giovedì 9 gennaio 2020

Cos’è la didattica compensativa



Negli ultimi anni si sente sempre più spesso parlare di didattica compensativa legata soprattutto a bambini con difficoltà scolastica, ovvero definiti con disturbo dell’apprendimento.
A prescindere dal PDP (ovvero Piano Didattico Personalizzato), che fa riferimento a strumenti dispensativi e compensativi specifici per un bambino, la didattica compensativa dovrebbe essere una metodologia utilizzata dal docente per integrare e agevolare tutti i bambini di una classe nel migliore dei modi. Quindi è una didattica utilizzata non per un singolo studente  con difficoltà ma per tutta la classe.

La didattica compensativa è un insegnamento che tiene conto delle difficoltà di ciascuno agevolando i diversi stili di apprendimento personali*. Pertanto è una didattica che non penalizza nessuno, tanto meno i più bravi, come spesso si sente dire impropriamente da persone non competenti.

La compilazione del diario
Uno dei primi passi da fare in classe per esprimere la didattica compensativa è partire dalla possibilità di assicurare il tempo necessario a tutti i bambini per una corretta compilazione del diario. La compilazione del diario non è una difficoltà esclusiva di bambini con disturbi dell’apprendimento, ma una difficoltà spesso di molti bambini senza alcun disturbo dell’apprendimento soprattutto nei primi due anni di scuola. Per assicurarsi che tutti scrivano i compiti correttamente, l'unica soluzione è anticipare l'inizio delle operazioni. Ovvero, invece di scrivere i compiti a fine lezione, l'insegnante dovrebbe assegnarli prima ancora di iniziare la lezione. In seguito l'insegnante dovrà assolutamente verificare la correttezza delle trascrizioni per i bambini più lenti. Tengo a precisare che la compilazione del diario è un atto educativo e formativo, che permette l'autonomia e l'indipendenza del bambino, e che pertanto deve essere un obiettivo fondamentale di ogni docente.

Utilizzo dei quaderni
Sempre secondo la didattica compensativa, per facilitare l'utilizzo dei quaderni per le diverse materie, sarebbe opportuno averne solo due: uno per le materie scientifiche e uno per quelle letterarie. Soprattutto nella scuola della primaria non è essenziale la suddivisione esasperata dei quaderni per tutte le varie materie, in quanto gli studenti essendo alla prima alfabetizzazione e non avendo quantità eccessive di nozioni da ricordare nelle varie materie, è sufficiente la suddivisione in macro aree: letterale e scientifica. Inoltre sfido qualunque bambino delle prime classi a “ripassare” le lezioni sul quaderno (motivo per cui dovrebbe esistere un quaderno per ogni materia). I quaderni sono solo per le esercitazioni, non per essere messi in bella mostra! Qualunque obiezione sulla quantità dei quaderni è superflua, in quanto il bambino non sente la nostra stessa esigenza di suddividere metodicamente le materie scolastiche; questa realtà appartiene al mondo adulto che pretende di trasmetterlo al mondo infantile. Sigh!

Un altro utilizzo errato dei quaderni lo riscontriamo nella sua dimensione: oggi sono utilizzati nella scuola primaria i cosiddetti quadernoni. I bambini soprattutto dei primi 2/3 anni di scuola non hanno ancora la conoscenza sufficiente per le abilità visuo-spaziali. I quaderni molto grandi sono più difficili da gestire, soprattutto per chi deve imparare moltissime nozioni di base come i bambini della primaria. Sarebbe opportuno un ritorno ai quaderni di piccola e classica dimensione per semplificare il lavoro didattico/cognitivo di ogni bambino.

Al limite è possibile un terzo quaderno per raggruppare eventualmente concetti per le discipline artistica, musicale, motoria e di laboratorio, ma sempre di piccole dimensioni. In questo caso suggerirei ai docenti per queste discipline, di limitarsi comunque ad un lavoro più manuale o fisico, che nozionistico. Ricordiamoci sempre che stiamo parlando di bambini della prima alfabetizzazione e parlare di nozioni per queste materie lo trovo alquanto esagerato. Religione compresa!

Un'ulteriore semplificazione nella gestione dei quaderni sarebbe quella che gli stessi avessero copertine di colore diverso da associare alle due macro categorie.

