Vuoi sapere come nascono i DSA (Disturbi Specifici dell'Apprendimento)?
Vuoi sapere come si superano?
Vuoi sapere come prevenirli?
Adesso è il momento giusto per informarti!
Non perdere tempo, perché l'inizio del nuovo anno scolastico arriverà prestissimo!
Sono la dr.ssa Tiziana Cristofari e sono una pedagogista.
Vorrei parlarti dei Disturbi Specifici dell'Apprendimento, di come nascono, di come si prevengono e di come si superano. Ma soprattutto vorrei spiegarti perché questi disturbi non sono genetici, né neuropsichiatrici, ma di origine pedagogica.
Non rimanere con il dubbio per le notizie spesso infondate sulla dislessia, la discalculia, la disortografia o altro. Approfondisci l'argomento, ti costerà il tempo della lettura di qualche articolo e di un libro. Per tu@ figli@ penso che questo tempo sia veramente poco! E ne varrà della sua felicità.
mercoledì 6 giugno 2018
giovedì 31 maggio 2018
Quando il docente proprio non vuol capire
Ci sono due situazioni apparentemente distantissime tra loro, ma che mi rendono estremamente sensibile e facilmente irritabile: la prima è quando un bambino non fa nulla a casa, né a scuola, fa un sacco di assenze, prende note tutti giorni e trova ogni volta una scusa per non farle leggere ai genitori, ma il docente continua a mettere note e a rimproverarlo. L’altra è quando nasce un fratellino o sorellina allo scolaro, il rendimento del bambino cala perché le attenzioni in famiglia cambiano, insieme alle abitudini che richiedono venga ristabilito un equilibrio, ma le insegnanti ignorano tutto questo e opprimono la famiglia con presunti problemi cognitivi.
venerdì 6 aprile 2018
Tiziana ti scrivo 13... genitori infantili e ipercritici
Pubblico molto volentieri il post di Francesca (insegnante della primaria), che mi ha inviato con posta privata su Facebook e che merita la pubblicazione vista la grazia con la quale dissente in parte da ciò che affermo. Il contraddittorio sereno e civile è sempre il benvenuto. Fa riferimento all'articolo "Vessazioni a mamma e papà: l’abbandono delle Istituzioni scolastiche e mediche". Di seguito trovate anche la mia risposta.
Gentile dott.ssa Tiziana,
Spero lei possa leggere anche il mio mess dopo i tanti che riceverà immagino
. Sono Francesca e insegno alla primaria, sono una vecchia maestra di 47 anni e mi sento vicina a lei perché per assolvere alla formazione che purtroppo per noi non è adeguata sono tornata a studiare... due esami alla magistrale in scienze pedagogiche e infatti la seguo da un po' ...c'è sempre da imparare! Magari lei potrà ispirare la mia tesi...sorvolo tra Freinet e Freud... sono approdata alla rivoluzionaria Summerhill School... speriamo! Mi dispiace che nel suo articolo su Vessazioni a mamma e papà si parli di pochi insegnanti motivati e preparati... diciamo che non bravura e pressapochismo si trovano in ogni mestiere. Mi piacerebbe raccontarle le vessazioni che noi insegnanti subiamo ormai spogliati di ogni autorevolezza... di rado trovo genitori che con noi dialogano e con schiettezza chiedano in primis come va? Pochi si mettono in discussione e mi creda emergono sempre dissonanze all'interno della loro coppia... Mi creda c'è veramente una emergenza educativa: genitori infantili... ipercritici... wikipedia informati... o esageratamente disimpegnanti o altrettanto fobici e iper protettivi. Mi creda venga in classe... gestiamo DSA, BES ormai certificati come se fossero in offerta... rom... burocrazia... e sempre con entusiasmo e amore perché in questo mestiere ci deve essere amore e umiltà... Sono genitore anche io e so di sbagliare comunque, perché tra persone ci vogliono relazioni aperte e autentiche e i bambini sono Persone! Ci si aspettano bambini che conoscono l'aspetto relazionale, le norme civili di convivenza... ovvio, nel rispetto di ciascuno rispettando i tempi di ognuno... La prego dica ai genitori di rivedere il nostro aspetto che è anche educativo, ma che non può comunque perdere quell'aspetto asimmetrico doveroso perché loro vogliono anche regole e fermezza in un clima democratico certo
e i genitori spesso scaricano responsabilità o si fanno avvocati dei loro figli...
