domenica 22 febbraio 2015

Ecco come capire tu@ filgli@

Ti è mai capitato di domandarti perché non riesci a comprendere tu@ figli@?
Di chiederti perché non riesci a instaurare con lui o lei un certo rapporto di complicità?
Di chiederti perché piange quando lo lasci a scuola?
Di chiederti perché ti dice spesso che è stanco?
Perché non riesce a fare i compiti serenamente?
Hai mai avuto paura che faccia cose che non deve?
Che sia bocciato a scuola per i brutti voti presi?
Che tu non sappia affrontare i suoi insegnanti quando scrivono note o ti chiamano a colloquio?
E per i figli e le figlie adolescenti, ti è mai capitato di chiederti se a scuola ci sta andando?
Di temere che frequenti brutte compagnie?
Di temere che ti dica bugie?
Che intraprenda strade buie come la droga, la prostituzione, la violenza?
Ti è mai capitato di pensare di volere una bacchetta magica che possa cambiare la situazione che con tu@ figli@ stai vivendo e non ti piace?
Lo sai che il 99% delle volte il cattivocomportamento dei nostri figli è causato dal non sapere come relazionarci a loro, dal nostro essere anaffettivi? Dalla nostra incapacità di comprendere il loro vissuto? Dal non saperli guardare con i giusti occhi? Dalla nostra non conoscenza della psicologia e dalla nostra non conoscenza della scienza delleducazione? E pertanto dalla non conoscenza dei metodi pedagogici?
Certo, lo so che starai pensando che non tutti possono saperne di pedagogia o di psicologia, è vero, sono studi specifici fatti alluniversità e minimamente accennati a qualche indirizzo umanistico della scuola secondaria di secondo grado. È vero! È un vuoto culturale che la società non ha e non sta, minimamente pensando di colmare. È vero! Ma le cose possono e devono poter cambiare. Perché se la società evolve nella tecnologia e tutti ne comprendono i vantaggi e ne imparano lutilizzo perché fa comodo, perché ci piace e ci è utile, allora perché non dovrebbe essere altrettanto con la cultura umanistica, che è non solo utile, ma anche e soprattutto essenziale e fondamentale per la vita di relazione? Basterebbe rivedere i programmi scolastici e inserire certi studi fin dalletà più tenera esattamente come si è fatto o si tenta di fare con linformatica. Ma questo lo so, al momento sono solo delle mie belle idee. E allora?
Diventare genitore è il mestiere più antico del mondo.
Da che esistiamo, donne e uomini adulti mettono al mondo figli e poi li crescono con le proprie convinzioni, con la propria educazione, con le proprie consapevolezze e conoscenze. E per certi versi è stato giusto così, fintanto che le scienze educative non hanno evidenziato caratteristiche specifiche e fondamentali per la crescita sana dei nostri figli, e si è percepita limportanza di un diverso approccio metodologico e cognitivo, che oggi si evidenzia un pochino nel cambiamento dei percorsi scolastici e accademici per diventare educatori e docenti. Ma naturalmente non c’è mai stata una scuola che ci abbia insegnato a crescere i nostri figli, anche perché lidea che vige in società e che ci hanno inculcato erroneamente, è che ogni genitore sa sempre cosa fare, e pertanto non sente (o non vuol sentire) la necessità di chiedere ad altri. Io invece penso che il motivo per cui noi non chiediamo aiuto sia un altro: ovvero che bisogna avere una buona dose di autostima, altrimenti non si è capaci di farlo; perché la non autostima, ci fa sentire giudicati e il giudizio non piace a nessuno. Avere il coraggio di chiedere invece, significa stimarsi, e avere il coraggio di dire non so come fare, ho sbagliato qualcosa nel mio modo di essere madre o padre, aiutatemi, significa essere umili e ammettere che, se esistono i pedagogisti, esistono studi che ci forniscono certe nozioni, e conoscerle significa ampliare e migliorare il proprio modo di educare e crescere i propri figli. Maria Montessori chiamò le sue scuole La casa dei bambiniperché, già più di ottantanni fa, sapeva che prima di educare i figli, bisognava educare i genitori a crescerli, questi figli! Lei sapeva che la sua sapienza non era sufficiente ai bambini se non arrivava prima anche ai genitori, perché non si educa solo a scuola, ma la radice più profonda e concreta si mette in famiglia.
Ma i più non chiedono aiuto neanche quando è particolarmente evidente che quellaiuto serve. Da qui la facilità per i genitori di accettare più volentieri una diagnosi di patologiaper il proprio figlio (DSA, ADHD ecc.), di accettare il farmaco per sostituireuna realtà personale che non ci piace, piuttosto che credere di aver commesso qualche errore di percorso e farsi aiutare da chi ne capisce di crescita, formazione e didattica e non di patologia o di cura.
