lunedì 12 agosto 2019

Ritardo del linguaggio? Anche no.


«Bambini di quattro anni appartenenti a famiglie economicamente svantaggiate posseggono un lessico più limitato rispetto ai pari età di famiglie abbienti, né sorprende che adolescenti di famiglie svantaggiate dispongano di un vocabolario meno ricco rispetto ai compagni benestanti. Il mantenimento, dai quattro ai quattordici anni, di un lessico ricco oppure limitato è in parte dovuto alla stabilità delle esperienze ambientali —inclusa la presenza oppure l'assenza di frequenti conversazioni tra genitori e figli, la qualità delle scuole frequentate, la natura delle interazioni con i pari e tutta una serie di altre esperienze — e non riflette pertanto* soltanto il talento linguistico connaturato nel bambino. Se i quattordicenni la cui proprietà di linguaggio è scarsa, perché i genitori con loro parlano poco, fossero trasferiti all'interno di famiglie in cui gli adulti parlano spesso, il lessico migliorerebbe notevolmente**».

I ricercatori nelle loro indagini non considerano la possibilità che una continua stimolazione linguistica da parte dei genitori possa essere la ragione principale di tali superiori abilità linguistiche***. Questo fatto causa l'impossibilità di far conoscere alla popolazione, tramite una gusta informazione, che ci sono fattori ambientali a causare una limitazione all'uso del linguaggio; ciò comporta inoltre la nascita di problemi di natura esecutiva: ovvero cosa fare con questi bambini, come considerarli, come eventualmente aiutarli, ma anche, purtroppo, come escluderli dall'attività didattica.



Quando il docente riscontra ritardi o un lessico nel linguaggio non appropriato, invitano la famiglia al consulto medico.

Il medico (neuropsichiatra, psicologo, a volte inopportunamente il logopedista) farà una certificazione di disturbo dell'apprendimento con relativa documentazione per dispensare e compensare nell'attività didattica, sostenendo di volere avvantaggiare il bambino rispetto ai compagni di classe e agevolando così l'attività didattica del docente che si sentirà sempre più autorizzato e alleggerito nel richiedere per i bambini un consulto medico.

Ho più volte evidenziato come questo atteggiamento dispensativo e compensativo per il bambino sia gravemente lesivo della sua abilità per l’acquisizione corretta delle nuove competenze scolastiche e il suo sviluppo cognitivo in generale.

La soluzione più idonea, meno invasiva e più risolutiva è quella attuata dal pedagogista. La sua qualifica che tiene in considerazione a trecentosessanta gradi la realtà ambientale (antropologica/sociale) del bambino, risponde alle esigenze della nuova società in cui ci troviamo. Il pedagogista al quale viene sottoposto un bambino con un lessico più limitato rispetto ai pari, se competente sia sul piano didattico che umano (antropologico appunto) e con la giusta conoscenza di come si muove la psiche di un bambino, affronterebbe con lui le questioni didattiche/ambientali andando a compensare la carenza familiare e/o scolastica di stimolazione del linguaggio, con l'aumento della giusta attività linguistica/didattica, non certo dispensandolo dalle attività scolastiche, come richiedono medici organicisti, che escludono i fattori ambientali nel processo formativo di un bambino. 
I pedagogisti pertanto affronterebbero la questione su un piano pedagogico/didattico in modo mirato, stimolando, accrescendo l’autostima del bambino, sottolineando i traguardi raggiunti, facendogli notare che le sue capacità sono esattamente come quelle degli altri alunni della classe. In poche parole aiutandolo a formarsi adeguatamente, facendo quello che la famiglia e/o la scuola non è stata capace di fare perché i bambini vanno stimolati nel loro processo di apprendimento, non si lasciano certo al caso, o al far soli, o al se ce la fa ce la fa altrimenti… medico! Quando il bambino avrà riacquistato fiducia in sé, saprà riprendere il percorso formativo in modo autonomo traendone enorme vantaggio anche per la sua formazione futura.

Basta con tutta questa medicalizzazione! Sono troppe le voci anche di psicologi come Jerome Kagan, professore emerito di Psicologia presso la Harvard University e uno dei maggiori esperti mondiali nel campo della psicologia dell’età evolutiva, che hanno compreso e ribadito (come nel libro qui citato), quanto i fattori ambientali influiscano sullo sviluppo cognitivo dei bambini. 