. Sono Francesca e insegno alla primaria, sono una vecchia maestra di 47 anni e mi sento vicina a lei perché per assolvere alla formazione che purtroppo per noi non è adeguata sono tornata a studiare... due esami alla magistrale in scienze pedagogiche e infatti la seguo da un po' ...c'è sempre da imparare! Magari lei potrà ispirare la mia tesi...sorvolo tra Freinet e Freud... sono approdata alla rivoluzionaria Summerhill School... speriamo! Mi dispiace che nel suo articolo su Vessazioni a mamma e papà si parli di pochi insegnanti motivati e preparati... diciamo che non bravura e pressapochismo si trovano in ogni mestiere. Mi piacerebbe raccontarle le vessazioni che noi insegnanti subiamo ormai spogliati di ogni autorevolezza... di rado trovo genitori che con noi dialogano e con schiettezza chiedano in primis come va? Pochi si mettono in discussione e mi creda emergono sempre dissonanze all'interno della loro coppia... Mi creda c'è veramente una emergenza educativa: genitori infantili... ipercritici... wikipedia informati... o esageratamente disimpegnanti o altrettanto fobici e iper protettivi. Mi creda venga in classe... gestiamo DSA, BES ormai certificati come se fossero in offerta... rom... burocrazia... e sempre con entusiasmo e amore perché in questo mestiere ci deve essere amore e umiltà... Sono genitore anche io e so di sbagliare comunque, perché tra persone ci vogliono relazioni aperte e autentiche e i bambini sono Persone! Ci si aspettano bambini che conoscono l'aspetto relazionale, le norme civili di convivenza... ovvio, nel rispetto di ciascuno rispettando i tempi di ognuno... La prego dica ai genitori di rivedere il nostro aspetto che è anche educativo, ma che non può comunque perdere quell'aspetto asimmetrico doveroso perché loro vogliono anche regole e fermezza in un clima democratico certo
e i genitori spesso scaricano responsabilità o si fanno avvocati dei loro figli...
Cari saluti e buon lavoro!
Francesca
Grazie Francesca, è vero tutto quello che dice. Lo so perché anche io ho lavorato nelle scuole come insegnante prima alla primaria poi alle secondarie di secondo grado. La capisco perfettamente, c'è bisogno di pedagogia.
Vessazioni a mamma e papà: l’abbandono delle Istituzioni scolastiche e mediche.
Uno dei compiti più difficili per me dal punto di vista emotivo è sostenere il dolore delle mamme ma spesso anche dei papà che vengono al mio studio spaventati che il loro bambino possa avere difficoltà scolastiche insuperabili.
Ho più volte detto che nell’equipe dei medici che fanno percorsi di accertamento clinico sulle difficoltà scolastiche degli studenti ci dovrebbe essere un pedagogista. Questo perché si occupa di valutazione didattica con competenza di metodo che gli permette di comprendere fino in fondo se il bambino ha le difficoltà certificate dal medico o se c’è una carenza da parte del docente nel trasmettere la conoscenza, che sembrerebbe nessuno metta mai in discussione.
Il medico, basandosi esclusivamente su una valutazione genetica, neurologica e/o dei valori ematici, una volta scongiurati, dovrebbe dar spazio all’approccio didattico-relazionale di competenza del pedagogista, che di fatto però non avviene mai, creando così un vuoto valutativo fondamentale.
Ma oltre tutto questo, un’altra situazione sembrerebbe lasciata inascoltata da tutti gli interlocutori, ovvero, quello che provano i genitori.
mercoledì 4 aprile 2018
Tiziana ti scrivo 12... Una bambina come le altre
Maestra Tiziana, grazie!
avevamo perso ogni speranza per nostra figlia e lei ce l’ha ridonata!
È stata dura, soprattutto seguirla nelle sue indicazioni. Non eravamo preparati ad essere genitori e abbiamo sbagliato tanto, ma ora siamo più forti, forse più capaci.
