domenica 8 febbraio 2015

Proteggiamo i nostri figli dalle violenze psicologiche degli adulti

C’è tutto un mondo sull’educazione dei bambini: libri, riviste, programmi televisivi. Tutti, ma proprio tutti dicono di sapere cosa dire e cosa fare con i bambini. Ci sono tantissime attività ricreative, tantissime ludoteche, tantissime strutture estive, natalizie, per ogni occasione, che intrattengono i nostri bambini o che dicono di volerli intrattenere. E lo fanno con organizzazioni veramente accattivanti, che offrono tanti svaghi e ci fanno illudere che i nostri figli staranno benissimo. E molto spesso sarà sicuramente così. Ma siamo sicuri che i bambini si divertano (tutti)?
Queste organizzazioni dicono di avere come personale giovani “educatori” esperti. Scrivo la parola educatori tra virgolette perché la maggior parte di loro non lo sono. Ci sono strutture che si spacciano per estremamente qualificate, altre che si pubblicizzano sull’opportunità di parlare una seconda lingua, come se questo le rendesse migliori o qualificate, ma il loro personale non conosce nemmeno alla lontana cosa sia una mente in formazione. Rieccola! Molti di voi mi diranno.
Sì, è così, ne sto facendo una battaglia personale e per tutti coloro che hanno compreso l’importanza di una formazione adeguata per i piccoli che stanno crescendo. Anche perché io continuo a domandarmi per quale motivo si denuncia un chirurgo che opera o cura i denti e non ha una laurea a certificare la sua competenza, ma non ci poniamo minimamente il problema della competenza certificata quando mettiamo nelle mani di queste organizzazioni, per tante ore, la mente dei nostri figli. D'altronde quello che più conta, non è più solo legato alla questione che loro non si facciano male (questo oramai è un dato di fatto scontato per tutti (soprattutto per le buone organizzazioni); oggi quello che ha assunto grande valore per lo sviluppo e la crescita sana è la salute psichica dei bambini, che è anche la motivazione per cui sono cambiati i corsi di studi e i titoli obbligatori universitari per accedere nelle scuole di ogni ordine e grado (educatori della materna 3 anni accademici universitari; maestri delle scuole primarie 4 anni accademici universitari). Sfortunatamente non è ancora richiesto il titolo universitario per lavorare al nido, per il quale è sufficiente il diploma. Questo significa che ancora socialmente non c’è una vera percezione e considerazione del valore psicologico (e pertanto della sua conoscenza), dei primi tre anni di vita del bambino.
Alcuni di voi mi potrebbero obiettare: “Ma ti pare che io mando mio figlio in vacanza e penso alla formazione degli animatori, intrattenitori, accompagnatori?” Certo, lo capisco. È molto difficile, quasi impossibile poter controllare certe cose: come la formazione del personale a cui affido mio figlio. Mio figlio, appunto! Ossia, mi vorreste far credere che lascereste il vostro bambino in balia di chiunque? Io lo vorrei sapere a chi affido mio figlio o mia figlia.
Sono una pedagogista curiosa. La curiosità è quell’elemento fondamentale che si trova in tutte le scoperte del mondo scientifico e non: più si è curiosi, più si fanno osservazioni, più ci si domanda perché e percome e più ci si imbatte in nuovi traguardi. Forse proprio questo mio essere così curiosa mi ha portata a studiare certi meccanismi mentali che la maggior parte delle persone ignora semplicemente perché non lo ha studiato, o non ha spirito di osservazione, o semplicemente non gli interessa. Invece io osservo molto i movimenti, intesi come un insieme di parole e gesti del corpo (che sono psichici) e i comportamenti (che sono le azioni conseguenti al movimento psichico). Dicevo, osservo come agiscono i genitori nei confronti dei figli, come lo fanno i nonni o gli insegnanti, o anche semplicemente come si comporta un barista o un negoziante nei confronti di un bambino. E da questa osservazione vedo quali sono i risultati sul bambino. E come lo vedo? Da come il bambino risponde a certe sollecitazioni, da come si muove, da quello che esprime nei suoi stati d’animo. Vi faccio un esempio.