La cartellonistica
Un'altra realtà importante per i bambini con qualche difficoltà (BES, DSA, ADHD, Ecc.) ma che aiuta poi tutta la classe, sono l’utilizzo di cartelloni, striscioni e bacheche che circondano l'aula affinché insegnino, apportino rinforzi e suggeriscano. È vietato vietare. Il suggerimento è sinonimo di incoraggiamento, cooperazione, sostegno, sia da parte dei compagni che da parte del docente. E non è assolutamente vero che suggerendo non si impara.

La cartellonistica deve essere ben chiara e leggibile anche da lontano: poche parole, ma grandi, nitide e ben distanziate. Il messaggio deve essere fruibile da tutti i posti assegnati agli scolari, nessuno escluso.

Inoltre sarebbe opportuno predisporre angoli specifici per ogni disciplina in modo da facilitare la consultazione del materiale e della categoria in cui è possibile trovarlo.

Altri aiuti
Infine, l’aula deve essere munita di orologio, calendario, datari, sempre di dimensioni adeguate per essere consultati da lontano.


Come trattare gli argomenti
All'inizio della lezione è importante informare gli allievi sull'argomento che si andrà a trattare.
È fondamentale riprendere le conoscenze pregresse, possibilmente chiedendole agli studenti stessi e permettendo così un ripasso e un rinforzo anche per chi ha meno memoria.

Nell'anticipazione del nuovo argomento sarebbe opportuno chiedere preventivamente quali sono le conoscenze di quell'argomento da parte degli studenti, cosa vorrebbero sapere o cosa vorrebbero capire. Questo perché è fondamentale che la loro attenzione venga catturata e invogliata a partecipare a quanto verrà detto.

Nell'anticipazione del nuovo argomento sarebbe buon uso da parte dell'insegnante proporlo attraverso una mappa concettuale già pronta o comunque proposta alla lavagna, chiara e magari con qualche tassello da riempire. Lo stesso verrà riempito proprio durante la spiegazione. Questo farà sì che l'attenzione degli studenti rimanga attiva, ed è possibile proporre a qualcuno di loro proprio la possibilità di riempire quei tasselli lasciati vuoti. La partecipazione attiva della classe è il fondamento di una buona riuscita.

La spiegazione quindi deve essere interattiva: ovvero non unidirezionale dall'insegnante degli studenti. Ma è essenziale chiedere costantemente la partecipazione verbale e fisica (ad es. andando a scrivere alla lavagna) con gli studenti e proponendo anche ipotesi, creando conflitti conoscitivi in base alle affermazioni e alle competenze degli studenti stessi. È fondamentale richiamare durante la nuova spiegazione ciò che già si è studiato per farne collegamenti anche tra differenti materie.

È poco indicativo invece, chiedere alla classe “avete capito?”. Probabilmente chi non ha capito, non lo dirà.

Sarebbe pertanto più opportuno fare domande mirate e specifiche verso i bambini, soprattutto verso coloro che reputiamo essere più in difficoltà. Naturalmente è tassativamente vietato denigrare, dire “sei sempre tu che non hai capito”, “possibile che solo tu non capisca”, o comunque mortificare in vario modo il bambino, metterlo alla gogna, farlo sentire inopportuno, incapace, non adatto, diverso. È possibile anche permettere che la nuova spiegazione la espongano i bambini che hanno capito.

La matematica e la grammatica
Uno strumento di didattica compensativa è legato all'opportunità di lavorare moltissimo in classe, anche in coppia o in gruppo, permettendo agli stessi studenti di aiutarsi fra di loro. Lavorare in classe permette di avvicinare i bambini tra loro, e non farli sentire soli a casa qualora riscontrassero delle difficoltà nell'attività didattica. Non tutte le famiglie sono disposte o possono aiutare i propri figli. Molte sono addirittura inadeguate a farlo!

Questo significa che è fondamentale effettuare esercizi matematici o grammaticali in classe ancor più che a casa dove, se assegnati, dovrebbero essere marginali (ovvero pochissimi) o meglio ancora sarebbe escluderli totalmente dalla realtà pomeridiana dei bambini. Dopo che hanno studiato tutta la mattina e magari anche il pomeriggio, studi scientifici hanno ampiamente dimostrato che insistere nell'attività didattica non porta ad alcun beneficio.