Di sicuro non eravamo capaci di insegnare a nostra figlia come studiare, forse non lo siamo ancora, ma io personalmente mi sento più serena. Romina adesso va da sola, è una ragazzina autonoma, ma la cosa che mi rincuora tanto è che se avesse ancora bisogno di lei, lei ci sarà.
Romina ha pianto.
lunedì 26 marzo 2018
Perché si insulta. Paura o maleducazione? La pedagogista risponde.
Quando ci rivolgiamo a un professionista speriamo sempre che il suo lavoro sia fatto con coscienza e senza altri fini se non quello di dare una risposta onesta al nostro quesito.
È anche vero però, che spesso ci aspettiamo da questi professionisti delle conferme sociali, più che personali, perché sapere che altre persone hanno il nostro stesso problema ci fa sentire meno soli. Ma è vero anche, che i professionisti agiscono secondo una realtà personalissima coltivata attraverso il loro percorso di vita, di studi e di esperienze professionali.
Facciamo un esempio:
mercoledì 14 marzo 2018
I docenti che non uccidono fanno come le madri con i loro neonati
Uscii così dalla palestra dove avevo appena fatto una lezione di pilates, mentre le mie stesse parole continuavano a ronzarmi nella testa e mi portavano a pensare che alla nascita, se il bambino viene lasciato solo, non viene accudito, riscaldato e nutrito, muore. Diversamente dagli animali dove i cuccioli riescono a diventare indipendenti dopo pochissimi giorni o addirittura ore, il bambino non si può lasciare solo fino ad almeno 5 o 6 anni di età, in quanto non ce la farebbe a sopravvivere.
Ringraziai la docente di pilates, perché nonostante non amassi quel tipo di attività, lei, con il suo modo di fare, era riuscita a farmi tornare comunque a ogni lezione. Cosa c'entra la lezione di pilates con il bambino che lasciato solo muore? Ora ve lo spiego!
giovedì 8 marzo 2018
DSA e genetica: i biologi smentiscono. Ecco perché la genetica non è causa dei disturbi dell’apprendimento
Più di una volta nei miei articoli ho affermato che la genetica o la neurobiologia non c’entrano nulla con quelli che vengono chiamati disturbi dell’apprendimento, o meglio, non ne sono la causa. Ho più volte spiegato che sono arrivata a tali conclusioni grazie alla mia prassi pedagogica e agli studi che inevitabilmente mi hanno portata ad approfondire la psichiatria, la psicologia, la biologia e anche la genetica.
Le certificazioni dei bambini che vengono al mio studio, rilasciate dalle strutture mediche competenti, mi hanno spinta ad una ricerca sul perché, dopo la diagnosi medica, frequentando le mie lezioni, quei bambini stessi compensano le carenze e recuperano le attività scolastiche.
Gli studi di approfondimento mi hanno portata così a comprendere scientificamente ciò che intuitivamente come pedagogista avevo considerato adottando una prassi pedagogica e didattica specifica. Da qui parto, riportandovi alcune delle motivazioni scientifiche biologiche, che mi hanno permesso di affermare come i disturbi dell’apprendimento non possono avere origini genetiche. Altre motivazioni saranno riportate in successivi articoli.
Partiamo da una considerazione. Siamo per cultura motivati a pensare che i nostri problemi di salute siano attribuibili all’inefficienza dei nostri meccanismi biochimici. Questo perché gli studi scientifici che più ci hanno influenzato come ad esempio quelli di Darwin (1809-1882), sostenevano la “lotta per l’esistenza”, ovvero il più forte sarebbe sopravvissuto a scapito del più debole, andando ad incentivare così l’idea di mal funzionamenti del corpo provenienti dall’interno, e annullando volutamente la possibilità di quanto fu invece teorizzato da Lamarck (1744-1829), il quale sosteneva che l’evoluzione dell’uomo si basasse su “un’interazione istruttiva e cooperativa tra gli organismi e il loro ambiente, che consentirebbe alle forme viventi di sopravvivere ed evolvere in modo dinamico”. Teoria quest’ultima subito attaccata dalla Chiesa: a quei tempi, il concetto che gli esseri umani si fossero evoluti da forme di vita inferiori venne denunciata come eresia e Lamarck venne stigmatizzato anche dai suoi colleghi che misero in ridicolo le sue teorie, impedendo così una ricerca che oggi ha ampiamente dimostrato la veridicità delle sue affermazioni.