Genitori, docenti e medici, mettetevi bene in testa che la maggioranza dei bambini sta bene, non hanno alcuna patologia organica da indagare, etichettare e curare. Quello che qui in Italia negli ultimi 100 anni è mancato si chiama pedagogia ed è quella che ogni psicologo onesto esprime coerentemente nei suoi testi scientifici quando affronta queste questioni. I genitori invece (ma devo ammettere un po’ la società tutta), non sanno che cosa sia la pedagogia, a cosa serve, quali sono le sue finalità, quali sono i suoi risultati se applicata correttamente. Ovviamente non la conoscono nemmeno gli insegnanti, e questo è un fatto gravissimo. 
La politica se ne frega della pedagogia, anzi la esclude volutamente in quanto se applicata aumenterebbe il popolo di persone libere e pensanti; ai medici fa comodo ignorarla per business, ma fa comodo anche alla politica far girare l’economia. Pertanto fa comodo a tutti dire che questi problemi dei bambini sono problemi neurologici, genetici, in una parola medici ma soprattutto non curabili.

Pare però, che dal 2018, o meglio, con la finanziaria del 2017, alcuni politici si siano resi conto che la pedagogia non può più essere ignorata. Così il ruolo del pedagogista è stato riconosciuto legalmente dopo decenni di silenzio totale su una materia di fondamentale importanza per lo sviluppo sano, corretto, idoneo e plausibile dei nostri bambini.

Solo voi genitori potete tutelare i vostri figli! Quando hanno una difficoltà a scuola, partite o ripartite da un bravo docente, chiedete aiuto al pedagogista e fate recuperare o sviluppare le carenze scolastiche dei vostri figli, prima di andarle a certificare.

Non vi fate attrarre dal fatto che il costo del logopedista o dello psicoterapeuta ve lo potete scaricare fiscalmente in quanto prestazione medica. Non permettete all’avarizia, al denaro, di passare avanti ai vostri figli, al loro corretto sviluppo cognitivo. Il denaro torna, i figli invece restano indietro in una società di lupi, dove solo la cultura e la conoscenza, ovvero la scuola, può salvarli. Non costruite alle scuole primarie l’anticamera dell’abbandono scolastico di vostro figlio.
Non impedite loro di crescere adeguatamente demotivandoli, facendoli sentire diversi, incapaci, o accontentandovi di rendervi e rendergli solo la vita un po’ più semplice nella loro infanzia perché avete in mano una certificazione. La cultura e la conoscenza non sono semplici, per ottenerli bisogna faticare.

Dr.ssa Tiziana Cristofari
© Tutti i diritti riservati

*Corsivo mio.
**Jerome Kagan, Lo sviluppo umano. Tra genetica ed esperienza, Raffaello Cortina Editore
***Jerome Kagan, Lo sviluppo umano. Tra genetica ed esperienza, Raffaello Cortina Editore



Il libro è reperibile sul nostro SITO o su AMAZON



2 commenti:

  1. Sono Logopedista e non sono d'accordo. Da 2 scuole materne mi hanno inviato tempo fa due bambini che, secondo le rispettive pedagogiste, erano da legge 104. Erano invece disturbi di linguaggio. Li ho trattati come tali e ora, uno in seconda elementare e una in prima media, sono tra i più bravi della classe... Ci vuole equilibrio e buon senso. Ogni figura professionale serve, con le sue competenze.

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    1. Lei ha ragione, in questo caso mi chiedo come possano le pedagogiste, che non sono medici, fare certe affermazioni, ovvero dire che i bambini sono da legge 104. Certo, i disturbi del linguaggio sono, quando il disturbo è reale, di vostra competenza. Io però nell'articolo parlo di bambini non stimolati nel linguaggio e nella comunicazione, ovvero non stimolati nella crescita e nello sviluppo. non parlo certo di bambini che hanno difficoltà di linguaggio per problematiche legate all'apparato fonetico interessato. Anche i pedagogisti, come tutte le categorie, possono risultare incompetenti.

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