giovedì 14 giugno 2018

Il deficit di attenzione e il buon sviluppo cognitivo: ecco la relazione.


Spesso quando dico ai genitori che devono parlare con i propri figli, che ci devono giocare, che devono stare nella relazione con il pensiero e non solo fisicamente, mi guardano come per dire: mi sembra ovvio che lo faccio! Danno per scontato però qualcosa che scontato non è. Ma non solo: pensano di fare tutte queste cose, ma in realtà non le fanno o le fanno molto raramente.
Ora. È chiaro che io non vivo con le famiglie e pertanto non posso dire ciò che loro fanno o non fanno. Quello che so è che la pedagogia ha una teoria valida di approccio al bambino che contribuisce al suo migliore sviluppo cognitivo e l'ho sperimentata personalmente. Pertanto, se con me il bambino ottiene certi risultati e si muove in un certo modo che tutti i genitori auspicano, perché ciò non dovrebbe avvenire anche in famiglia?
Facciamo un passo indietro e un piccolo esempio per spiegare meglio ciò che intendo. 

lunedì 11 giugno 2018

Chi è il genitore bullo che aggredisce l’insegnante? Ecco la verità che tutti negano.


Ultimamente è facile sentire televisioni, radio, giornali parlare di insegnanti bullizzati o che hanno perso ruolo e faccia davanti alle famiglie e davanti agli studenti.
Si giustifica questo atteggiamento parlando di stipendi bassi, di una scuola sempre meno considerata politicamente e socialmente e che pertanto ha portato a genitori aggressivi nei loro confronti e privi di fiducia nella categoria docente.
Prima la scuola aveva ruolo e valore educativo, ora tutto questo non c’è più. Così dicono…
Mi diverte ascoltare le fantasiose spiegazioni che docenti, psicologi, genitori, gente comune dà a questa perdita di ruolo degli insegnanti, che, certo, possono sicuramente contribuire ad essere un motivo per questo atteggiamento, ma non sicuramente la causa principale che viene sistematicamente ignorata e soprattutto negata.

mercoledì 6 giugno 2018

Cosa serve per “imparare” ad amare


A dolcezza corrisponde dolcezza, ad aggressività corrisponde altrettanto.
Vi siete mai trovati in un ufficio pubblico arrabbiati per aver subito un torto? Avete mai aggredito a parole l’impiegato che vi stava davanti? Le risposte ad una aggressione verbale sono due: o vi risponde con altrettanta aggressività e scoppia la guerra. Oppure vi risponde con dolcezza e voi stranamente, nonostante l’arrabbiatura, vi calmate.
Sapete cosa significa questo?

Hai paura che tu@ figli@ possa avere un DSA? Ovvero un Disturbo Specifico dell'Apprendimento? Leggi questo!

Vuoi sapere come nascono i DSA (Disturbi Specifici dell'Apprendimento)?
Vuoi sapere come si superano?
Vuoi sapere come prevenirli?
Adesso è il momento giusto per informarti!
Non perdere tempo, perché l'inizio del nuovo anno scolastico arriverà prestissimo!
Sono la dr.ssa Tiziana Cristofari e sono una pedagogista. 
Vorrei parlarti dei Disturbi Specifici dell'Apprendimento, di come nascono, di come si prevengono e di come si superano. Ma soprattutto vorrei spiegarti perché questi disturbi non sono genetici, né neuropsichiatrici, ma di origine pedagogica.
Non rimanere con il dubbio per le notizie spesso infondate sulla dislessia, la discalculia, la disortografia o altro. Approfondisci l'argomento, ti costerà il tempo della lettura di qualche articolo e di un libro. Per tu@ figli@ penso che questo tempo sia veramente poco! E ne varrà della sua felicità.

giovedì 31 maggio 2018

Quando il docente proprio non vuol capire



Ci sono due situazioni apparentemente distantissime tra loro, ma che mi rendono estremamente sensibile e facilmente irritabile: la prima è quando un bambino non fa nulla a casa, né a scuola, fa un sacco di assenze, prende note tutti giorni e trova ogni volta una scusa per non farle leggere ai genitori, ma il docente continua a mettere note e a rimproverarlo. L’altra è quando nasce un fratellino o sorellina allo scolaro, il rendimento del bambino cala perché le attenzioni in famiglia cambiano, insieme alle abitudini che richiedono venga ristabilito un equilibrio, ma le insegnanti ignorano tutto questo e opprimono la famiglia con presunti problemi cognitivi.