lunedì 26 febbraio 2018
Gli psicologi ritrattano: abbiamo sbagliato a valutare i DSA
È da qualche giorno che sul web esperti in psicologia stanno ritrattando il loro punto di vista sui problemi dell’apprendimento. Uno di questi è il Dr. Giacomo Stella che non si limita ad affermare di aver causato un’epidemia dei disturbi dell’apprendimento, ma va oltre: dichiara che i professionisti dell’educazione (ovvero i pedagogisti) si stanno sottraendo ai loro compiti e soprattutto alla didattica dando vita ai disturbi dell’apprendimento. Eludendo però il fatto che le certificazioni sono fatte da loro e non certo dai pedagogisti!
Di seguito uno stralcio preso dal mio libro Bambini senza DSA: una realtà possibile! che mette in evidenza quanto affermato da Stella nel suo libro Dislessia a contrasto di quanto va affermando nelle recenti pubblicazioni.
In libreria comprai il libro sulla dislessia dello psicologo Giacomo Stella, considerato dal mondo scolastico e dal web emerito esperto di dislessia e fondatore dell’Associazione Italiana Dislessici. Quindi comprai quel libro pensando che mi avrebbe spiegato tutto quello che c’era da sapere.
Leggendo il suo libro però scoprii che aveva omesso tantissime componenti psicologiche fondamentali per la diagnosi di certe difficoltà cognitive e tantissimi studi di settore che dichiarano il contrario di quello che lui afferma nel libro.»
«Ma per capire questo come ci sei arrivata?»
venerdì 9 febbraio 2018
Rivelato perché le prove INVALSI distruggono la scuola
La scuola è un modo per assolvere all’obbligo dell’istruzione. Badate, non all’obbligo di andare a scuola (frequentare la scuola non è un obbligo costituzionale), ma serve ad assolve all’obbligatorietà di istruire i nostri figli. E sì, perché la scuola dovrebbe onorare al meraviglioso compito di dare formazione e istruzione ai nostri bambini. Ultimamente però, ci sono sempre più famiglie che decidono di istruire personalmente i propri figli e devo dire che dopo tutto quello che mi raccontano i genitori, dopo la mia esperienza come docente in scuole pubbliche e private superiori ed inferiori, li capisco perfettamente.
La scuola degli ultimi anni è diventata un competitivo gioco a quiz da conquistare e non più una realtà per formare menti pensanti.
lunedì 5 febbraio 2018
Valutazioni scolastiche inadeguate e inopportune. Cosa rallenta l’apprendimento dei bambini
Quando i nostri figli hanno delle difficoltà scolastiche e la scuola ci suggerisce di farli valutare per presunta dislessia, discalculia, disgrafia, disortografia, il più delle volte ci si affida al professionista tramite il servizio sanitario pubblico o privato.
Tale diagnosi spesso è limitata alla valutazione dell’apprendimento che il bambino o la bambina hanno sviluppato fino a quel momento. Ovvero vengono sottoposti a test che servono per misurare se, nelle varie attività scolastiche, il piccolo rientra in una media statistica. Questi accertamenti però non hanno un valore medico-scientifico che possa realmente indicare le motivazioni e le cause di tale “ritardo” o difficoltà, né tantomeno possono stabilire come un bambino, se stimolato diversamente e adeguatamente — rispetto a quanto fatto fino a quel momento —, possa migliorare. Ciò accade perché chi effettua queste valutazioni dà per scontato che la difficoltà di apprendimento sia legata a problemi neurologici o genetici.
venerdì 12 gennaio 2018
Come (non) imparano i bambini!
I genitori lo sanno: con tanta attesa e molti tentativi.
Ricorderete sicuramente quante volte avete provato a suggerire ai vostri bambini di pochi mesi la parola “mamma o papà” nella speranza che un balbettio somigliante potesse uscire dalla sua bocca. O più tardi quando una volta con la stazione eretta avete provato a lasciarlo nella speranza che camminasse da solo.
