sabato 31 ottobre 2015

Le fiabe non mentono

Quando ero piccola mi piaceva moltissimo leggere le fiabe dove c’erano le principesse, e poi mi piaceva moltissimo fare castelli in aria dove io naturalmente, ero la principessa. Ma già da allora, per quanto riuscissi a sognare e fantasticare incredibilmente e spontaneamente come è lecito faccia ogni bambina, mi facevo trascinare sì, dalla serenità che porta con sé il finale lieto, ma rimaneva in me anche un pizzico di amarezza, perché già da allora avevo intuito che senza la magia, senza un personaggio che mi sarebbe venuto incontro, senza l’accadere di un evento straordinario che mi avrebbe cambiato il corso della vita, portandomi verso lo scopo, l’obiettivo, verso certe situazioni precise, quelle meraviglie immaginate sarebbero rimaste forse… solo bellissimi castelli in aria. 
E sì, perché a dircela tutta Cenerentola e Pinocchio furono aiutati dalla fata, Biancaneve dai nani, Aladino dal genio della lampada, ma La piccola fiammiferaia nonostante la magia, che la illudeva facendole fare sogni bellissimi all’accensione di ogni cerino, non l’aiutò nella vita di tutti i giorni, e morì. Così pure Il soldatino di piombo: nessuno lo aiutò contro la tabacchiera magica cattiva, e il suo destino fu la morte insieme alla sua amata.
Ma fin dal principio, anche gli antichi avevano già capito che l’uomo da solo nulla può e Apuleio, nella favola di Amore e Psiche ci aveva ben convinti (con la nostra Eroina), che per farle raggiungere i suoi quattro obiettivi e diventare la sposa di Amore, avrebbe avuto bisogno di aiuto, ossia di qualcuno che intercedesse per lei, altrimenti, stando alle difficoltà incontrate, difficilmente avrebbe superato le terribili prove. E così fu, ecco che forze nuove e straordinarie sopraggiunsero a darle una mano. E senza che lei dovesse quasi alzare un dito per darsi da fare: che culo! povera Psiche.
Ma non è tutto!
Ipazia (370-415 d.C.), nonostante la sua forza, il suo temperamento tenace, la sua intraprendenza, il suo non essersi mai scoraggiata e nonostante la sua genialità e fragilità del suo esser donna, non ha avuto nemmeno la possibilità di vivere una vita. Esattamente come molto tempo prima Assiotea (350 a.C.), che lottò per la libertà delle persone, che ci credette fino in fondo mettendo al servizio degli altri tutta se stessa, tutta la sua grinta, tutto il suo coraggio, fino a provare a contrastare con la sua intelligenza e la sua vivacità il perfido Platone: “Tu non sei il più grande filosofo, Platone… ma solo il più potente: cancelli il pensiero degli altri per far trionfare il tuo. […] Non riesco a immaginare come possa una persona come te, Platone, che vive solo per la vita spirituale, che parla e scrive di comportamenti nobili, di amore per la famiglia, di rispetto per il prossimo… come possa accettare che ad Atene trecento uomini posseggano tutta la ricchezza della città! E che trecentomila persone siano schiave di queste trecento…”
Essere il più potente, cancellare il pensiero degli altri… detenere la ricchezza. Siamo a 350 anni prima della nascita di Cristo eppure sembrano parole così attuali, così presenti anche oggi in alcuni uomini potenti e furbi dei nostri tempi, che vogliono cancellare il pensiero della gente per renderli tutti uguali, mansueti e ubbidienti; macchinette prive di capacità di scelta e azione. Uomini che hanno il potere dei soldi e lo usano per crearne altri sulla pelle, sulla disperazione, sui bisogni e la sensibilità della gente. Di quella gente che anche volendo rimane in disparte, perché la vita non è solo buona volontà o tenacia, la vita è anche altro.
Ma possiamo raccontare ancora.
Maria Montessori nonostante fu una delle prime donne a laurearsi in medicina, nonostante figlia di gente colta e benestante, se l’ingegner Edoardo Talamo, direttore generale dell’istituto Romano di Beni Stabili, non l’avesse aiutata ad aprire la prima Casa dei Bambini, probabilmente non l’avrebbe mai fatto; e difatti quando la politica (Mussolini) la cacciò dall’Italia perché personaggio scomodo per le sue idee, non vi fece praticamene più ritorno e delle sue scuole in Italia non se ne fece più niente (o quasi).
Nel 1950 aprirono le Officine Ceramiche Thun, quegli angioletti che tutti vogliono come soprammobili in quanto simbolo di qualità e prestigio. La Contessa degli Angeli (così fu chiamata la mamma degli angioletti), era una donna con alle spalle una solida e serena famiglia, la quale incontrò un solido e sereno compagno, con il quale poté avviare con investimenti personali, negli anni del boom economico, la sua fabbrica, divenuta oramai famosa in tutto il mondo. È stata sicuramente bravissima la Contessa degli Angeli, ma aveva anche un ambiente familiare positivo e stimolante, una possibilità economica per avviare l’attività, un contesto politico e sociale nettamente favorevole!
Certo volere, fare, darsi da fare, lavorare e crederci, sperare, sognare, visualizzare, tutte belle parole. Ma ci sono tantissimi uomini che partono dall’Africa con la speranza nel cuore, ma soprattutto con la forza e la voglia e la volontà e la tenacia e la determinazione di chi vuole cambiare la propria esistenza, combattendo fame, sofferenza, disagi di ogni natura, ma testardi,  tenaci, perché la vita migliore la possono trovare altrove in quei posti che si dicono sviluppati, in quell’Europa che si sente potente, dove c’è la pace… dove possono lavorare e cambiare la propria esistenza. Ci sono centinaia di uomini che partono dall’Africa con questo bagaglio di speranza, ma che, senza l’aiuto di una magia, come nelle fiabe; senza un’occasione come per la Montessori; senza una forte base familiare affettiva, economica e un contesto politico-sociale inclusivo e favorevole, come per la famiglia Thun, è possibile che verranno lentamente coperti e poi inghiottiti dalla sabbia del deserto o dall’acqua del mare che tentano di attraversare…*

*T. Cristofari, Ecco cosa non dicono libri e corsi di automotivazione
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Dr.ssa Tiziana Cristofari
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