martedì 7 febbraio 2017

Lettera aperta ai 600 firmatari della petizione: “Gli studenti non sanno l’italiano”

Ecco, di nuovo, ci siete cascati ancora una volta. E questa volta vi siete coalizzati con una petizione. Tutti: accademici della Crusca, linguisti, rettori di università, docenti di letteratura italiana, storici, filosofi, sociologi, neuropsichiatri, economisti, ahimè anche pedagogisti e altri…
Insomma i nostri studenti sono dei ciucci! 
Lo avete detto voi: “…ci permettiamo di proporre le seguenti linee di intervento e lo facciamo proponendo test aggiuntivi…” Ancora? Ma non bastano tutte le prove a cui sono sistematicamente sottoposti questi studenti? Ma non avete ancora capito che il problema non è negli scolari, né tantomeno nell’assenza di valutazioni? 
Il problema cari accademici è il metodo di insegnamento e spesso l’insegnante stesso. Insomma il problema dell’ignoranza grammaticale, lessicale, sintattica, ortografica ecc. degli studenti mette radici in quello che siamo e facciamo noi adulti.
Voi che avete ideato e firmato la petizione, avete mai visto come lavorano la maggior parte degli insegnanti della scuola primaria e secondaria di primo grado? Ve lo siete mai chiesto? Se non lo avete fatto ve lo suggerisco io. 

Fanno riempire quaderni interi appiccicando fotocopie precompilate con esercizi tediosi sulla grammatica, la logica, l’ortografia; sprecano ore e ore a fare interrogazioni a due, tre bambini mentre tutti gli altri della classe “aspettano”; fanno lezioni frontali noiosissime nelle quali si annoiano ferocemente gli stessi insegnanti. Alle scuole primarie non fanno mai un dettato e se lo fanno è uno a quadrimestre solo per valutare l’apprendimento. Alle scuole secondarie di primo grado stesso discorso con i temi: ne fanno due l’anno per le valutazioni e poi dicono che gli studenti non sanno scrivere.
Cari docenti e rettori universitari, egregi dottori della Crusca, gentili insegnanti, sociologi, neuropsichiatri ecc. che avete firmato quella petizione chiedendo ancora altri test di valutazione — come se fossero le “verifiche” a permettere un’adeguata formazione della grammatica, della sintassi e di tutto quello che c’è da sapere per una scrittura fluente —, non vi è ancora chiaro che a una cattiva formazione dei docenti corrisponde una cattiva scuola agli studenti, con evidenti e logiche conseguenze?




Senza una pedagogia e didattica aggiornata — di cui vorreste farvi promotori purtroppo inadeguati incoraggiando altri test di valutazione — vi ricordo che nelle scuole si fa tutto (test compresi), tranne che formare gli studenti con metodologie pedagogiche e didattiche adeguate. 
Nello specifico, per farvi comprendere il discorso che da pedagogista e insegnante vi voglio fare, vi informo che alle scuole primarie, a partire dalla prima e seconda classe si dovrebbe fare un dettato tutti i giorni anche quando si conoscono ancora solo le sillabe, mentre ad oggi si fa solo esercizio di copiatura passiva che non aiuta l’automatismo della conoscenza; bisogna fare molte costruzioni di frasi di senso compiuto tutti i giorni, cosa che regolarmente non avviene; dal terzo anno in poi bisogna far fare ai bambini un tema a settima e poi cari docenti, ovviamente la correzione… anche se costa fatica! Inoltre bisognerebbe chiedere la lettura di un libro al mese rigorosamente con riassunto: si legge a casa e a scuola, e poi si fa il riassunto in classe. Ma quando mai questo avviene nelle nostre scuole? E se avviene è solo per l’intelligenza di pochi sporadici insegnanti. Alle superiori di primo grado tutte le settimane bisognerebbe far fare un tema con relativa correzione; la lettura di un libro con riassunto almeno ogni 20 giorni. Con la stessa filosofia: la lettura a casa e a scuola, il riassunto in classe. Basta con compiti di ore su esercizi di grammatica che servono a molto poco, e prevalentemente ad annoiare e a far odiare lo studio. A casa bisognerebbe leggere molto, mentre la pratica bisognerebbe farla a scuola con esercizi di scrittura complessa (come temi o riassunti), approfondita con le regole grammaticali, ortografiche ecc. che la didattica in classe dovrebbe richiedere durante le correzioni e gli approfondimenti. Ma di tutto ciò non vi è quasi traccia nelle nostre scuole! 
Altro che test per la valutazione! I test non servono a niente se non a mortificare lo studente per ciò che la popolazione adulta non ha saputo insegnare.
A scrivere si impara leggendo e facendo esercizio con la scrittura di frasi e componimenti completi. Ma se non lo facciamo fare a questi bambini e adolescenti, non ci possiamo poi permettere di additare i giovani di ignoranza o di un sistema che ha poche verifiche. Questa vostra proposta di aggiungere test è solo una soluzione superficiale e inadeguata, che dimostra una vostra totale inconsapevolezza di cosa sia la didattica e la pedagogia nelle scuole primarie e secondarie di primo grado e cosa realmente si svolge in classe. Ma pare sempre che della scuola tutti abbiano diritto e potere di parola, seppur non preparati in tal senso e non facendone parte.
Vi faccio presente, cari firmatari della petizione, che quando uno studente fallisce non è suo il fallimento, ma della struttura formativa che doveva garantire un’istruzione adeguata!
Facciamola finita con l’accusare gli studenti sempre di tutto, cominciamo a cambiare il sistema ascoltando le nuove indicazioni pedagogiche e didattiche e facendo in modo che entrino nella scuola mettendole in pratica, e vi accorgerete che quei ragazzi otterranno i risultati che tutti vanno cercando senza test di competizione e demotivazione causati dalla vostra ricerca estenuante di “traguardi intermedi imprescindibili” che voi sottoscrivete nella petizione e che causerebbero altre “diagnosi di malattia” per chi dimostrasse tempi diversi rispetto alla media… e quei bambini non sarebbero pochi! La cultura e la formazione non possono avere date prestabilite per le competenze come volete imporci dall’alto delle vostre cattedre senza scendere tra i banchi! L’essere umano non è una macchina programmata alle scadenze, ma un complesso individuo costituito da situazioni ambientali, psicologiche, emotive, familiari, sociali, culturali, in una parola antropologiche e quindi personalissime; e come tali i bambini apprendono con i propri specifici tempi. La cultura, se insegnata con i corretti principi didattici e pedagogici, è pertanto un’assimilazione individuale e soggettiva che rende unici e capaci, mentre i test sono solo un’omologazione standard per la formazione di marionette. Ma se questa è la scuola che volete…

