martedì 29 marzo 2016

Ecco la soluzione al problema dei DSA (Disturbi Specifici dell’Apprendimento)

Mi chiamo Tiziana Cristofari, sono una pedagogista e insegnante.
Scrivo nuovamente perché il senso di impotenza davanti a tanta banalità e stupidità non mi permette altro che raccontare (nel tentativo di invertire la rotta), lo stato di fatto di alcune posizioni sociali arbitrarie dominanti che continuano a mietere vittime tra i più piccoli.

Sto scrivendo un libro sui disturbi specifici dell’apprendimento (DSA), un libro che vi racconterà di come sia molto improbabile che tale disturbo (così definito dalla comunità scientifica) possa essere causa di questioni genetiche o neurobiologiche. Se, e ribadisco se, qualche implicazione sullo sviluppo cognitivo della vostra bambina o del vostro bambino c’è, quello non può che essere di origine psicologica e pertanto assolutamente superabile.
Ma, nel definire il “se” una probabilità, mi preme informarvi che la maggioranza delle volte in cui vostr@ figli@ riporta una difficoltà nella lettura, nella scrittura, nel calcolo o addirittura nella calligrafia (trovatemi un medico che ha una calligrafia leggibile e ve ne sarò grata), c'è sotto un motivo di incapacità pedagogica e non certo un motivo legato a problematiche di natura organica.
La pedagogia, in quanto scienza dell’educazione, ha una fortissima risonanza sulla capacità cognitiva dei nostri bambini. Tale risonanza se viene delusa, frustrata, maltrattata, indebitamente espressa, non considerata, abusata o incapace di esprimersi nella didattica, causa tutte quelle sintomatologie che sopra ho citato.
Se ciò che io affermo è vero — come del resto ho più volte dimostrato ai genitori dei bambini che mi sono stati affidati —, significa che la base dell’educazione  studiata e messa a punto dalla pedagogia  non ha funzionato perché, o è errata o non è stata applicata o il più delle volte chi dovrebbe conoscerla non la conosce affatto. Allora cosa succede se tutto questo viene a mancare? E perché questo avviene?
Nel rispondere brevemente a quest’ultima domanda, diciamo che la pedagogia da sempre e per un interesse politico economico piuttosto che sociale, è stata screditata e non riconosciuta per la sua portata umanitaria e formativa importantissima e di cui da sempre la politica ne ha fatto solo un uso proprio, annullando di fatto la sua origine e le sue potenzialità di intervento nello sviluppo cognitivo del bambino, che significherebbe far sì che i bambini possano cresce nella libertà di pensiero e di critica costruttiva. 

Negli anni passati è successo che i bambini  quelli che non riuscivano a formarsi un'adeguata capacità cognitiva in tempi predestinati e imposti da una didattica autoritaria, plasmante e contenutistica (metodo educativo che ancora è in uso nelle nostre scuole) , fossero aiutati banalmente da altri docenti esterni alla scuola, che supplivano a quelle carenze riscontrate nell’attività scolastica. Oggi invece la politica e la società, per gli stessi problemi e per non ammettere il fallimento della scuola e dell’impreparazione pedagogica dei docenti — cosa che nel passato non veniva minimamente contemplata —, preferiscono marchiare quegli studenti come cognitivamente inferiori affinché si possa continuare a tenere sotto controllo la società: prima per il medesimo controllo esisteva la povertà e la classe sociale inferiore. 

