sabato 4 luglio 2015

Cos'è il DSA? Una carenza umana di genitori e insegnanti!

Una volta tra i banchi di una mia quarta elementare avevo una studentessa straordinaria. Non che fosse diversa fisicamente o caratterialmente dagli altri, sappiamo bene che ognuno di loro ha le proprie peculiarità, ma lei in quarta elementare leggeva e scriveva come un adulto professionista. Era incredibile, davanti al foglio bianco lei stava lì, immobile, sembrava quasi non volesse scrivere… pensava per tanti minuti in silenzio, guardandosi intorno, quasi non sapesse cosa scrivere. Poi, all’improvviso la sua mano iniziava a muoversi e non si fermava più… e scriveva, scriveva, scriveva parole straordinariamente composte.
Poi finì la scuola e le nostre strade si separarono.
Più volte ci ho pensato: non c’era, almeno apparentemente, una spiegazione a quella bravura: era figlia di gente comune,
non aveva particolari vantaggi economici, né situazioni intorno che potessero far pensare a chissà quali opportunità. Eppure la ragazzina era veramente brava. E noi insegnanti pensavamo a lei come ad una piccola bimba geniale, perché il resto della classe, nel modo di scrivere, era nettamente inferiore. Però, a dirla tutta, c’era chi la superava in matematica. Quindi lei la potevamo considerare un genio solo perché scriveva molto bene, ma poi era normalissima nelle altre materie. Nella stessa classe però, a mio avviso, c’era anche un altro piccolo genio: un’altra bambina (chiedo scusa ai maschietti, ma è solo una coincidenza, la storia parla tanto anche di voi!). Lei disegnava in modo meraviglioso, a dispetto di qualche difficoltà di esposizione dell'argomento, causa a mio parere di poco esercizio, che poteva essere ampiamente superato con l'insegnante di italiano disposta ad ascoltarla più spesso e mettendola a suo agio, ma fu subito richiesta una valutazione medica per questa difficoltà. La caratteristica speciale di questa bambina era quella di non rappresentare graficamente la realtà così com’è, come fosse una fotografia, ma di trasformarla in una sua interpretazione geniale e creativa e che purtroppo pochi insegnanti riuscivano a vedere e comprendere. Mi ricordo un episodio accaduto con la maestra di matematica mentre facevano un lavoretto per la festa del papà. Avrebbero dovuto colorare il volto di Merilyn Monroe fotocopiato in bianco e nero per poi incorniciarlo e regalarlo al papà (e anche qui mi chiedo se non fosse stato meglio regalare al papà un proprio autoritratto o quello della mamma, anziché quello di Merilyn Monroe). Comunque! La bimba interpretò quel viso a modo suo e in modo assolutamente creativo, diverso dagli altri, unico, a mio dire, speciale. L’insegnante di matematica con lei invece si arrabbiò tantissimo, perché tutti gli altri avevano colorato le copie esattamente come le avrebbero colorate tutti, ordinate e pulite; ma lei no, l'aveva meravigliosamente interpretata, pertanto era da sgridare e denigrare davanti a tutta la classe. Toccò a me poi, in separata sede, per non alterare equilibri già molto precari nelle scuole, consolarla e incoraggiarla a credere che avesse fatto qualcosa di meraviglioso e unico. Certo è, che quando un insegnante ti viene contro, è difficile credere poi a chi ti dice “vai avanti così, che sei bravissima!”, ma è  importante che quella persona ci sia, sempre. 
Quindi la domanda potrebbe essere scontata, ma forse solo per qualcuno. Se ogni bambino ha le sue peculiarità, come Howard Garden ha ampiamente dimostrato nel suo saggio sulla pluralità dell’intelligenza, ancora ci stiamo domandando perché tanti bambini vengono etichettati come portatori di DSA (Disturbi Specifici Apprendimento), quando quelle certe difficoltà sono solo il sintomo che il bambino esprime sull’incapacità dell’adulto di rapportarsi a lui e comprenderlo, comprenderne le peculiarità, le differenze, ma anche le sofferenze, le lentezze, la creatività non comune, l’adattamento all’ambiente, ai compagni, alle relazioni che vivono. Vogliamo poi parlare dei bambini denominati BES (Bisogni Evolutivi Speciali)? In cui rientrano naturalmente anche i DSA, ma qui nello specifico parliamo di bambini stranieri, figli di gente povera, ignorante, spesso malata, disadattati sociali (alcolisti, drogati, malavita ecc.), ecco, loro, i bambini di queste famiglie, sono comunque nati sani come tutti gli altri, ma il contesto sociale che gli ruota intorno li fa essere diversi da tutti quelli che noi definiamo nella norma. Se gli insegnanti imparassero a non vederli diversi e a non trattarli come tali, loro saprebbero dare di più, molto di più di tutti gli altri. Ma no, si preferisce pensare che debbano essere considerati diversi in maniera tale da potersene lavare le mani completamente, da non doversene occupare più, perché in fondo, molto in fondo, è più facile avere una bimba che scrive benissimo e considerarlo un nostro merito, anziché pensare di avere bambini normali con i quali dover faticare per insegnargli le regole base della lingua parlata e scritta. Un po' mi spiace per questi insegnanti, perché non sanno quanta soddisfazione danno i bambini che riconoscono nella loro maestra una loro amica, pronta a proteggerli e accoglierli, con quel calore che spesso nemmeno nella loro casa sanno trovare.
Quando mi trovo a riformulare contenuti scolastici in modo diverso, con approcci diversi, anche comportamentali, ossia, quando entro in rapporto con loro, li ascolto, lavoro insieme a loro con mente e corpo, non solo con la presenza quindi (perché se la nostra mente non è presente quando si sta con un bambino, crea un vuoto di rapporto, che il bimbo recepisce e di conseguenza ripropone, ad esempio con la disattenzione); dicevo, quando il mio rapporto educativo e formativo cambia rispetto a un’altra maestra, o anche alla famiglia, il bambino o la bambina rispondono perfettamente, il loro pensiero è presente e attivo, la loro mente recepisce e lavora come qualunque altro. Allora perché etichettarli come dei patologici, dei disadattati, quando non lo sono? Quanti tra insegnanti e genitori si sono mai messi in discussione sul proprio operato? Quanti di voi si sono mai chiesti: “E se il problema fossi io, o la maestra, o l’ambiente?”
Continuerò a creare metodi alternativi alla didattica frontale, ossia alla didattica che tutti conosciamo: la maestra in cattedra che parla e lo studente che ascolta in silenzio. Continuerò a domandarmi dove sbaglio, cosa posso fare di più per quella bambina o bambino, o adolescente; cosa mi posso inventare per stimolare le diverse pluralità dell’intelligenza, per far sì che tutti possano trovare il loro metodo, la loro strada, la loro serenità, perché solo un bambino o un adolescente che a scuola è sereno, ci tornerà volentieri. Questo è uno dei miei principali obiettivi.