In tutti questi tentativi ripetuti all’infinito sarebbe folle pensare di sostituire quelle prove con metodi coercitivi o addirittura sostitutivi, sempre se riusciate a trovarne uno.
Quindi il bambino cresce per prove e tentativi sul quel gesto, quella parola, quell’azione, quella circostanza. Cresce sicuramente più facilmente se dietro a quel sostegno c’è anche la parola dolce, il sorriso, l’affettività dell’adulto significativo.
martedì 9 gennaio 2018
Cosa manca ai professionisti
Erano anni che non mi allettavo come questo fine 2017. Ho cominciato a metà dicembre con vertigini e nausea, poi sono andata a star meglio fino a quando non è giunta anche l’influenza che mi ha tenuto compagnia con tutti i postumi fino a dopo Capodanno. Nel frattempo a livello politico c’è stata una svolta epocale per la mia professione (riconoscimento del ruolo dei Pedagogisti e degli Educatori) con la Legge 205/2017 che, lo ammetto, solo negli ultimi giorni riesco a prenderne pienamente atto e a riconoscermi la portata di quanto andavo aspettando da anni insieme a tantissimi altri professionisti come me.
Nel frattempo così, tra una dormita di troppo e un mal di testa ho potuto riflettere sul discorso della professionalità che la legge riconosce a determinate categorie di laureati. Nel nostro caso la Legge 205/2017 dichiara che per svolgere un certo tipo di lavoro devi essere qualificata possedendo una determinata istruzione, ovvero un pezzo di carta, un titolo che ti rende “abilitato”.
Ed ecco che uno pensa che un’influenza sia solo un’influenza e che disturba il quotidiano e che devi solo rassegnarti e aspettare che tutto passi. Ma per le mie a volte fastidiose elucubrazioni sui perché e sui percome della vita e del lavoro, ammetto che è servita anche questa esperienza quasi (fortunatamente) da troppo tempo dimenticata.
Come era ovvio che fosse gli ingordi del mondo del web non ci hanno pensato due volte a farsi sentire con tutte le cattiverie del caso anche per quanto riguarda il riconoscimento del nostro ruolo: va bene poverini, altrimenti perdono l’abitudine! Ma in qualche modo mi hanno fatto riflettere e in virtù di questo vorrei condividere con voi questa riflessione che non ci dovrebbe mai permettere di abbassare la guardia quando facciamo riferimento a un professionista.
lunedì 8 gennaio 2018
L’allattamento attraverso il corpo e la mente
L’allattamento
costituisce un momento di vitale importanza per la relazione interpersonale tra
madre e figlio. Esso rappresenta il primo nutrimento per il bambino in quanto possiede
una composizione inimitabile, specifica, ideale per le sue esigenze nutritive e
di sviluppo. Nel latte materno sono presenti
venerdì 22 dicembre 2017
I nostri figli salvati da Pedagogisti ed Educatori
Mercoledì 20 è stata una giornata speciale. Uscivo da una situazione di malessere con nausea e vertigini importanti e per la prima volta dopo cinque giorni mi rimettevo al computer.
Fino a quel giorno avevo sperato, ma non mi ero illusa. Poi mi accorsi che il collega Alessandro Prisciandaro, alle sette della mattina, aveva postato quanto pedagogisti ed educatori andavano sperando da diversi anni: il riconoscimento del nostro titolo accademico e delle professioni da noi svolte era diventato legge! Esultai da sola davanti al computer; la mia cagnolina mi guardò interrogativa, poi anche lei cominciò a scodinzolare come se avesse percepito il mio cambio di umore, il mio entusiasmo.
