e quella di area pedagogica?

Il giorno 8 settembre 2018 un utente di YouTube, sotto il mio video "Chi è e cosa fa la pedagogista" scriveva:

Grazie per la sua spiegazione perché mi ha dato un chiarimento.

Io sono un assistente sociale e mi occupo di assistenza in una comunità psichiatrica.
Oggi, dopo sette anni di "duro" lavoro in comunità e dopo una formazione specifica in ambito di mediazione e di assistenza alla persona con diagnosi psichiatrica, sto maturando il desiderio di specializzarmi in scienze pedagogiche. 
La mia motivazione sta proprio nell'approfondire le discipline pedagogiche per dare alla mia professione di assistente sociale specialistico (sono titolare di una laurea cl. 57s) una competenza specialistica in pedagogia. Le vorrei fare due domande: 
Nel corso della mia professione in comunità psichiatrica ho incontrato gli educatori area sanità che lei non menziona nel video e gli educatori di scienze del educazione L19, mi sa spiegare da un punto di vista di pedagogista come descrive queste due professioni? 
La figura del pedagogista in campo della ricerca sociale, che percorsi e tematiche può affrontare? 
Grazie della sua preziosa attenzione e ancora grazie per avermi chiarito la differenza fra educatori e pedagogisti.


Questa è la mia risposta:

giovedì 23 agosto 2018

Varese-Roma o Roma-Varese?


Il centro di Varese quando sono andata via
Tutto succede quando meno te lo aspetti. Tutto veloce, all’improvviso… La decisione di partire per Varese e rivedere un passato che pensavo ancora lontano. Ventuno anni dall’ultima volta. Ventuno anni che non vedo un’amica speciale che è lì, con la mia stessa voglia di parlare, condividere, sapere… 
Ci siamo lasciate che io avevo tredici anni, lei dodici. Ricordo ancora il suo viso con le lacrime davanti a quel cancello del nostro condominio che ci separava, per sempre… Ricordo quel volto come se fosse adesso…
Per me che andavo via era più facile. Roma, la città eterna era una meta sognata mille volte, decantata da mia madre; una meta che mi avrebbe fatto anche raggiungere mio padre. Un padre assente, via forse per lavoro o forse no…
Ci siamo poi riviste per la prima volta dopo quell’addio appena maggiorenni in un posto di mare. Un posto impersonale.