Dr.ssa Tiziana Cristofari


©Tutti i diritti riservati


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9 commenti:

  1. Da insegnante mi pongo molti dubbi su queste idee. La dicitura BES serve proprio ad aiutare maggiormente, ad individualizzare le lezioni, non a catalogare i bambini! A me sembra che chi parla in questo modo della scuola è solo un estraneo ad essa e, come al solito, vuole minimizzare il metodo e lo sforzo di ogni insegnante nel suo lavoro. Gardner lo conosciamo bene tutti noi, siamo cresciuti con pane e pedagogia nella nostra formazione professionale ed ognuno di noi, per esperienza!, sa quanto i bambini, gli individui, siano diversi gli uni dagli altri. I BES di terza categoria, cioè senza una diagnosi medica, sono nati proprio da quell'idea di individualizzazione della programmazione di classe condividendo il lavoro svolto da ogni singolo insegnante con gli altri del team e con quelli di team precedenti e futuri (visto anche il susseguirsi di supplenze brevi o annuali e la poca possibilità di continuità didattica), senza però per questo metterli da parte dal lavoro di classe, anzi, dandogli quelle attenzioni in più che gli spettano di diritto. Una volta (fino agli anni '90) c'era l'insegnante di sostegno anche per lo svantaggio socio-culturale, poi questo possibilità e risorsa non è stata più disponibile e questi bambini venivano seguiti dagli insegnanti curricolari per un recupero individualizzato nelle ore di compresenza; oggi, le ore di compresenza sono state eliminate a causa della riduzione di organico sempre maggiore e a questi bambini non è rimasto molto, se non il buon cuore degli insegnanti di classe che devono dividersi anche per 29 (con l'aumento delle classi pollaio). Ecco allora giungere dal Ministero la propaganda BES per ricordare a se stessi, più che a noi insegnanti (che questa attenzione in più l'abbiamo sempre avuta e sempre l'avremo con o senza cartaceo), che ci sono dei bambini con bisogni educativi speciali che non possono e non devono essere emarginati dalla scuola a favore dell'integrazione. In ogni caso la programmazione BES serve solo alla scuola, non va nemmeno controfirmata dai genitori e non ha ripercussioni per il futuro scolastico o lavorativo dell'alunno perché va rinnovata annualmente (come tutte le programmazioni). Perché dunque demonizzarla dicendo che è un'autorizzazione per lavarsi le mani da parte degli insegnanti? Ma non si vergogna questa dottoressa di dire cose che non sa????

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    1. Gentile Laura B, ha ragione non mi sono presentata, mi chiamo Tiziana Cristofari, sono una pedagogista-insegnante e lavoro nella scuola quanto lei. Parlo pertanto con cognizione di causa. Ho studiato e approfondito il problema dei BES e le sue ripercussioni sulla mente dei piccoli e sulle reazioni dei genitori a diagnosi certificate o presunte. Penso proprio di non dovermi vergognare di niente, perché parlo solo di cose che conosco, e anche molto bene. Piuttosto penso che accettare passivamente acronimi etichettanti (come lo Stato ci impone da tagli e violenze sul sistema scolastico), sia un insulto all'intelligenza delle docenti che sanno riconoscere gli svantaggi dei propri alunni, ma anche le peculiarità, e di quei bambini non riescono proprio (per dignità loro e dei piccoli), a farne un BES.