Come pedagogista lotto da tanti anni per riaffermare l’idea che i bambini nascono sani, mentre il mondo adulto poi li distrugge attribuendogli qualche disturbo dell’apprendimento, che io preferisco definire difficoltà scolastiche. Lotto contro gli insegnanti spesso incompetenti e indottrinati a far diagnosi di disturbi dell’apprendimento, completamente allo sbando su cosa sia e come si debba affrontare un lavoro didattico e formativo con bambini che devono poter crescere in serenità, con le proprie attitudini e con i propri tempi, in epoche che cambiano in modo vertiginoso costringendo i bambini a fare i conti con genitori vecchio stampo, docenti impreparati, non al passo con i tempi, arretrati nella didattica e incapaci di cooperazione, sensibilità, integrazione, problem solving.
venerdì 1 dicembre 2017
L'aggressività rabbiosa sintomo delle nostre frustrazioni
Ieri ad una collega di lavoro che mi chiedeva come riuscissi a sopportare gli insulti sul web ho risposto che mi limito a non leggerli. E quando mi capita di farlo rispondo sempre con gentilezza perché credo sia fondamentale non scendere a certi livelli di conversazione, ma soprattutto perché se vogliamo migliorare la società dobbiamo partire dal nostro meraviglioso mestiere: quello di Pedagogiste. E credo proprio che i pedagogisti, per far crescere nel migliore dei modi le nuove generazioni hanno compreso, anche attraverso il percorso di studi, che il miglior metodo possibile per far sì che una persona diventi in un certo modo, è quello di essere ciò che si è e non ciò che si dice. Pertanto “noi non offendiamo!”
Forse però, avete ragione, non è così semplice.
Si sa che le persone sono diverse una dall’altra, hanno idee diverse, opinioni e gusti diversi.
E così insegno ai miei bambini che bisogna accettare e rispettare la diversità; che deve essere lecito e legittimo pensarla diversamente e che in virtù di questo, nessuno deve farci coercizioni di sorta o pressioni affinché il nostro modo di pensare o di fare cambi se noi non lo vogliamo.
mercoledì 15 novembre 2017
DSA: diagnosi e certificazioni senza metodo scientifico. Lettera aperta alle Ministre Lorenzin e Fedeli
Valeria Fedeli (valeria.fedeli@senato.it)
Beatrice Lorenzin (segreteriaministro@sanita.it)
Gentili Ministre Lorenzin e Fedeli, mi chiamo Tiziana Cristofari e sono una pedagogista. Vi scrivo perché credo sia opportuno intervenire urgentemente su quanto sta accadendo nelle scuole.
Partiamo dalla definizione di diagnosi e certificazione. Dunque Ministra Lorenzin, gli esperti dicono che la diagnosi non è necessariamente la certificazione. Fanno questa distinzione spiegando che diagnosticare (ovvero procedere ad accertamenti clinici) non si intende certificare (ovvero dichiarare per iscritto che si è accertata la diagnosi). Ma per usufruire di un PDP (Piano Didattico Personalizzato) o un PEI (Piano Educativo Individuale) di cui la scuola fa richiesta alla prima difficoltà della bambina — spesso con pretesa —, è necessaria la certificazione.
Ministra Fedeli, mi viene da pensare quindi, che anche l’insegnante richiedente la certificazione fa diagnosi. Dico questo perché la ASL (o l’ospedale o altro ente accreditato a farlo), che si adopera per un percorso di accertamento sul disturbo specifico dell’apprendimento, nel 99% dei casi rilascia poi una certificazione. Perché un docente quando richiede un accertamento ha 99% di probabilità che effettivamente tale accertamento venga sottoscritto? Si presuppone che, o gli insegnanti sono oramai “talmente formati” sui disturbi dell’apprendimento che potrebbero andare a fare i medici, oppure i medici dovrebbero cambiare mestiere.
Ma la risposta penso sia più semplice.
venerdì 3 novembre 2017
Ecco la novità che mi avete chiesto! Una home schooling? Una scuola senza zaino? Una scuola nei boschi? Una scuola democratica? Una scuola come quelle del nord Europa? No, unicamente la Home Teacher like at School!
È da diverso tempo che ci penso, anzi, che mi fate pensare.
Poi ieri sono andata dal parrucchiere, ho cambiato acconciatura e ho sentito che era giunto il momento di partire.