Leggere 
La lettura in classe è un esercizio che deve essere garantito ad ogni studente, pertanto non solo a chi legge con una certa scioltezza, ma anche e soprattutto a coloro che sono più in difficoltà.
È luogo comune che il bambino dislessico non venga incoraggiato a leggere in classe, niente di più sbagliato. Deve essere incoraggiato a leggere per migliorare la lettura, senza venire sollecitato nella velocità, o denigrato nella difficoltà, o offeso in qualunque modo. Compito dell'insegnante è assicurarsi che nessun bambino interferisca nell'esposizione di coloro che hanno più difficoltà. È essenziale lasciargli il tempo necessario affinché possa leggere le parole o le poche righe a lui destinate. Deve piuttosto essere incoraggiato, stimolato, sostenuto e gratificato per i risultati ottenuti. 
I compiti per la lettura a casa sono consentiti per un massimo di 10/15 minuti al giorno. Se il bambino ha voglia di leggere di più, ben venga!

Le verifiche
Per quanto riguarda le verifiche, è luogo comune in base alle direttive ministeriali e ai PDP stilati per i bambini con difficoltà, semplificare i compiti dando loro più tempo o facendo meno domande. Anche in questo caso non c'è niente di più sbagliato. La differenza del compito svantaggia lo studente già svantaggiato in quanto lo fa sentire inferiore e incapace rispetto ai compagni di classe. Un bambino con PDP può svolgere lo stesso compito dei suoi compagni, ma essere giudicato dall'insegnante in base alle difficoltà del bambino e alle sue certificazioni. Quindi non è essenziale proporre un compito diverso ma è fondamentale avere un diverso metro di valutazione. Sarà lo stesso PDP a giustificare la valutazione del docente.

È fondamentale inoltre per le verifiche o le interrogazioni, informarne preventivamente i bambini e fare riferimento, per i contenuti da verificare, al massimo sulle ultime due lezioni, in quanto più passano i giorni, più si dimentica ciò che è stato studiato. Non ha pertanto senso fare verifiche su argomenti studiati uno o due mesi prima perché nella mente di ogni bambino resteranno solo i contenuti che più lo avranno colpito e non tutti i dettagli degli argomenti studiati. Torturare i bambini con pagine e pagine da ripassare è solo una violenza psicologica. 

Il voto
Nella didattica compensativa è assolutamente vietato mettere il voto. Lo stesso dovrebbe diventare finalizzato al risultato in pagella, ma non dovrebbe assolutamente essere uno strumento di confronto tra gli studenti o di stimolo per un premio o una punizione. Lo studio dovrebbe essere interesse per un'attività scolastica fondata sulla cooperazione, la partecipazione, la stimolazione al nuovo e allo sconosciuto, oltre che all'apprendimento e alla nuova conoscenza.

Il clima in classe
Tutto questo è possibile ottenerlo con un clima di fiducia reciproca tra insegnante e studente. Tutto questo è possibile averlo con un docente che vuole ottenerlo. Uno studente che non si sente valutato, messo sotto accusa, sotto giudizio, sotto controllo, ma piuttosto che si sente apprezzato, è stimolato, accettato per quello che è, riconosciuto nei suoi progressi, viene accolto da tutta la classe perché l'insegnante è stata capace di creare integrazione; in poche parole è stata capace di creare un clima di aula sereno, accogliente e produttivo per tutti .

Vorrei ricordare che stiamo parlando di bambini della scuola primaria, pertanto di bambini che si approcciano alla prima alfabetizzazione e che devono accrescere le basi e l'interesse per ciò che sarà il loro futuro come studenti. Questo significa che tutto ciò che è legato al fanatismo della perfezione, della precisione (quaderni), del voto, del giudizio, del premio e del castigo, non permetterà a tutti bambini di raggiungere l'obiettivo fondamentale di una buona alfabetizzazione. È fondamentale consolidare le basi senza riempire di nozioni eccessive il bambino fino al punto da farlo arrivare ad odiare la scuola. È fondamentale che il bambino si innamori della scuola e di quello che rappresenta.

Dott.ssa Tiziana Cristofari
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* Dislessia e altri DSA, Erickson
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