venerdì 6 aprile 2018

Tiziana ti scrivo 13... genitori infantili e ipercritici

Pubblico molto volentieri il post di Francesca (insegnante della primaria), che mi ha inviato con posta privata su Facebook e che merita la pubblicazione vista la grazia con la quale dissente in parte da ciò che affermo. Il contraddittorio sereno e civile è sempre il benvenuto. Fa riferimento all'articolo "Vessazioni a mamma e papà: l’abbandono delle Istituzioni scolastiche e mediche". Di seguito trovate anche la mia risposta.


Gentile dott.ssa Tiziana,

Spero lei possa leggere anche il mio mess dopo i tanti che riceverà immagino😁. Sono Francesca e insegno alla primaria, sono una vecchia maestra di 47 anni e mi sento vicina a lei perché per assolvere alla formazione che purtroppo per noi non è adeguata sono tornata a studiare... due esami alla magistrale in scienze pedagogiche e infatti la seguo da un po' ...c'è sempre da imparare! Magari lei potrà ispirare la mia tesi...sorvolo tra Freinet e Freud... sono approdata alla rivoluzionaria Summerhill School... speriamo! Mi dispiace che nel suo articolo su Vessazioni a mamma e papà si parli di pochi insegnanti motivati e preparati... diciamo che non bravura e pressapochismo si trovano in ogni mestiere. Mi piacerebbe raccontarle le vessazioni che noi insegnanti subiamo ormai spogliati di ogni autorevolezza... di rado trovo genitori che con noi dialogano e con schiettezza chiedano in primis come va? Pochi si mettono in discussione e mi creda emergono sempre dissonanze all'interno della loro coppia... Mi creda c'è veramente una emergenza educativa: genitori infantili... ipercritici... wikipedia informati... o esageratamente disimpegnanti o altrettanto fobici e iper protettivi. Mi creda venga in classe... gestiamo DSA, BES ormai certificati come se fossero in offerta... rom... burocrazia... e sempre con entusiasmo e amore perché in questo mestiere ci deve essere amore e umiltà... Sono genitore anche io e so di sbagliare comunque, perché tra persone ci vogliono relazioni aperte e autentiche e i bambini sono Persone! Ci si aspettano bambini che conoscono l'aspetto relazionale, le norme civili di convivenza... ovvio, nel rispetto di ciascuno rispettando i tempi di ognuno... La prego dica ai genitori di rivedere il nostro aspetto che è anche educativo, ma che non può comunque perdere quell'aspetto asimmetrico doveroso perché loro vogliono anche regole e fermezza in un clima democratico certo🙂 e i genitori spesso scaricano responsabilità o si fanno avvocati dei loro figli...

Cari saluti e buon lavoro!

Francesca


Grazie Francesca, è vero tutto quello che dice. Lo so perché anche io ho lavorato nelle scuole come insegnante prima alla primaria poi alle secondarie di secondo grado. La capisco perfettamente, c'è bisogno di pedagogia.

Vessazioni a mamma e papà: l’abbandono delle Istituzioni scolastiche e mediche.


Uno dei compiti più difficili per me dal punto di vista emotivo è sostenere il dolore delle mamme ma spesso anche dei papà che vengono al mio studio spaventati che il loro bambino possa avere difficoltà scolastiche insuperabili.
Ho più volte detto che nell’equipe dei medici che fanno percorsi di accertamento clinico sulle difficoltà scolastiche degli studenti ci dovrebbe essere un pedagogista. Questo perché si occupa di valutazione didattica con competenza di metodo che gli permette di comprendere fino in fondo se il bambino ha le difficoltà certificate dal medico o se c’è una carenza da parte del docente nel trasmettere la conoscenza, che sembrerebbe nessuno metta mai in discussione. 
Il medico, basandosi esclusivamente su una valutazione genetica, neurologica e/o dei valori ematici, una volta scongiurati, dovrebbe dar spazio all’approccio didattico-relazionale di competenza del pedagogista, che di fatto però non avviene mai, creando così un vuoto valutativo fondamentale.
Ma oltre tutto questo, un’altra situazione sembrerebbe lasciata inascoltata da tutti gli interlocutori, ovvero, quello che provano i genitori.