No, non voglio andare via dall’Italia, anche se la tentazione è forte, voglio partire con un nuovo progetto che mi permetterà di mettere insieme i pezzi che ho già in mano. Avrei voluto farlo in modo più dirompente, più in grande, per molti bambini: allora in un primo momento mi sono rivolta a vari imprenditori, fondazioni, finanziatori e tutti coloro che pensavo mi potessero sostenere, ma ho trovato un rumorosissimo silenzio (l’Italia è così, se non sei nessuno politicamente o socialmente, intorno a te c’è solo silenzio, anche e soprattutto se ciò che affermi esce dagli schemi imposti dalla stessa politica ed economia, oltre che dal clientelismo).
lunedì 30 ottobre 2017
Bambini senza DSA: una realtà possibile!
In una società del tutto e subito, dove la cultura umanistica è stata svuotata della sua bellezza e del suo straordinario valore educativo e formativo, dove la medicalizzazione invade in modo scriteriato le scuole, dove le famiglie – già in crisi – vivono l’abbandono e la solitudine, il libro della pedagogista Tiziana Cristofari rappresenta un atto di coraggio, il coraggio della «parresìa, ossia del principio del dire il vero, senza vergogna e senza timore, del dire il vero senza limiti» (M. Foucault, Il coraggio della verità, Milano 2016).
È un intento etico il suo che rimanda al principio della Crescita autentica, quella pedagogica dell’educére, del tirar fuori da ciascuno il talento unico e prezioso di cui è portatore, e considera un dovere di ogni adulto educante permettere tutto ciò. La Cristofari ci ricorda che per raggiungere questa finalità occorrono qualità morali, capacità empatica, competenze comunicative e relazionali, competenza ermeneutica, buona didattica. Quest’ultima infatti è un’autorevole disciplina di studio e oggetto di ricerca della metodologia e della pedagogia verso la quale eminenti studiosi hanno rivolto interesse e realizzato ricerche ponderose. Tuttavia, oggi come oggi, il rischio che si corre è l’applicazione di un’arida e spesso tecnicistica didattica, di un retorico pedagogismo, della propensione alla delega educativa.
La pedagogista Tiziana Cristofari, con un
linguaggio chiaro e spontaneo che nasce da una solida esperienza professionale
e dalla passione pedagogica, sottolinea le evidenti problematicità
socioculturali di oggi che penalizzano inesorabilmente bambini e famiglie, e
invita necessariamente alla riflessione, alla sensibilizzazione, all’assunzione
di responsabilità che sole possono consentire di aprire alla complessità, alla
pluralità di senso dell’esperienza umana che vanno oltre l’apparenza, oltre le
diagnosi, per liberarsi così dall’invadente processo di medicalizzazione in
atto. Il suo libro insomma costringe a sospendere il giudizio
aprioristicamente, e restituisce dignità e valore a ciascun individuo che si
affida a un mondo adulto per crescere ed esprimere vitalità, creatività,
autonomia e pensiero critico; costringe a consegnare alla Pedagogia il ruolo di
scienza dell’Educazione e della Formazione; costringe a... pensare,
semplicemente a pensare dopo aver smosso gli animi.
Dr.ssa Luisa Piarulli
Ex Presidente ANPE (Associazione Nazionale Pedagogisti)
Il libro è reperibile scontato
attraverso il nostro sito
o su AMAZON
Un titolo e un contenuto sicuramente contro tendenza, dato che libri e manuali sull’argomento parlano solo di come riconoscere i disturbi dell'apprendimento e quali sono gli strumenti dispensativi e/o compensativi per sostenere una realtà che, secondo la maggioranza della comunità scientifica, non ha soluzione in quanto i disturbi sarebbero causati da fattori genetici o neurobiologici.
Nel mio libro affronto scientificamente tutti questi argomenti e li smonto uno per uno dimostrando come sia improbabile quanto viene affermato. Ma soprattutto spiegando perché la comunità scientifica non ha ancora compreso o voluto comprendere, che questi “disturbi” mettono radici lì dove la scuola e la famiglia crescono figli e studenti senza una pedagogia adeguata.