Provate a immaginare (per una curiosa come me), quanto mi possa piacere ficcare il naso in queste organizzazioni estive che si occupano dei più piccoli e che spesso “fanno i soldi sulla psiche” dei nostri figli. Mi propongo sempre in modo molto discreto, guardo, ma spesso non parlo, a meno ché i comportamenti degli “educatori” non richiedano un intervento deciso per il benessere dei piccoli. Certo, non per banali cose, altrimenti starei sempre in lotta con tutti, ma se oltrepassano il senso della misura (della mia naturalmente), allora la mia bocca non riesce proprio a tacere.
Ero in una delle tante piscine estive di Roma, attrezzatissime e organizzatissime e naturalmente con il personale che intratteneva i più piccoli. Erano bambini dai 5/6 anni agli 8/9 non più grandi. Erano tutti in piscina a giocare eccetto uno che se ne stava seduto tutto triste su di una sdraia, a testa bassa, da solo. Ed è rimasto così, senza mai alzare nemmeno la testa, per tutto il tempo che i suoi compagni hanno fatto il bagno. Un’ora, un’ora e mezza senza proferir parola con nessuno dell’organizzazione e nessuno dei bambini, che nel frattempo, alla sua faccia, si divertivano un mondo dentro l’acqua. Io tra un’occhiata a lui, un’altra al personale dell’organizzazione, prendevo il sole leggendomi un libro e aspettando di vedere che la situazione in qualche modo mutasse. Ma la situazione per un’ora e mezza rimase sempre la stessa. A un certo punto il bambino cominciò a piangere. Ma lo faceva con discrezione. Se non ti soffermavi a osservarlo, non lo vedevi, perché come gli scendeva una lacrima, lui prontamente se l’asciugava. Possibile che nessuno si accorgesse della realtà umana di quel bambino? Ho cominciato a chiedermi quali potessero essere le motivazioni per cui quel bimbo non fosse in acqua insieme con gli altri. Lo avevano punito? Anche in vacanza? Possibile che l’unico rimedio sia la punizione? O forse erano altre le motivazioni? Perché nessuno dei ragazzi e ragazze che sorvegliavano il gruppo di bambini si erano mai avvicinati a lui? Mai una parola affettiva? Mai un tentativo di socializzare con lui, qualunque cosa avesse fatto il piccolo? Io penso che i genitori di quel bambino avessero pagato come tutti gli altri quell’organizzazione e che pertanto, avesse uguali diritti di usufruirne. E allora perché quell'isolamento? Non ho resistito e mi sono avvicinata a quella che sembrava essere la coordinatrice degli “educatori” chiedendole del bambino seduto sulla sdraia; chiedendole se avesse notato che il bambino stava piangendo; chiedendole perché nessuno proferiva con lui. Siete curiosi di sapere cosa mi ha risposto con un rossore in volto di chi prende coscienza di aver commesso un errore imperdonabile? Pensavo a chissà quale comportamento “teppistico” avesse mai potuto assumere un bambino così piccolo da ricevere una tale punizione di isolamento sociale totale dei compagni e degli “educatori”. Beh, ve lo dico! Aveva scordato il costume a casa!!! Sì, avete capito bene: aveva scordato il costume a casa! Cavolo! Dissi. E poi aggiunsi. E voi avete permesso che rimanesse da solo per un’ora e mezza a piangere, piuttosto che fargli fare il bagno con le mutandine? Non era meglio che tornasse a casa rimettendosi i pantaloncini senza le mutandine, piuttosto che fargli vivere una pessima giornata pensando che fossero stati tutti cattivi con lui: i genitori perché avevano dimenticato di mettergli il costumino nello zaino, gli “educatori” perché se ne sono infischiati di lui per un’ora e mezza e i suoi amichetti perché si divertivano mentre lui era imprigionato in una situazione non voluta e senza “colpe”. Scusate ma io proprio non capisco certi atteggiamenti ignoranti, certi regolamenti (perché è così che si è giustificata la ragazza), che ignorano la psiche del bambino fino a negare, annullare anche il suo pianto e quindi lui stesso. Forse per molti di voi quel pianto non significa nulla. Allora v’invito a consultare testi di psicologia evolutiva e a valutarne le conseguenze, soprattutto se episodi del genere si protraggono e si reiterano nel tempo e nelle persone che circondano questi piccoli. So che ciò che ho raccontato può essere considerato un semplice episodio, ma non è il solo; e vi posso assicurare che nella mia scuola, con i miei educatori o insegnanti, una cosa del genere non sarebbe tollerata. 