Bene! io, Tiziana Cristofari, a tutto questo non ci sto, l’ho detto più volte. Non ho certo la possibilità di sostituirmi ad una politica scolastica fallimentare, ma posso dire alle persone, ai genitori e anche ai docenti che mi vogliono stare a sentire, che quel percorso, quello della certificazione di "disturbi" inesistenti e marchianti a vita, lo contrasto. Mi rifiuto di accettare l’idea che il 20% dei bambini di quasi tutte le classi (praticamente un’epidemia) hanno difficoltà di apprendimento e che soprattutto le hanno perché nei loro geni o nei loro neuroni c’è qualcosa che è andato storto. Non è così. Nel mio prossimo libro, intitolato Bambini senza DSA: una realtà possibile!, spiegherò perché tutto questo non è credibile a livello scientifico organico (genetico o neurobiologico), e spiegherò come invece a livello scientifico pedagogico-didattico sia possibile l’assoluto recupero di tali difficoltà scolastiche. Certo, ora e fino all'uscita del libro, dovrete solo aver fiducia di queste poche righe. Ma posso e voglio chiedervi di fare un passo importante e per garantire la salute mentale dei vostri figli, prima ancora di poter comprendere fino in fondo le mie parole. 
Conosco bene la sensazione che voi genitori più volte mi avete riportato dello smarrimento e del vuoto, della paura, del senso di frustrazione e colpa che vi avvolge quando un insegnante dice che vostro figlio o vostra figlia ha un problema cognitivo. So bene che il primo desiderio che nasce in voi è che qualcuno possa contrastare quel dire. So bene che contrastarlo significa per voi innanzitutto andare da un medico e farlo accertare o meno. Ma io vi invito a mantenere la calma (anche se so che è difficile), e invece di percorrere un itinerario medico/diagnostico che vostr@ figli@ percepiranno come invasivo della loro capacità di essere e di saper fare — e che pertanto li renderà tristi, insicuri e aggressivi —, proponete loro ciò che da sempre si è fatto: ovvero, proponetegli un insegnante per il recupero delle carenze; un/una insegnante che sappia amare il suo lavoro perché ha scelto quel percorso specifico di studi; perché è solo quello ciò che desidera fare e perché conosce la pedagogia e la didattica in ogni suo aspetto e per ogni esigenza dell’alunno; ma soprattutto un insegnante che non punisca, non offenda, non denigri, non imponga, non sia indifferente, non lo faccia sentire stupido, incapace, ma che al contrario, sappia capire le sue frustrazioni, sappia comprendere i suoi silenzi, sappia incoraggiarlo e stimolarlo, sappia agire secondo i suoi tempi. 
Date fiducia ai vostri figli e dategli un’opportunità in più che vi permetterà di comprendere che ciò che vi sto dicendo è il giusto percorso da intraprendere. Abbiate fiducia nelle potenzialità cognitive dei vostri bambini che nascono sani — e anche di questo vi spiegherò il motivo —, perché anche quando li fate seguire dai logopedisti, loro non fanno altro che adottare metodi alternativi alla didattica scolastica, ma non sanno nulla di pedagogia e pertanto sono sempre un gradino indietro a chi, conoscendo la pedagogia, sa veramente insegnare.
Il lavoro dell’insegnante non si improvvisa. Non basta aver studiato anche fino alla laurea, per dichiararsi docente. Non basta conoscere la scrittura o il calcolo per insegnare ai più piccoli o agli adolescenti. E chiaramente neppure la pedagogia si improvvisa, anzi! La pedagogia è la scienza dell’educazione e della formazione, una scienza ben precisa, e saperla applicare è una continua ricerca evolutiva che si esprime nella didattica e nella varietà dei suoi interventi. Pertanto insegnanti ci si diventa con un preciso iter di studi, esattamente come si diventa medici o avvocati. Però non si capisce per quale motivo a nessuno di noi verrebbe in mente di fare il medico senza la laurea in medicina o l’avvocato senza aver fatto giurisprudenza, ma siamo tutti pronti a dire che siamo insegnanti senza conoscere la pedagogia!

Dr.ssa Tiziana Cristofari
©Tutti i diritti riservati
PS: Se vuoi essere informat@ sull'uscita del libro citato nell'articolo seguimi sul blog www.figlimeravigliosi.it oppure chiedimi l'amicizia in Facebook Tiziana Cristofari oppure vai alla pagina FB Consulenza Pedagogica Roma oppure alla pagina FB Associazione Di.Sco.

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6 commenti:

  1. Lei sta dicendo un sacco di sciocchezze, una pericolosa insalata di ignoranza, buon senso e falsità. Le sue affermazioni si possono smontare una per una, non hanno alcuna base scientifica.

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    1. caro Gio sono PIENAMENTE D'accordo con lei sono incappata per caso in questo sito ed ho la pelle d'oca!!! come è possibile che questa Dott.ssa (e mi sto sforzando a chiamarla tale) si dichiari "Docente competente per bambini con DSA, ADHD o altro" e poi scriva "Ecco la soluzione al problema dei DSA (Disturbi Specifici dell’Apprendimento)" menzionando un sacco di fregnacce??? MA DOTTORESSA TIZIANA CRISTOFARI SI VERGOGNI!!!!