Solo la crescente statistica abnorme di bambini certificati con DSA o ADHD e altro, dovrebbe far pensare a una distorsione dellidea di formazione. E non è vero, come ci vogliono far credere, che queste sono le patologie del terzo millennio! Queste sono solo le distorsioni di una società che si sta riscoprendo pigra nel guardare alle proprie possibilità cognitive e alle proprie responsabilità affettive e trasformarsi di conseguenza, perché modificare noi stessi, è sempre difficile e impegnativo, soprattutto se ci si deve mettere in discussione scoprendo poi che qualcosa lo abbiamo sbagliato. Quando la società scopre qualcosa di nuovo e ha bisogno di cambiare le abitudini, le persone si chiudono a riccio non vedendo e pretendendo di non vedere il cambiamento che si sta attuando. La storia ne è piena di questi esempi: quando Galileo Galilei disse che la Terra si muoveva, la società (tutta) lha costretto ad abiurare, perché le novità spaventano e costringono le persone a essere diverse, a pensarla diversamente, ma come ben sappiamo, Galilei aveva ragione! Quando si è scoperto che le infezioni provenivano dalla sporcizia, molti medici, increduli e non disposti alle nuove conoscenze, continuavano a non considerare fondamentale la pulizia degli oggetti con cui si curavano le ferite e pertanto, si continuavano a praticare amputazioni per la conseguente cancrena (ed erano loro stessi a provocarla); nonostante lostilità dei medici, come ben sappiamo anche questo era vero! Quando si è cominciato a parlare dei diritti per tutti, ci sono state le rivoluzioni, perché ancora si pensava che alcuni uomini e donne fossero inferiori e la società lo credeva fermamente (e forse, per molti aspetti, purtroppo, ancora lo crede). La stessa Maria Montessori nel suo libro Come educare il potenziale umano scriveva: "La maggior parte delle persone esita a interessarsi delle cose nuove; persino gli studiosi procedono con lentezza nel mondo del pensiero, considerando con ostilità ogni idea nuova che minacci la certezza raggiunta." Oggi noi siamo in una grande rivoluzione, ancora sfortunatamente affatto accettata, che è quella della conoscenza dei processi psichici che ci permettono di comprendere come sia possibile commettere errori di rapporto e causare problemi psichici a chi è più fragile. Pensare che la mente si possa ammalare con i rapporti sbagliati (ma che la stessa non è nata malata), non è ancora una prerogativa accettata dai più. Perché questa difficoltà? Forse perché ammettere di essersi comportati in modo errato è dura? E ammettere di essere i responsabili della crescita dei nostri figli lo è ancora di più? Ma conoscere le nostre potenzialità, svilupparle e far sì che possano servirci a far crescere nel migliore dei modi i nostri figli e avere relazioni funzionanti, è come avere quella bacchetta magicache ci permetterebbe di cambiare la situazione spiacevole creatasi in famiglia. Quindi una bacchetta magicaintesa come possibilità di trasformazione della vita attraverso la scienza e la realtà umana delluomo e della donna.
Dobbiamo tenere presente che la conoscenza in termini di formazione e crescita sana è spesso sottovalutata anche dalle istituzioni, perché se lasciassero libero spazio alla giusta formazione, tante cose verrebbero a cadere: tutta una politica e una cultura sulla malattiacognitiva dei più piccoli (DSA, ADHD) e dei più grandi (con le conseguenti depressioni, violenze, droga) vittimizzando ragazzi e famiglie, cercando e condannando dove non c’è soluzione, o meglio, dove non si vuole trovare. Continuare a tenere la popolazione succube e vittima di certe patologie” è un modo molto antico di impedire il cambiamento sociale e culturale.
Affrontare invece la situazione parlando di educazione, la più antica disciplina dalla quale tutte le altre derivano (filosofia, medicina, psicologia, matematica, sociologia ecc), parlando di rapporti e psicologia dinamica e educazione allaffettività non potrebbero più propinarci medici, logopedisti e farmaci, con tutto ciò che questi comportano in termini di spesa e di arricchimento delle case farmaceutiche (vedi la somministrazione degli psicofarmaci a tutte le età, bambini e adolescenti compresi). Ma soprattutto fare una didattica coraggiosa e mirata; instaurare una cultura allaffettività, una modalità di approccio ai propri figli corretta, sostenibile e vincente, renderebbe liberi di pensare, di agire e di vivere, non solo i piccoli e i meno piccoli, ma anche i genitori; creerebbe un mondo di uomini capaci di opporsi a ciò che non funziona consapevoli della loro salute mentale e cognitiva. E questo alla politica non piace.
Allora non sarebbe meglio andare tutti noi genitori (e sarebbe auspicabile anche per i docenti) a scuola di formazione alleducazione, allaffettività e alla realtà psicologica umana, per imparare a crescere nel migliore dei modi i nostri figli/studenti, piuttosto che scadere nel vittimismo errato di avere un figlio con patologieinesistenti o una classe con bambini difficili? E farci poi guidare e ricattareda una società ancora molto dittatoriale, discriminante, sessista e soprattutto opportunista?