Descrizione del libro. È intelligentissimo, ma il maestro mi dice che non ascolta. Legge stentatamente e la maestra mi ha detto che potrebbe essere dislessica. Non ricorda le tabelline e mi hanno detto che potrebbe essere discalculico. Mi hanno consigliato il logopedista. Mi hanno detto che dovrei portare mia glia a fare una visita dalla neuropsichiatra infantile. Poi ho letto un suo articolo... Poi cercando su internet il significato di queste parole mi sono imbattuta nel suo sito... È con le stesse parole che un papà arriva da una pedagogista che ha trovato la soluzione ai disturbi specifici dell’apprendimento. Inizialmente scettico, ma speranzoso - perché sua figlia, presunta dislessica, ha difficoltà relazionali con lui e un calo del rendimento scolastico -, s’imbatte in un’avventura scientifica, realistica e umana senza precedenti. Andrà alla scoperta del pensiero di medici e pedagogisti di fama mondiale che gli spiegheranno perché quello che comunemente si racconta sui disturbi dell’apprendimento non è realistico, trovandosi così involontariamente alla ricerca di una conoscenza genetica, neurobiologica, psicologica e soprattutto pedagogica di cui era profondamente allo scuro come del resto buona parte della comunità scientifica ed educativa. Riuscirà in questo modo a capire come nascono, come si prevengono e come si superano i disturbi dell’apprendimento. Ma soprattutto imparerà come è possibile evitarli con l’applicazione di una scienza che nel tempo è stata annullata dalla politica e negata nella formazione dei nuovi docenti: la scienza pedagogica.
Oggi il 25% dei bambini di una classe viene diagnosticato con un disturbo dell’apprendimento. Dicono che il problema è genetico o neurobiologico e per questo non si può far nulla se non dispensare e/o compensare. E se così non fosse?
La dottoressa Tiziana Cristofari pedagogista e docente, con l’aiuto tratto da teorie e prassi di eminenti e riconosciuti studiosi in pedagogia, psicologia e psichiatria - tra i quali Giovanni Genovesi, Shinichi Suzuki, Howard Gardner, Lev Semënovič Vygotskij, Massimo Fagioli -, ha dimostrato come sia ampiamente improbabile che i disturbi specifici dell’apprendimento abbiano origine genetica o neurobiologica e come invece siano il frutto dell’assenza totale di pedagogia scolastica e familiare.
Codice ISBN: 9791220015424
Il libro è reperibile sul nostro sito scontato cliccando qui
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Ma se non hai voglia di leggere
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lunedì 23 ottobre 2017
Bambini trattati come automi: lettera aperta alla Ministra dell'Istruzione Valeria Fedeli
Gentile Ministra Valeria Fedeli, mi chiamo Tiziana Cristofari e sono una pedagogista-insegnante. Non so se Lei ha mai avuto modo di leggere i libri dei pedagogisti Aldo Visalberghi, Francesco De Bartolomeis o Giovanni Genovesi o, andando più indietro nel tempo, di Maria Montessori. O se trovando il momento per approfondire altre letture ha avuto modo di conoscere autori meravigliosi come John Dewey o Edgar Morin, tutti impegnanti in una ricerca scientifica pedagogica sul miglioramento delle qualità fisiche-intellettuali-morali-comunicative dell’essere umano. Uomini e donne che hanno tentato con i loro studi di rendere sempre migliore la realtà individuale di ogni studente nella relazione con il docente, nonché nell’ambiente di apprendimento attraverso lo studio del metodo, della didattica e quindi della cultura scientifica per eccellenza denominata appunto Pedagogia.
Suppongo Signora Ministra che tutto ciò Lei lo conosca bene, dato il ruolo di primaria importanza che ricopre nel settore educativo. Se così è, comprenderà l’importanza in ambito scolastico della pedagogia, ovvero della teoria e prassi che l’insegnante dovrebbe conoscere e usare per la formazione non solo nozionistica dei bambini, delle bambine e degli adolescenti, ma anche perché possano viversi degnamente la propria umanità e la propria personale unicità nella formazione.
Ma ahimè tutti sappiamo bene quanto la conoscenza e l’uso della pedagogia sia carente nel programma del percorso accademico dei docenti prima e nella prassi poi (dove purtroppo anche la nuova legge sulla Buona scuola e i suoi successivi decreti, non ne compensano minimamente la carenza), e soprattutto quanto inaccettabile sia il fatto che nelle scuole, la figura per eccellenza ovvero quella del professionista in Pedagogia, sia completamente assente e quella di educatore ancora troppo facilmente bypassata.
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