Dr.ssa Tiziana Cristofari
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Un titolo e un contenuto sicuramente contro tendenza, dato che libri e manuali sull’argomento parlano solo di come riconoscere i disturbi dell'apprendimento e quali sono gli strumenti dispensativi e/o compensativi per sostenere una realtà che, secondo la maggioranza della comunità scientifica, non ha soluzione in quanto i disturbi sarebbero causati da fattori genetici o neurobiologici.
Nel mio libro affronto scientificamente tutti questi argomenti e li smonto uno per uno dimostrando come sia improbabile quanto viene affermato. Ma soprattutto spiegando perché la comunità scientifica non ha ancora compreso o voluto comprendere, che questi “disturbi” mettono radici lì dove la scuola e la famiglia crescono figli e studenti senza una pedagogia adeguata.

Descrizione del libro. È intelligentissimo, ma il maestro mi dice che non ascolta. Legge stentatamente e la maestra mi ha detto che potrebbe essere dislessica. Non ricorda le tabelline e mi hanno detto che potrebbe essere discalculico. Mi hanno consigliato il logopedista. Mi hanno detto che dovrei portare mia figlia a fare una visita dalla neuropsichiatra infantile. Poi ho letto un suo articolo... Poi cercando su internet il significato di queste parole mi sono imbattuta nel suo sito... È con le stesse parole che un papà arriva da una pedagogista che ha trovato la soluzione ai disturbi specifici dell’apprendimento. Inizialmente scettico, ma speranzoso - perché sua figlia, presunta dislessica, ha difficoltà relazionali con lui e un calo del rendimento scolastico -, s’imbatte in un’avventura scientifica, realistica e umana senza precedenti. Andrà alla scoperta del pensiero di medici e pedagogisti di fama mondiale che gli spiegheranno perché quello che comunemente si racconta sui disturbi dell’apprendimento non è realistico, trovandosi così involontariamente alla ricerca di una conoscenza genetica, neurobiologica, psicologica e soprattutto pedagogica di cui era profondamente allo scuro come del resto buona parte della comunità scientifica ed educativa. Riuscirà in questo modo a capire come nascono, come si prevengono e come si superano i disturbi dell’apprendimento. Ma soprattutto imparerà come è possibile evitarli con l’applicazione di una scienza che nel tempo è stata annullata dalla politica e negata nella formazione dei nuovi docenti: la scienza pedagogica.
Oggi il 25% dei bambini di una classe viene diagnosticato con un disturbo dell’apprendimento. Dicono che il problema è genetico o neurobiologico e per questo non si può far nulla se non dispensare e/o compensare. E se così non fosse?
La dottoressa Tiziana Cristofari pedagogista e docente, con l’aiuto tratto da teorie e prassi di eminenti e riconosciuti studiosi in pedagogia, psicologia e psichiatria - tra i quali Giovanni Genovesi, Shinichi Suzuki, Howard Gardner, Lev Semënovič Vygotskij, Massimo Fagioli -, ha dimostrato come sia ampiamente improbabile che i disturbi specifici dell’apprendimento abbiano origine genetica o neurobiologica e come invece siano il frutto dell’assenza totale di pedagogia scolastica e familiare. 
Codice ISBN: 9791220015424
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