La forza psichica nel bambino non si costruisce nella mortificazione e nell’isolamento come si pensava anticamente. La forza e l’autostima, in questo specifico evento, si sarebbero costruite nel bambino facendogli accettare l’idea che poteva divertirsi anche con le mutandine, cioè trovando un'alternativa ad un evento imprevisto. È così che si costruiscono menti capaci di risollevarsi dalle cadute. Certo per noi è facile dire a un bambino vai in acqua con le mutandine, per lui sicuramente lo è di meno, ma è quella la sfida giusta per lui alla sua età e che gli permette di accrescere la sua capacità di reagire agli eventi che la vita ci riserva e gli consentirebbe inoltre di non sentirsi “punito” per un qualcosa che non ha commesso.
E allora, mi direte, come si fa a tutelarli da questi atteggiamenti scorretti di presunti “educatori”?
So che non è facile, ma non crediate che debbano essere sempre gli altri a fare qualcosa per cambiare le situazioni. Provate a pensare: se ognuno di voi portasse la propria figlia o il proprio figlio in un centro estivo e nel farlo pretendesse (pena l’iscrizione) che il personale presente fosse certificato nelle proprie competenze, pensate che potrebbero lasciar perdere i titolari della struttura o che sarebbero costretti a prendere provvedimenti in tal senso, per poter certificare la qualità dei loro dipendenti? Mi spiego meglio. Certe opportunità agli imprenditori (come ad esempio prendere personale non qualificato e spacciarlo per tale), sono date proprio perché nessuno se ne occupa. Quello che spesso ai genitori serve è che qualcuno si faccia carico dei propri figli quando la scuola è finita. Ma possibile che a nessuno di questi genitori venga in mente che il proprio figlio resterà per tante ore in balia di chiunque, spesso senza il minimo dell’esperienza e che a volte quest’ultima è necessaria anche solo perché i bambini non si facciano male giocando?
I cambiamenti più importanti nella storia dell’uomo, sono avvenuti perché la popolazione è scesa in piazza, perché abbiamo protestato, perché abbiamo chiesto miglioramenti e cambiamenti. Anche in questo caso noi possiamo protestare. Deve cominciare uno, e dire a quell’organizzazione: “Se non hai educatori certificati, non ti affido mio figlio!” Poi arriverà il secondo e poi il terzo e a quel punto l’imprenditore sarà costretto ad assumere educatori certificati. E lo dovete pretendere anche da quelle organizzazioni no-profit, che sono le peggiori, perché giocano proprio sulla semplicità, sulla economicità dell'offerta che la struttura offre, per giustificare persone non qualificate. Ma vi ricordo che i vostri figli crescono anche solo per una vacanza, e i danni fatti poi potrebbero costarvi molto di più di quella "vacanza certificata" che non avete preteso.
La storia ci racconta come fino ai nostri giorni sia stato ritenuto sufficiente un diploma di tre anni dopo la terza media per essere considerati educatori infantili. Diploma che non portava ad alcun tipo di formazione psicologica, né pedagogica adeguata. Da pochi anni, come abbiamo già detto, è prevista la laurea anche per gli educatori della scuola dell’infanzia (materna), perché finalmente si è capito che la prima infanzia è importantissima, e a quell’età sta avvenendo la prima vera formazione dell’uomo di domani.
Da sempre la cultura sociale ha ritenuto che chiunque, fosse sufficiente per “sorvegliare” i bambini, soprattutto i più piccoli: bastava affidarli nelle mani di giovani ragazze e ragazzi, assolutamente privi di competenza e anaffettivi, ma adeguatamente giovani da poterli pagare poche lire, oggi diremmo pochi euro. Certo questo fa comodo a tante famiglie, ma in quali mani li stiamo mettendo, ce lo siamo domandati? Questa gravissima incapacità (prima di tutto istituzionale) di non saper valutare e considerare il valore dei primi anni di vita del bambino, lasciandolo nelle mani d’incompetenti, ha portato a una scolarizzazione spesso difficile del piccolo, facendo ricadere sul bambino stesso tutte le cause di incapacità cognitive o comportamentali, e senza mai farci venire il dubbio, che le motivazioni di certi atteggiamenti e problemi stanno in chi questi bambini li ha cresciuti. Quel crescere che intendo, naturalmente non è solo familiare (anche se è il primo punto di riferimento fondamentale) perché il più delle volte il bambino passa la sua prima infanzia con educatori e baby-sitter.
