
domenica 16 giugno 2019
martedì 11 giugno 2019
Cosa fa la pedagogista e perché non si conosce
L’ignoranza pedagogica assolve tutti ma punta il dito sul bambino. Allora vediamo cosa fa la pedagogista e perché non si conosce.
lunedì 10 giugno 2019
domenica 9 giugno 2019
Disturbo dell’apprendimento e cattiva relazione
Perché disturbo dell’apprendimento e cattiva relazione sono collegati
Il disturbo dell’apprendimento è il risultato di una cattiva relazione del bambino con il mondo adulto.
So che può sembrare strano, ma il nostro modo di rapportarci a loro influenza e determina il pensiero, e conseguentemente la reazione emotiva e il movimento cognitivo del bambino.
Non c’è solo il “disturbo” certificato a dimostrazione della nostra inconsapevolezza di come ci rapportiamo ai bambini; ma ci sono anche un significativo ventaglio di situazioni comportamentali, fortunatamente non diagnosticate, che non “approviamo” come adulti, e che spesso ci risultano, a noi genitori, imbarazzanti nella vita di tutti i giorni fino al punto che per certi aspetti vorremmo “nostro figlio diverso da come è”. Questo fa sì che continuamente lo paragoniamo al cugino, al compagno di classe, alla sorella, senza sapere quanto sono deleteri per il bambino questi paragoni.
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mercoledì 14 novembre 2018
La pedagogia negata. Lettera aperta al settimanale Left
Forse ai lettori di Left o a Left stesso questa affermazione non piace perché mi sembra di aver capito che pensate all’educazione solo in termini di coercizione, come forse è quasi sempre stata. Ma è bene ricordare che anche la psichiatria è sempre stata e lo è per molti ancora oggi, un fatto quasi esclusivamente organico, che solo la nuova ricerca scientifica di Massimo Fagioli ha rivoluzionato.
Parlando di atti educativi tra educatore (pedagogista, insegnante, genitore, nonni, zii ecc.) ed educando (figlio, nipote, studente), possiamo oggi sicuramente affermare che un modo di essere aggressivo, coercitivo, punitivo, anaffettivo lo è, per malattia mentale; e allo stesso tempo, un atto educativo calmo, affettivo, delicato, intuitivo, creativo lo è, per sanità.
giovedì 1 novembre 2018
La separazione? Ecco quando ti arricchisce.
Qualche tempo fa un bambino di 8 anni al quale dicevo che il nostro percorso didattico era finito perché lui era diventato molto bravo mi ha risposto: “Io però posso continuare a venire qui!” Certamente, ho detto, tutte le volte che vuoi…
Ho mentito? Un po’ sì e un po’ no. Sì, perché so che lui non avrà più occasione di tornare da me se non per una esplicita volontà della famiglia che vuole mantenere un legame che va oltre quello professionale; no, perché penso che ogni bambino deve poter mantenere la “speranza” di rivedere colei (o colui) con la quale ha creato una relazione profonda che gli ha permesso di essere e di sentirsi capace come tutti gli altri.
sabato 15 settembre 2018
Donna, viva, appagata e cittadina del mondo
Qualche anno fa, quando si postava qualcosa contro il razzismo, la xenofobia, l'intolleranza, c'erano molte persone disposte a sostenere e gridare all'accoglienza, alla tolleranza, alla democrazia. Il fatto che oggi sia diventato un “rischio” per la propria immagine poter dire di non appartenere al Movimento 5 Stelle o alla Lega, lo trovo mostruoso e anche disgustoso.
Salvini con la sua propaganda contro gli immigrati, è riuscito a catalizzare l’odio e la frustrazione che noi italiani abbiamo per politiche non riuscite, su persone che non hanno alcuna colpa. La cosa terribile è che non si comprende più (o meglio, non si vuole più comprendere) che la cattiva sanità, la cattiva scuola, la disoccupazione, la mancanza di posti di lavoro, lo spread che torna a salire minaccioso, non sono colpa degli immigrati. Eppure ci sentiamo orgogliosi del fatto che finalmente non facciamo entrare più uomini, donne e bambini in carne e ossa come noi, nel nostro paese. È possibile che questa lotta contro i poveracci, contro i più indifesi, i più deboli, ci faccia sentire grandi? È questa la nostra bravura e la nostra potenza?
martedì 11 settembre 2018
È meglio ascoltare o sperare di sentirsi dire ciò che desideriamo sentire? Quando una consulenza non funziona.