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    2. Ha ragione Mentana quando afferma che il web è pieno di analfabeti funzionali, ovvero di coloro che per spirito di contraddizione, SENZA DOCUMENTARSI, prescindendo dai fatti, ingaggiano duelli, offese e conflitti pur di dire la loro.

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  2. La clinica si è maldestramente confusa con la didattica. Purtroppo non c'è interazione fra le diverse figure professionali. Se per lo stesso presunto o reale problema, porti tuo figlio da uno psicologo, poi da un pedagogista e da un logopedista, ognuno traccia un quadro diverso proponemdo poi percorsi totalmente differenti di quelli proposti dagli altri professionisti. Mettiamoci poi nei panni dei genitori di questi bambini con presunti o reali problemi di apprendimento. Non stupiamoci se poi optano per lo studente che nemmeno ha terminato le scuole superiori per dare ripetizioni al figlio. Anche sotto l'aspetto emotivo questa scelta diventa meno impegnativa. Aggiungiamo poi i pediatri per i quali va sempre tutto bene, perchè per loro peso e altezza sono gli unici indici per valutare un regolare sviluppo psicofisico del bambino e spesso poco importa se arrivato a sei anni parla come se invece avesse due anni! Si fa ancora la pipí addosso anche a otto/nove/dieci...anni? Se reni e vescica sono a posto, non ci sono problemi. Nemmeno se per cause oggettive possono esserci dei blocchi emotivi e psicologici. Mettiamo poi noi genitori che preferiamo preoccuparci e non invece occuparci dei reali problemi che potrebbero avere i nostri figli.
    Penso che oggi l'infanzia e l'adolescenza siano veramente faticosi perchè sebbene ci siano molte più figure professionali che in teoria si occuperebbero appunto dell'infanzia e dell'adolescenza, attorno hanno invece adulti molto autoreferenziali che in concreto non si occupano di loro.
    Una volta c'era più disinformazione ma l'adulto riusciva a rassicurare il bambino e il ragazzino anche solo con la sua presenza. Oggi appunto c'è invece tanta solitudine che parte dagli adulti e raggiunge i nostri più giovani. Basti pensare alle associazioni fondate dai genitori con i figli dislessici, oppure con qualsiasi tipo di disabilità, ma aggiungiamo anche quelle che comunque si rivolgono al mondo dell'infanzia e dell'adolescenza. Sembrano più funzionali per occupare il vuoto interiore dell'adulto e non invece per lo scopo primario che dovrebbero avere. Genitori che si riuniscono per fare gite, incontri, seminari, ecc... perchè tutti con figli che hanno lo stesso problema. Sembra a volte che se non avessero messo al mondo per es. un figlio problematico, poi non avrebbero avuto nessun scopo o riempitivo nella loro vita. Alla fine dei salmi chiedo: nei casini che noi adulti sappiamo creare, dove mettiamo i nostri figli?

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    1. Grazie Mimma, ha saputo cogliere spunti di riflessione veramente interessanti e soprattutto da non sottovalutare, poiché la famiglia (i genitori) e il loro benessere psichico è fondamentale per far crescere bambini sani.

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  3. Dividiamo anche le due categorie tipiche degli insegnanti. Ci sono quelli che accenderebbero ancora il fuoco sfregando tra loro due pietre o due legnetti ( per metafora! ) ció rivela la loro quasi inesistente disponibilità a crescere professionalmente con aggiornamenti, corsi di formazione, ecc.. ma anche come persone. C'è peró anche l'altra categoria: i tuttologi! "Grazie" a qualche manciata di corso per capire cosa siano le difficoltà di apprendimento, s'investono il ruolo di clinici, psicoterapeuti e chi più ne ha più ne metta combinando spesso tantissimi casini! Soprattutto sulla pelle degli studenti e creando poi veri stati confusionali ai genitori! I test per es. che fanno gli insegnanti per diagnosticare la dislessia, ecc... dovrebbero essere banditi e considerati illegali!!! Peggio quando poi il clinico contraddice l'insegnante tuttologo che vuole comunque avere ragione perchè quest'altro non si rende nemmeno conto dei macelli che combina anche con il suo metodo didattico. I bambini e i ragazzi dove poi si trovano? Nel mezzo di questi casini creati da noi adulti!

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