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  2. Beh, intanto grazie di aver risposto! Mi aspetto anche un rispetto reciproco visto anche la nostra uniformità d'intenti, ed è per questo che mi sono permessa di intromettermi. Vorrei ribadire che i BES di terza categoria non hanno una diagnosi né di handicap né di dsa, né di nessun altro tipo, dato che non ne necessitano per svantaggio socio-culturali, linguistico, familiare, economico o quant'altro. Inoltre non è necessario comunicare alla famiglia, né tantomeno all'alunno che viene stilato un PAI (piano annuale d'inclusione), è un documento che è e rimane solo per la scuola. Criticare invece i barbarici tagli è ciò che si deve dire e fare, proprio perché è questo il problema che produce il massimo dànno soprattutto ai nostri bambini. Lo Stato tratta i suoi insegnanti come degli incapaci, partendo anche dai miseri emolumenti che elargisce, ed ogni governo che subentra ha i suoi ministri che vogliono solo lasciare il proprio autografo su delle pseudo riforme che portano solo ulteriori tagli d'organico distruggendo così il nostro sistema scolastico, prima invidiato dagli altri Paesi ed adesso ridotto sempre più a brandelli. E' giusto dire che non si devono catalogare e classificare i bambini, ma è giusto anche riconoscerne le individualità in vista dei passaggi di informazioni tra ordini di scuole o team, o anche solo per valutare i progressi e la maturazione nel tempo. Io personalmente lo trovo solo un aumento delle scartoffie da compilare, alla faccia della riduzione della burocrazia, ma lo trovo utile, sempre se, come giustamente critica anche lei, non diventa discriminante per l'alunno e la sua famiglia. Saluti!

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    1. Buongiorno Laura, credo che sia importante valutare anche il passaggio tra ordini di scuola e docenti, ma non come intende lei riportando elementi di valutazione legati alla scuola frequentata quindi ai rapporti con quei docenti e quell’ambiente specifico, soprattutto riportando elementi parziali, perché di questo stiamo parlando dal momento che lo sviluppo del bambino alla pre-adolescenza e poi all'adolescenza, non è prevedibile né per quanto riguarda la parte cognitiva, né relazionale, né dell’apprendimento. Studi e situazioni reali di tutti i giorni dimostrano come queste componenti (cognitiva, relazionale e dell’apprendimento, ma anche ambientale) cambino nel tempo le potenzialità del bambino e dell'adolescente poi, sia in positivo, che a volte in negativo. Pertanto preannunciare una difficoltà di un bambino di quinta primaria agli insegnanti della scuola superiore di primo grado, significa soltanto dare al docente la possibilità di guardare un bambino con occhi pregiudizievoli e far scattare l’effetto Pigmalione, che è la situazione più frequente e riprovevole che esiste nella scuola, purtroppo, ed è causa soprattutto di queste etichettature. Saluti

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  3. In relazione invece ai Bes di seconda categoria, cioè i DSA, il discorso è diverso, è vero. L'etichettatura di dislessico, disortografico, discalculico, ecc, spesso è mortificante per l'alunno e la sua famiglia. Dovrebbe essere inteso come un aiuto, ed invece a volte diventa un ostacolo alla crescita. Indubbiamente utili gli strumenti compensativi e i dispensativi che si mettono in pratica ed una valutazione diversa, ma riduttiva difronte all'enorme possibilità di recupero della mente umana davanti a delle difficoltà obiettive e alle proprie peculiarità: non possiamo essere tutti bravi in tutto!

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  4. Del passato dovremmo riprendere i fuochi, e non le sue ceneri.
    (Jean Leon Jaurès)
    Così la penso

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    1. Grazie per la tua testimonianza, Laura. Saluti

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  5. Salve, mi chiamo Alessandro Savy, sono Pedagogista e Sociologo mi occupo di formazione. Spesso, sembra si vogliano etichettare bambini ed adolescenti anche quando in realtà non hanno nessun problema reale. Le differenze e le predisposizioni devono poter essere evidenziate per contribuire un giorno con le proprie qualità, a far crescere la società, con il proprio potenziale con le proprie capacità,infatti in età adulta saranno le qualità e le predisposizioni cognitive di quei bambini a fare la differenza e non le loro lacune.
    Chiedo pubblicamente che la scuola evidenzi le potenzialità e le predisposizioni dei discenti e non le loro lacune, poiché è la natura stessa della scuola quella di insegnare per restringerle e potenziare ed evidenziare le predisposizioni degli alunni.
    Grazie, Cordialmente_ Alessandro Savy

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    1. Sarebbe bello se la scuola riuscisse a fare quello che lei propone Alessandro, vorrebbe dire essere veramente avanti nell'insegnamento. Ma noi non perdiamo la speranza di avere una scuola migliore, anche e soprattutto facendo sentire la nostra voce. Grazie per la Sua testimonianza.

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