Credo che a tutti noi sia capitato di trovare un professionista che non ci piace o al contrario uno che ci piace tanto. A pelle, durante l’incontro, proviamo a sentire chi abbiamo davanti e il giudizio che facciamo di lui o di lei è il frutto di ciò che siamo, ciò che sappiamo e di come ci relazioniamo.
Ma quello che spesso non pensiamo e che a volte purtroppo succede, è che — a prescindere dal generico giudizio è bravo o non è bravo (dato in base alla sua fama sociale o ai risultati ottenuti con altri utenti) —, ci facciamo un’idea dell’altro in base a ciò che noi siamo e a ciò che desideriamo sentirci dire, più che ascoltare ciò che l’altro ha da dirci. Per chiarezza: non è sempre così. Ma quando ci capita di dover comunicare con un esperto nei settori spesso poco conosciuti, o che al contrario, pensiamo di conoscere bene, dovremmo essere capaci innanzitutto di ascoltare, senza prevenzione e senza costruzione mentale su ciò che vorremmo ci dicesse o meno.
Per fare un esempio legato alla mia professione ed esperienza come pedagogista,
domenica 9 settembre 2018
Chi è l'educatore: qual è la differenza tra la formazione di area medica e quella di area pedagogica?
Il giorno 8 settembre 2018 un utente di YouTube, sotto il mio video "Chi è e cosa fa la pedagogista" scriveva:
Grazie per la sua spiegazione perché mi ha dato un chiarimento.
Io sono un assistente sociale e mi occupo di assistenza in una comunità psichiatrica.
Oggi, dopo sette anni di "duro" lavoro in comunità e dopo una formazione specifica in ambito di mediazione e di assistenza alla persona con diagnosi psichiatrica, sto maturando il desiderio di specializzarmi in scienze pedagogiche.
La mia motivazione sta proprio nell'approfondire le discipline pedagogiche per dare alla mia professione di assistente sociale specialistico (sono titolare di una laurea cl. 57s) una competenza specialistica in pedagogia. Le vorrei fare due domande:
Nel corso della mia professione in comunità psichiatrica ho incontrato gli educatori area sanità che lei non menziona nel video e gli educatori di scienze del educazione L19, mi sa spiegare da un punto di vista di pedagogista come descrive queste due professioni?
La figura del pedagogista in campo della ricerca sociale, che percorsi e tematiche può affrontare?
Grazie della sua preziosa attenzione e ancora grazie per avermi chiarito la differenza fra educatori e pedagogisti.
Questa è la mia risposta:
giovedì 23 agosto 2018
Varese-Roma o Roma-Varese?
Il centro di Varese quando sono andata via
Tutto succede quando meno te lo aspetti. Tutto veloce, all’improvviso… La decisione di partire per Varese e rivedere un passato che pensavo ancora lontano. Ventuno anni dall’ultima volta. Ventuno anni che non vedo un’amica speciale che è lì, con la mia stessa voglia di parlare, condividere, sapere…
Ci siamo lasciate che io avevo tredici anni, lei dodici. Ricordo ancora il suo viso con le lacrime davanti a quel cancello del nostro condominio che ci separava, per sempre… Ricordo quel volto come se fosse adesso…
Per me che andavo via era più facile. Roma, la città eterna era una meta sognata mille volte, decantata da mia madre; una meta che mi avrebbe fatto anche raggiungere mio padre. Un padre assente, via forse per lavoro o forse no…
Ci siamo poi riviste per la prima volta dopo quell’addio appena maggiorenni in un posto di mare. Un posto impersonale.
domenica 1 luglio 2018
Giù le mani da mio figlio! Per lui decido io!