Dr.ssa Tiziana Cristofari

NB: Non affermo la totale inesistenza di problemi cognitivi, ma sostengo, per esperienza personale, che il 99% delle diagnosi dei disturbi dapprendimento non sono veri.


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Gli articoli di questo blog sono un lavoro da me prodotto gratuitamente, di supporto a famiglie e insegnanti che vogliono conoscere il mio punto di vista, e pertanto pubblicizzano tutti le mie opere.
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Grazie

Se hai paura:
di non saper comprendere tu@ figli@;
di non riuscire a instaurare con lui o lei un certo rapporto di complicità;
di vederl@ piangere quando l@ lasci a scuola;
di sentirlo ripetere continuamente di essere stanco;
di vederlo che non riesce a fare i compiti serenamente;
di vederlo fare cose che non deve;
che venga bocciato a scuola per i brutti voti presi;
che non va a scuola ;
che frequenti brutte compagnie;
che intraprenda strade buie come la droga, la prostituzione, la violenza;
che tu non sappia affrontare i suoi insegnanti quando scrivono note sul suo diario o ti chiamano a colloquio;
ma soprattutto se anche tu hai voglia di imparare a guardare te stessa o te stesso, se pensi che sei artefice e soprattutto responsabile della crescita di tu@ figli@, allora prendi liniziativa e cambia il tuo modo di comprenderti e relazionarti a tu@ figli@ con il corso per genitori Figli Meravigliosi interamente realizzato dalla Dr.ssa Tiziana Cristofari

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-    Non credo nella formazione per aiutare figli e famiglia, so già tutto: chiediti perché allora hai ancora conflitti in famiglia, o perché tu@figli@ va male a scuola, o perché hai dei timori che non riesci a superare e gestire tra te e i tuoi familiari.
-    È un pocaro e non ho i soldi per un corso: pensa a quanti ne spenderesti per mandare tuo figlio a fare lezioni private. A quanto ci guadagneresti ad avere rapporti sereni in famiglia e soprattutto a saper comprendere meglio e in modo corretto tu@ figli@.
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-    Non riuscirò a fare ciò che dici: ti rispondo che non è impossibile imparare a essere diversi con i propri figli e a comprenderli, è solo una questione di metodo e conoscenza.

Se vuoi:
    essere un genitore capace di sostenere, aiutare e motivare la tua famiglia (tutta);
    sapere come migliorare il rapporto con tu@ figli@;
    essere un genitore piacevole per gli amici di tu@ figli@;
    sapere come risultare migliore agli occhi degli altri genitori;
    avere un/una figli@ di successo a scuola;
    sapere come affrontare gli insegnanti che ti dicono che tuo figlio ha problemi cognitivi, ovvero essere tu il primo a comprendere se ci sono i presupposti per pensare a una diagnosi per tu@ figli@, e non lasciarl@ in balia di docenti non preparati e incapaci di svolgere il loro lavoro di didattica partecipata e mirata e soprattutto senza dover impostare misure dispensative per il lavoro scolastico del tuo bambino o della tua bambina, che demotivano e fanno perdere la stima in se stessi.

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2 commenti:

  1. Condividi il tuo sapere invece di fare corsi a pagamento

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    1. Lo sto facendo con i miei articoli (che costano ore di lavoro), con le consulenze pedagogiche completamente GRATUITE in municipio a Roma, con i corsi di italiano per immigrati. Ma io non sono figlia di gente ricca, né moglie mantenuta, pertanto ho bisogno di fare corsi a pagamento! Ma comprendo anche chi non mi comprende!

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