Ma lo sapete che la base di un’educazione, una formazione e uno sviluppo adeguato di bambini si forma tutto nei primi anni di vita? È lì che avviene il passaggio fondamentale della salute o della malattia psichica dell’uomo. E non sono io a dirlo (semplice e banale pedagogista!), ma la scienza medica e psichiatrica, i neonatologi come la dr.ssa Maria Gabriella Gatti o gli psichiatri come il prof. Massimo Fagioli. Ma anche pedagogisti come Maria Montessori già più di ottant’anni fa lo sosteneva quando ampiamente ha dimostrato come bambini considerati “idioti”, ma adeguatamente stimolati e formati, possano raggiungere livelli di studio anche superiore a bambini considerati “normodotati”. Ma di questi luminari della scienza ne potremmo citare molti altri.
Allora, se la salute mentale di ogni bambina e bambino significa: capacità di formarsi l’autostima; capacità di sviluppare competenze cognitive e comportamentali di un certo tipo; capacità di sviluppare potenzialità quali affettività, vitalità, creatività e capacità relazionali; il tutto che significa per i nostri bambini non diventare aggressivi, ansiosi, depressi, confusi, chiusi in se stessi, tristi; per andare a finire con l’adolescenza e avere ragazzi e ragazze anoressici, bulimici, violenti, fino alle patologie legate all’uso di sostanze stupefacenti e al suicidio (che nell’età adolescenziale sta riportando statistiche drammatiche). Allora, se tutto questo è ciò che proviene dalla formazione e dalle relazioni avute nei primi anni di vita, sta a noi decidere e scegliere come porci e relazionarci nel modo corretto con i nostri bambini. Ed io che mi occupo dei bambini e che sono pedagogista, insegnante e anche educatrice, ho l’obbligo di essere in un certo modo, e voi genitori avete il dovere di vigilare sulle persone a cui affidate il vostro bambino e di pretendere che abbiano quella formazione adeguata che contribuisce alla loro crescita sana e perché no, che possano esservi di aiuto e sostegno alla vostra giusta relazione con i vostri figli (perché nessun genitore nasce formato a tale ruolo). Ma soprattutto nessun genitore si può sottrarre dal valutare quale persona è la più idonea per il proprio figlioCapisco che sul mercato non ci sono tutta questa formazione e consapevolezza. Certo! È una realtà, un dato di fatto. Ma noi dobbiamo modificare questa realtà. Noi tutti possiamo tantissimo, perché i bambini sono il futuro. E se una grande voce proveniente dal cittadino si fa sentire, le istituzioni formative e tutte le organizzazioni che ruotano intorno ad esse per la custodia e il divertimento dei bambini, non potranno rimanere indifferenti. La formazione psichica e cognitiva dei piccoli e delle piccole non avviene solo in ambito scolastico, perché i nostri figli non smettono di crescere quando sono in vacanza. E allora lì, proprio quando si pensa che il nostro bambino si stia divertendo perché è in vacanza, succede ciò che non vorremmo. Un atteggiamento scorretto, una parola fuori posto, una privazione o un’umiliazione ingiustificate, potrebbe accrescere o instillare un problema prima inesistente: ossia queste organizzazioni, se noi glielo permettiamo, potrebbero fare i soldi sulla salute psichica dei nostri bambini… Ecco l’importanza di affidare i nostri figli in mani sicure e competenti dal punto di vista relazionale, pedagogico e psicologico.

Dr.ssa Tiziana Cristofari
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1 commento:

  1. Lei ha certamente ragione e l'episodio da lei descritto è tipico dell'incuria che determinate figure che dovrebbero occuparsi dei bambini, mostrano nei loro confronti. Non si parla di quanto è attento ai bambini il panettiere.
    Per loro è "Vabbè, per una volta salterà il bagno, così la prossima magari si ricorda il costume!"
    Ma non è assolutamente colpa del bambino e in ogni caso, se proprio le "regole" lo vietano, gli si fa fare qualcosa di "speciale" che può fare solo lui perchè bla bla bla, per consolarlo e non farlo sentire escluso.
    A quell'età è orribile essere lasciati in disparte e cose come queste vengono vissute come un trauma.
    Non si ha la maturità necessaria per processare la situazione e dire "Lo farò la prossima volta, aspetta che mi metto a fare un disegno!"
    Io capisco che un animatore possa avere le mani piene, ma non ci voleva nulla a coinvolgere il bimbo in qualche gioco all'asciutto...

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