Succede sempre più spesso che i docenti o gli psicologi della scuola, non accettino le relazioni dei pedagogisti quali esperti di crescita, formazione e didattica (ruolo oramai ampiamente riconosciuto dalla legge 105/2017, ma di cui probabilmente molti ne sono ancora all’oscuro).
Per la valutazione del rendimento scolastico dei bambini, sempre più spesso i docenti si appellano alla consultazione medica, anziché come sarebbe ovvio a quella pedagogica. Propongono questa richiesta puntando sulla poca informazione dei genitori e sulla poca informazione che riguarda la nostra professione (pedagogica) per ottenere ciò che oramai si pretende: un certificato medico che attesti ciò che loro vogliono che sia (Effetto Pigmalione) per sollevarsi dalle responsabilità; in questo modo non si sentono imputati o messi minimamente in discussione sul lavoro da loro svolto nei confronti dei bambini. Inoltre è quasi impossibile (perché chi deve non lo fa) procedere a un giudizio sul lavoro eseguito da un docente e pertanto valutarlo quale il frutto del risultato sullo studente. Ciò significa che per la collettività, quando uno studente va male a scuola, non è possibile imputarlo all’insegnante.
lunedì 25 giugno 2018
Ci sono giorni difficili in cui la mia mente...
Ci sono giorni difficili in cui la mia mente mi fa sognare di vivere situazioni che penso per me utopiche:
- sogno di riuscire a insonorizzate tutta casa per difendermi dal vicino rumoroso;
- sogno di vivere in un attico all’ultimo piano per sfuggire allo smog del furgone che scarica le merci a motore acceso sotto casa;
- sogno di avere una scuola tutta mia che parte dal nido e arrivi fino alle superiori;
- sogno di poter scegliere i migliori medici per curare i miei problemi;
- sogno di poter andare ancora una volta in America;
- sogno di poter avere una figlia meravigliosa da crescere;
- sogno di potermi comprare quel computers di ultima generazione;
- sogno di potermi comprare tutti i libri che desidero.
Sogno. Sogno come fanno tutti, ognuno con il suo piccolo grande desiderio da realizzare.
Poi all’improvviso apro gli occhi. Guardo quello che sono e quello che ho. E capisco di avere tanto, più di quanto si possa a volte sperare:
- ho una casa tutta per me da poter curare e che mi dà il conforto quando fuori fa freddo o quando fa caldo;
- ho la possibilità di chiudere le finestre quando il furgone scarica a motore acceso;
- ho già un lavoro che adoro;
- ho un ospedale a cui rivolgermi sempre disponibile;
- ho un passaporto pronto per la prima occasione;
- ho tanti bambini che aiuto ogni giorno a diventare grandi;
- ho il mio computer che mi permette di fare qualunque cosa mi serva;
- non potrei comprare più libri di quelli che compro, non riuscirei a leggerli.
Poi mi fermo ancora a pensare e rimango con il fiato in gola quando capisco che quelle donne africane che scappano da guerra e miseria forse non avranno mai tutto quello che io ho.
Tiziana Cristofari
giovedì 14 giugno 2018
Il deficit di attenzione e il buon sviluppo cognitivo: ecco la relazione.
Spesso quando dico ai genitori che devono parlare con i propri figli, che ci devono giocare, che devono stare nella relazione con il pensiero e non solo fisicamente, mi guardano come per dire: mi sembra ovvio che lo faccio! Danno per scontato però qualcosa che scontato non è. Ma non solo: pensano di fare tutte queste cose, ma in realtà non le fanno o le fanno molto raramente.
Ora. È chiaro che io non vivo con le famiglie e pertanto non posso dire ciò che loro fanno o non fanno. Quello che so è che la pedagogia ha una teoria valida di approccio al bambino che contribuisce al suo migliore sviluppo cognitivo e l'ho sperimentata personalmente. Pertanto, se con me il bambino ottiene certi risultati e si muove in un certo modo che tutti i genitori auspicano, perché ciò non dovrebbe avvenire anche in famiglia?
Facciamo un passo indietro e un piccolo esempio per spiegare meglio ciò che intendo.
lunedì 11 giugno 2018
Chi è il genitore bullo che aggredisce l’insegnante? Ecco la verità che tutti negano.
Ultimamente è facile sentire televisioni, radio, giornali parlare di insegnanti bullizzati o che hanno perso ruolo e faccia davanti alle famiglie e davanti agli studenti.
Si giustifica questo atteggiamento parlando di stipendi bassi, di una scuola sempre meno considerata politicamente e socialmente e che pertanto ha portato a genitori aggressivi nei loro confronti e privi di fiducia nella categoria docente.
Prima la scuola aveva ruolo e valore educativo, ora tutto questo non c’è più. Così dicono…
Mi diverte ascoltare le fantasiose spiegazioni che docenti, psicologi, genitori, gente comune dà a questa perdita di ruolo degli insegnanti, che, certo, possono sicuramente contribuire ad essere un motivo per questo atteggiamento, ma non sicuramente la causa principale che viene sistematicamente ignorata e soprattutto negata.
mercoledì 6 giugno 2018
Cosa serve per “imparare” ad amare
A dolcezza corrisponde dolcezza, ad aggressività corrisponde altrettanto.
Vi siete mai trovati in un ufficio pubblico arrabbiati per aver subito un torto? Avete mai aggredito a parole l’impiegato che vi stava davanti? Le risposte ad una aggressione verbale sono due: o vi risponde con altrettanta aggressività e scoppia la guerra, oppure vi risponde con dolcezza e voi stranamente, nonostante l’arrabbiatura, vi calmate.
Sapete cosa significa questo?
Hai paura che tu@ figli@ possa avere un DSA? Ovvero un Disturbo Specifico dell'Apprendimento? Leggi questo!
Vuoi sapere come nascono i DSA (Disturbi Specifici dell'Apprendimento)?
Vuoi sapere come si superano?
Vuoi sapere come prevenirli?
Adesso è il momento giusto per informarti!
Non perdere tempo, perché l'inizio del nuovo anno scolastico arriverà prestissimo!
Sono la dr.ssa Tiziana Cristofari e sono una pedagogista.
Vorrei parlarti dei Disturbi Specifici dell'Apprendimento, di come nascono, di come si prevengono e di come si superano. Ma soprattutto vorrei spiegarti perché questi disturbi non sono genetici, né neuropsichiatrici, ma di origine pedagogica.
Non rimanere con il dubbio per le notizie spesso infondate sulla dislessia, la discalculia, la disortografia o altro. Approfondisci l'argomento, ti costerà il tempo della lettura di qualche articolo e di un libro. Per tu@ figli@ penso che questo tempo sia veramente poco! E ne varrà della sua felicità.
Vuoi sapere come si superano?
Vuoi sapere come prevenirli?
Adesso è il momento giusto per informarti!
Non perdere tempo, perché l'inizio del nuovo anno scolastico arriverà prestissimo!
Sono la dr.ssa Tiziana Cristofari e sono una pedagogista.
Vorrei parlarti dei Disturbi Specifici dell'Apprendimento, di come nascono, di come si prevengono e di come si superano. Ma soprattutto vorrei spiegarti perché questi disturbi non sono genetici, né neuropsichiatrici, ma di origine pedagogica.
Non rimanere con il dubbio per le notizie spesso infondate sulla dislessia, la discalculia, la disortografia o altro. Approfondisci l'argomento, ti costerà il tempo della lettura di qualche articolo e di un libro. Per tu@ figli@ penso che questo tempo sia veramente poco! E ne varrà della sua felicità.
giovedì 31 maggio 2018
Quando il docente proprio non vuol capire
Ci sono due situazioni apparentemente distantissime tra loro, ma che mi rendono estremamente sensibile e facilmente irritabile: la prima è quando un bambino non fa nulla a casa, né a scuola, fa un sacco di assenze, prende note tutti giorni e trova ogni volta una scusa per non farle leggere ai genitori, ma il docente continua a mettere note e a rimproverarlo. L’altra è quando nasce un fratellino o sorellina allo scolaro, il rendimento del bambino cala perché le attenzioni in famiglia cambiano, insieme alle abitudini che richiedono venga ristabilito un equilibrio, ma le insegnanti ignorano tutto questo e opprimono la famiglia con presunti problemi cognitivi.
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